
La tragedia di Crans-Montana, costata la vita a 41 persone nella notte di Capodanno, potrebbe avere radici molto più lontane di quanto finora emerso. Secondo il quotidiano svizzero Le Temps, quello che viene definito il “peccato originale” del disastro risalirebbe addirittura al 2015, aprendo nuovi scenari investigativi su responsabilità e negligenze che si sarebbero accumulate nel tempo.
Al centro dell’inchiesta c’è l’allora Comune di Chermignon, confluito nel 2017 nella nuova entità amministrativa di Crans-Montana. La Procura sta cercando di capire se, già anni prima dell’incendio, siano stati sottovalutati segnali evidenti legati ai lavori di ristrutturazione del locale Le Constellation, teatro della tragedia. Proprio per questo motivo, nelle prossime settimane compariranno davanti ai giudici l’ex sindaco Jean-Claude Savoy e l’allora responsabile delle costruzioni Jeremie Rey, entrambi indagati per omicidio colposo, lesioni gravi e incendio colposo.
I lavori del 2015 e i segnali ignorati
Le prime criticità, secondo gli inquirenti, emergono nell’estate del 2015, quando i gestori del locale avviarono interventi di ristrutturazione significativi. Non si trattava di piccoli lavori: documenti e fotografie inviate al Comune mostrerebbero chiaramente la presenza di macchinari, macerie e impianti esposti, segno di un cantiere ben più complesso rispetto a quanto formalmente autorizzato.
Nonostante ciò, negli uffici comunali risultava aperta soltanto una pratica edilizia relativa alla costruzione di una veranda. Un elemento che oggi appare centrale nell’indagine, perché già all’epoca la normativa prevedeva l’obbligo di autorizzazione per qualsiasi modifica rilevante agli edifici e agli impianti. La discrepanza tra la documentazione ufficiale e lo stato reale dei lavori è uno dei punti su cui si concentrano ora gli accertamenti.
Il dettaglio che porta al rogo
Tra gli interventi effettuati durante quella ristrutturazione, ce n’è uno che oggi assume un peso decisivo: l’installazione di schiuma fonoassorbente nel seminterrato, materiale che si sarebbe poi rivelato altamente infiammabile. Proprio da lì, secondo le ricostruzioni, sarebbe partito l’incendio che ha devastato il locale nella notte del primo gennaio.
A questo si aggiunge la modifica della scala interna, leggermente ristretta ma comunque entro i limiti normativi. Un insieme di cambiamenti che, presi singolarmente, potevano sembrare marginali, ma che nel tempo avrebbero contribuito a creare le condizioni per la tragedia.
Secondo Le Temps, è proprio questa catena di eventi a rappresentare il vero nodo dell’inchiesta: una sequenza di decisioni, omissioni e controlli mancati che parte dal 2015 e arriva fino alla notte della strage. Un filo lungo oltre dieci anni che ora la magistratura sta cercando di ricostruire pezzo dopo pezzo.


