
La situazione sul Monte Faeta ha assunto i contorni di una vera e propria emergenza ambientale e civile, colpendo duramente il territorio di confine tra le province di Lucca e Pisa. Un incendio di proporzioni vastissime, alimentato da condizioni meteorologiche avverse e forti raffiche di vento, ha costretto le autorità a disporre l’evacuazione immediata di circa 3.500 residenti durante le ore notturne. Il rogo, che inizialmente sembrava circoscritto al versante lucchese, ha rapidamente scavalcato i crinali raggiungendo la zona di Asciano, frazione del comune di San Giuliano Terme. Purtroppo, come spiega il sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli, ci sono «edifici bruciati, due o tre, tra quelli posizionati in più in alto». Il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha seguito costantemente l’evolversi dei fatti, definendo il quadro operativo come estremamente impegnativo e sottolineando come l’intero sistema regionale antincendio sia stato messo a dura prova dalla velocità di propagazione delle fiamme.

L’estensione del fronte e le operazioni notturne
Durante le ore più buie, il lavoro dei soccorritori non si è mai fermato, nonostante le oggettive difficoltà legate alla visibilità ridotta e alla morfologia impervia del terreno. Il vento ha giocato un ruolo determinante, spingendo il fuoco verso le aree abitate e rendendo necessario un intervento massiccio per proteggere le infrastrutture e le abitazioni civili. Le squadre di terra, composte da vigili del fuoco e numerosi volontari della protezione civile, hanno creato barriere tagliafuoco nel tentativo di arginare l’avanzata del fronte, mentre le autorità locali coordinavano il deflusso della popolazione dalle zone a rischio. La decisione di evacuare migliaia di persone è stata presa per garantire la massima sicurezza, evitando che il fumo denso e il calore radiante potessero intrappolare i cittadini nelle proprie case.
Per gestire un numero così elevato di sfollati, il Comune di San Giuliano Terme ha attivato immediatamente il centro operativo comunale, mettendo a disposizione strutture pubbliche come le palestre per dare rifugio a chi non ha trovato ospitalità presso parenti o amici. La macchina della solidarietà si è messa in moto insieme a quella istituzionale, con un numero telefonico dedicato per fornire assistenza e indicazioni logistiche a chiunque ne avesse bisogno. Sul campo sono stati schierati decine di mezzi, tra cui autobotti e veicoli logistici, supportati non solo dai vigili del fuoco ma anche da contingenti dell’esercito, dei carabinieri e della polizia di stato. Questo sforzo congiunto ha permesso di gestire l’ordine pubblico e di monitorare costantemente le strade di accesso, fondamentali per il passaggio dei mezzi di soccorso.
Non appena le condizioni di luce lo hanno permesso, le operazioni di spegnimento sono state potenziate dal cielo. Tre Canadair provenienti dalle basi di Roma e Genova, insieme a un elicottero della flotta regionale decollato da Firenze, hanno iniziato a effettuare lanci d’acqua e liquido ritardante sulle zone più critiche e inaccessibili del Monte Faeta. L’apporto della flotta aerea risulta fondamentale in casi come questo, dove la pendenza del terreno impedisce alle squadre di terra di raggiungere il cuore del rogo. Il coordinamento tra i piloti e i direttori delle operazioni di spegnimento a terra è costante, cercando di sfruttare ogni momento di tregua concesso dal vento per abbassare l’intensità delle fiamme e permettere ai volontari di procedere con le operazioni di bonifica manuale dei perimetri.
Le raccomandazioni sanitarie per la popolazione
Oltre al pericolo diretto rappresentato dalle fiamme, le autorità sanitarie hanno lanciato un monito riguardo alla qualità dell’aria nelle zone limitrofe all’incendio. Il Dipartimento di Prevenzione della Asl Toscana Nord Ovest ha suggerito a tutti i cittadini residenti nelle aree raggiunte dal fumo di rimanere all’interno delle proprie abitazioni con le finestre rigorosamente chiuse. Questa precauzione è rivolta in particolare alle persone fragili, agli anziani e a chi soffre di patologie respiratorie croniche, poiché le polveri sottili e le sostanze sprigionate dalla combustione della macchia mediterranea possono causare gravi irritazioni o crisi asmatiche. Viene inoltre sconsigliata qualsiasi attività sportiva o fisica all’aperto fino a quando la densità dei fumi non sarà diminuita drasticamente.
La vigilanza e il controllo del territorio
Il Prefetto ha richiamato l’attenzione sulla necessità di mantenere un flusso informativo costante tra tutti gli enti coinvolti, disponendo un monitoraggio speciale per le principali arterie stradali che potrebbero subire chiusure o limitazioni a causa della scarsa visibilità. Le forze di polizia sono state incaricate di svolgere servizi di vigilanza nelle zone evacuate per prevenire eventuali episodi di sciacallaggio e per assicurare che nessuno rientri nelle abitazioni prima che sia stato dichiarato il cessato allarme. La gestione della viabilità resta un punto critico, poiché il transito dei mezzi pesanti deve essere garantito senza intralci per permettere un rifornimento idrico rapido e continuo. La situazione rimane in costante evoluzione e la massima attenzione resterà alta finché ogni focolaio non sarà completamente domato.


