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Avvelenate con la ricina, spunta un supertestimone: sotto esame l’amico di famiglia

Pubblicato: 29/04/2026 06:49

C’è una figura che, nelle ore più confuse e drammatiche di una vicenda ancora tutta da chiarire, si muove tra casa e ospedale, tra telefonate, interventi improvvisati e contatti continui con i familiari. È una presenza costante, discreta ma decisiva, che oggi gli inquirenti stanno osservando con attenzione crescente, nel tentativo di ricostruire ogni passaggio di quei giorni segnati da malesseri improvvisi, peggioramenti rapidi e una sequenza di eventi che non trova ancora una spiegazione definitiva.

In quelle stanze domestiche trasformate in un luogo di emergenza, tra episodi di vomito, disidratazione e tentativi di alleviare le condizioni delle due donne, qualcuno prova a intervenire prima ancora del ricovero. Un gesto che, all’inizio, appare come un aiuto, un soccorso immediato davanti a una situazione che sembrava riconducibile a una semplice intossicazione. Ma con il passare delle ore e con l’aggravarsi del quadro clinico, ogni dettaglio assume un peso diverso.

Dal 26 dicembre in poi, la vicenda entra nel vivo delle indagini. Madre e figlia accusano sintomi violenti già dal giorno di Natale e la sera successiva, su richiesta del padre, interviene un professore di scienze infermieristiche, amico di famiglia. È lui a praticare una flebo direttamente a casa, nel tentativo di contrastare la forte disidratazione. Si tratta di Gianpiero Mastrogiorgio, oggi considerato un supertestimone dagli investigatori.

La sua presenza non si limita a quell’intervento. Nelle ore successive, mentre le condizioni delle due donne precipitano fino al collasso multiorgano che ne provocherà la morte, l’uomo si reca anche all’ospedale di Campobasso per chiedere informazioni. Mantiene contatti costanti con Alice, l’unica componente della famiglia rimasta in buone condizioni, accompagnandola anche nei momenti più delicati, fino all’ultimo accesso in ospedale della sorella.

Le chat e il ruolo nelle indagini

Oggi gli inquirenti stanno analizzando con attenzione proprio i contatti telefonici e le chat intercorse tra Mastrogiorgio, i familiari e Alice. Il contenuto di quei messaggi potrebbe aiutare a ricostruire con maggiore precisione la sequenza degli eventi e, soprattutto, i tempi dell’eventuale avvelenamento, nodo centrale dell’inchiesta.

Il cellulare di Alice è stato acquisito e copiato su disposizione della procuratrice Elvira Antonelli, alla presenza dei legali. Tra le conversazioni da esaminare ci sono anche quelle con la moglie e le figlie del professore, oltre ai dialoghi con i familiari.

Mastrogiorgio era già stato ascoltato dagli investigatori nelle primissime ore, quando si pensava a una semplice intossicazione alimentare. Oggi però la sua posizione cambia: è stato nuovamente convocato nell’ambito delle indagini difensive fissate per il 5 maggio dall’avvocato di uno dei medici indagati. Insieme a lui verrà sentito anche un infermiere del Cardarelli, con cui avrebbe parlato nelle ore immediatamente precedenti ai decessi.

Il nodo delle flebo e dei tempi

Al centro delle verifiche c’è ora soprattutto il tema delle flebo somministrate in casa. Le difese dei medici insistono su un punto preciso: l’eventuale avvelenamento sarebbe avvenuto il 26 dicembre, e non il 23 come ipotizzato inizialmente, ritenendo quella data troppo distante rispetto al rapido peggioramento delle condizioni cliniche.

Per questo chiedono di accertare con esattezza contenuto e provenienza delle infusioni praticate, un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo per chiarire se e quando sia entrata in gioco una sostanza tossica.

Nel frattempo proseguono gli accertamenti scientifici. La procuratrice Antonelli si è recata a Pavia per confrontarsi con il direttore del centro antiveleni, mentre la Scientifica sta analizzando gli alimenti trovati nell’abitazione alla ricerca di eventuali tracce di ricina. Parallelamente, al Policlinico di Bari, sono in corso esami istologici e confronti con le analisi tossicologiche.

Sul fronte familiare, però, la linea resta netta: nessun delitto, ma un incidente. Una posizione che si scontra con un’indagine ancora aperta, in cui ogni elemento, anche quello che sembrava marginale, può diventare decisivo.

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Ultimo Aggiornamento: 29/04/2026 16:49

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