
Un’immagine pubblicata in vacanza, poi cancellata. A distanza di mesi, quel gesto torna al centro di un caso giudiziario che scuote la politica americana.
L’ex direttore dell’FBI James Comey è stato formalmente incriminato con l’accusa di aver minacciato la vita del presidente Donald Trump, attraverso un post sui social risalente a quasi un anno fa.
Il post contestato
All’origine della vicenda c’è una fotografia pubblicata da Comey durante una vacanza sulla costa della Carolina del Nord.
Nell’immagine comparivano conchiglie disposte a formare la scritta:
- “86 47”
Il numero 47 farebbe riferimento a Trump, attuale presidente degli Stati Uniti, mentre il termine “86” è stato interpretato da alcuni come un invito a eliminarlo.
Le reazioni e l’indagine
Dopo la pubblicazione:
- membri dell’amministrazione e familiari del presidente hanno parlato di messaggio minaccioso
- il Secret Service ha avviato verifiche immediate, tracciando anche gli spostamenti di Comey e della moglie
- l’ex capo dell’FBI ha cancellato il post, sostenendo di non conoscere il significato violento attribuito alla scritta
Comey è stato ascoltato prima telefonicamente e poi di persona, negando qualsiasi intenzione di incitare alla violenza.
Il caso riaperto
In un primo momento il Dipartimento di Giustizia aveva archiviato la vicenda. Tuttavia, negli ultimi mesi il caso è stato riaperto.
Ora l’incriminazione è stata ufficializzata dal ministro della Giustizia ad interim Todd Blanch nel corso di una conferenza stampa.
Un caso politico e giudiziario
La vicenda riaccende lo scontro politico negli Stati Uniti, intrecciando:
- libertà di espressione
- sicurezza del presidente
- tensioni tra istituzioni
Resta ora da chiarire in sede giudiziaria se il contenuto del post possa essere considerato una reale minaccia o un’interpretazione controversa di un messaggio ambiguo.


