
Il drammatico incendio che ha sconvolto la località di Crans Montana tra la notte di San Silvestro e l’alba del primo gennaio 2026 continua a produrre profonde scosse telluriche sia sul piano diplomatico che su quello giudiziario. La tragedia, costata la vita a quarantuno persone e il ferimento di oltre cento individui, è diventata un caso internazionale che vede oggi una presa di posizione senza precedenti da parte delle istituzioni italiane. La complessità della vicenda non riguarda soltanto l’origine del rogo, ma si estende alla gestione dell’emergenza e alla condotta dei proprietari delle strutture coinvolte, aprendo scenari che mettono sotto accusa l’efficienza della macchina dei soccorsi svizzera e la trasparenza delle autorità locali del Cantone del Vallese.
La scelta di Giorgia Meloni
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha impresso una svolta significativa al procedimento penale in corso, annunciando formalmente che l’Italia si costituirà parte civile nel processo relativo alla strage. La decisione, comunicata ufficialmente da Palazzo Chigi, non rappresenta solo un atto di solidarietà verso le vittime e le loro famiglie, ma una precisa strategia di tutela del patrimonio pubblico. Attraverso l’Avvocatura Generale dello Stato, il governo ha dato mandato a uno studio legale elvetico per depositare l’atto di costituzione, motivando tale scelta con il danno diretto subito dallo Stato italiano. Le ingenti risorse economiche e umane mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per garantire assistenza medica e logistica ai connazionali coinvolti costituiscono infatti una voce di spesa rilevante che l’esecutivo intende recuperare dai responsabili civili della tragedia.
Nel documento depositato dai legali italiani emerge un’accusa pesante che punta direttamente alla genesi dell’evento. Secondo quanto sostenuto dal governo Meloni, il coinvolgimento delle autorità locali svizzere nella dinamica che ha portato all’incendio è considerato estremamente verosimile. Questa posizione sposta l’asse delle indagini oltre la semplice fatalità o l’errore individuale, suggerendo possibili negligenze strutturali o autorizzative che avrebbero permesso lo sviluppo di un rogo così devastante. La richiesta di ristoro danni non si limita quindi ai gestori privati, ma si estende a tutti i soggetti istituzionali che potrebbero aver avuto una responsabilità, diretta o indiretta, nel mancato rispetto delle norme di sicurezza o nella valutazione dei rischi del locale.
Un nuovo fascicolo sui soccorsi
Parallelamente al filone d’indagine principale, la Procura del Cantone del Vallese ha dovuto procedere con l’apertura di un secondo fascicolo investigativo. Questo nuovo ramo d’inchiesta si concentra specificamente sulla gestione dei soccorsi durante quella notte drammatica presso la struttura Le Costellation. Le denunce presentate dagli avvocati delle vittime hanno evidenziato criticità allarmanti nel protocollo d’emergenza attuato dall’organizzazione cantonale valaisanne des secours. Si indaga in particolare sulla carenza di bombole d’ossigeno, sulla scarsa disponibilità di barelle e sulla mancanza di coperte termiche, elementi che potrebbero aver avuto un rilievo causale determinante nell’aggravamento delle condizioni di salute di molti giovani feriti, tra cui la giovane Sofia Donadio.
A rendere ancora più tesa l’atmosfera attorno alla famiglia Moretti sono i filmati inediti circolati nelle ultime ore, che sembrerebbero mostrare momenti cruciali dell’inizio dell’incendio. In particolare, alcuni video ritrarrebbero Jessica Moretti intenta ad accendere delle candele poco prima che le fiamme divampassero, per poi abbandonare la scena nel caos generale. Queste immagini, qualora confermate nella loro sequenza temporale, aggraverebbero la posizione dei gestori, suggerendo una condotta imprudente seguita da una fuga precipitosa che non avrebbe tenuto conto della sicurezza degli ospiti. La combinazione tra le scelte politiche di Palazzo Chigi e i nuovi riscontri probatori sta trasformando il processo di Crans Montana in uno dei casi giudiziari più complessi e seguiti d’Europa.
La controversa riapertura dei locali
Mentre il dolore delle famiglie è ancora vivo e le indagini proseguono, fa discutere la notizia della imminente riapertura di uno dei locali gestiti dai coniugi Jacques e Jessica Moretti. Secondo quanto rivelato dalla trasmissione televisiva Porta a Porta, il locale Le Vieux Chalet situato a Lens potrebbe tornare operativo già nei prossimi giorni. La circostanza appare particolarmente stridente se si considera che Jacques Moretti aveva evitato i precedenti interrogatori con i magistrati adducendo un grave stato depressivo. Tuttavia, i filmati realizzati dagli inviati Rai mostrano l’imprenditore attivo nei lavori di ripristino della struttura, sollevando dubbi sulla reale entità del suo malessere e scatenando l’indignazione dell’opinione pubblica per la rapidità con cui si cerca di tornare alla normalità commerciale nonostante il peso della strage di Capodanno.


