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Scontro Ranucci-Nordio, clamoroso dietrofront! Cos’è successo davvero

Pubblicato: 05/05/2026 13:20

La vicenda che vede coinvolti il Guardasigilli Carlo Nordio e il conduttore di Report Sigfrido Ranucci si arricchisce di un nuovo capitolo che segna una tregua sul fronte legale ma apre ulteriori scenari di scontro mediatico e giudiziario. Tutto ruota attorno a una presunta visita del ministro della Giustizia presso il ranch di Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti in Uruguay avvenuta nel marzo del 2025. Una notizia che era stata lanciata con clamore ma che si è rivelata priva di fondamento sollevando un polverone politico e istituzionale senza precedenti. Il ministro Nordio dopo aver inizialmente annunciato battaglia ha deciso di fare un passo indietro accettando le scuse pubbliche arrivate durante l’ultima puntata della storica trasmissione di Raitre.

Il mea culpa televisivo e la pace con via Arenula

Sigfrido Ranucci ha scelto la vetrina della prima serata per recitare quello che molti hanno definito un vero e proprio atto di dolore mediatico. Davanti a una platea di quasi due milioni di telespettatori il giornalista ha ammesso di essere caduto in un eccesso pur tentando di distinguere tra la diffusione di una notizia non verificata e l’affermazione di stare effettuando delle verifiche in corso. Questa sottile distinzione semantica non ha impedito a Ranucci di cospargersi il capo di cenere riconoscendo l’errore nel coinvolgimento diretto del ministro della Giustizia. La reazione di Carlo Nordio non si è fatta attendere e attraverso fonti del ministero è filtrata la decisione di ritirare la querela e rinunciare a ogni azione risarcitoria. Il Guardasigilli ha apprezzato l’onestà intellettuale del conduttore decidendo di chiudere la questione personale anche se resta aperta una ferita nei confronti di altri protagonisti della vicenda mediatica.

Le tensioni irrisolte con gli altri attori dell’informazione

Nonostante la pace siglata tra Nordio e Ranucci il clima resta estremamente teso nei confronti di Bianca Berlinguer. Fonti vicine al ministero sottolineano come sia paradossale il mancato ravvedimento della conduttrice di Mediaset il che potrebbe lasciare aperta la porta a future richieste di danni nei confronti della rete e del programma specifico. La questione si complica ulteriormente se si guarda al ruolo svolto da altre testate giornalistiche come Il Fatto Quotidiano. Se da un lato il quotidiano di Marco Travaglio ha scelto il silenzio nelle ultime ore dopo aver cavalcato la tesi dell’inganno da parte di Nicole Minetti dall’altro testate come Domani hanno invece sposato una linea più garantista difendendo la scelta del Quirinale di concedere la grazia all’ex consigliera regionale. Si delinea quindi una frattura interna al mondo dell’informazione di sinistra sulla gestione di un caso che mescola vicende giudiziarie passate e nuove dinamiche private.

La battaglia legale di Cipriani e il caso dell’adozione

Al centro della tempesta non c’è solo il ministro ma anche la figura di Nicole Minetti e del suo compagno Giuseppe Cipriani. L’erede dell’impero Harry’s Bar ha rilasciato dichiarazioni pesanti difendendo la legittimità del percorso adottivo intrapreso per un minore gravemente malato. Cipriani ha respinto con forza le accuse di aver orchestrato una messinscena sottolineando come l’Uruguay sia un Paese serio e come l’iter sia durato quasi quattro anni sotto la supervisione di giudici e assistenti sociali. La rabbia dei legali della coppia è ora rivolta non solo verso Report ma soprattutto contro i giornalisti che hanno continuato a sostenere la tesi del falso. Le querele sembrano essere l’unico strumento rimasto per ripulire l’immagine della Minetti che ha ottenuto la grazia dal Presidente della Repubblica dopo una scrupolosa istruttoria della Procura generale di Milano legata ai cumuli di pena dei processi Ruby e Rimborsopoli.

Le smentite categoriche e la macchina del fango

Oltre alla smentita sulla visita di Nordio al ranch Gin Tonic Giuseppe Cipriani ha voluto chiarire definitivamente anche i presunti legami con Jeffrey Epstein spiegando che si trattò solo di un contatto d’affari superficiale risalente a vent’anni fa che non ebbe alcun seguito. Parallelamente emerge la voce ferma di Giusi Bartolozzi ex capo di gabinetto di Nordio la quale ha respinto ogni coinvolgimento nella gestione della pratica relativa alla grazia o ai rapporti con i Cipriani. La Bartolozzi ha parlato esplicitamente di una vergognosa macchina del fango chiedendo che Ranucci renda note le fonti che l’avrebbero indicata come intermediaria. In questo scenario di accuse incrociate e smentite repentine la sensazione è che la chiusura della querela di Nordio sia solo una piccola oasi di calma in un oceano di contenziosi legali che continueranno a occupare le aule di tribunale per i prossimi anni. Il confine tra diritto di cronaca e diffamazione resta il cuore pulsante di una vicenda che ha scosso le fondamenta del rapporto tra politica e informazione.

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