
È scomparso una figura storica della magistratura italiana, protagonista di una delle vicende giudiziarie più controverse della storia recente del Paese. Una carriera lunga e complessa, segnata da un caso che ha lasciato un segno profondo nell’opinione pubblica.
Il suo nome è rimasto legato a un processo che ha diviso l’Italia, diventando simbolo di un’epoca giudiziaria e mediatica ancora oggi oggetto di dibattito. Solo anni dopo, l’uomo avrebbe espresso pubblicamente il proprio tormento per quella vicenda.
È morto all’età di 88 anni Diego Marmo, pubblico ministero che rappresentò l’accusa nel processo a carico di Enzo Tortora. Il decesso è avvenuto nella giornata di domenica, ma la notizia è stata diffusa solo successivamente.
Le esequie si terranno domani alle 11 a Napoli, nella Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini in piazza degli Artisti, dove familiari e conoscenti potranno dargli l’ultimo saluto.
Marmo aveva ricoperto anche l’incarico di procuratore a Torre Annunziata. Nel 2014 aveva chiesto pubblicamente scusa alla famiglia Tortora, riconoscendo l’errore commesso nell’impostazione accusatoria del processo.
In un’intervista rilasciata a Il Garantista, il magistrato aveva ammesso di aver chiesto la condanna di un uomo poi riconosciuto innocente con sentenza definitiva, definendo quella vicenda un peso rimasto per decenni.
Marmo aveva raccontato di aver agito in buona fede, sostenendo di essersi basato sugli elementi raccolti nell’istruttoria e di essersi convinto della colpevolezza dell’imputato nel corso del processo.
La sua requisitoria, all’epoca, aveva suscitato forte clamore: Tortora venne definito in aula con espressioni durissime, diventate poi oggetto di critiche e riflessioni nel dibattito pubblico.
Solo anni dopo il magistrato avrebbe riconosciuto di essersi lasciato prendere dalla foga del momento, ammettendo l’uso di toni eccessivi e dichiarando il proprio rammarico per quanto accaduto.
Nel ricordare quella vicenda, Marmo aveva infine ribadito di portare con sé il peso di quell’errore, chiedendo ancora una volta scusa alla famiglia Tortora e sottolineando come quella scelta avesse segnato profondamente la sua coscienza.


