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Caos totale in Argentina, Milei travolto da scandali e proteste

Pubblicato: 08/05/2026 22:45

Javier Milei torna al centro delle polemiche in Argentina in un momento particolarmente delicato per il suo governo. Dopo il successo ottenuto alle elezioni di metà mandato e mesi in cui sembrava aver consolidato il proprio potere politico, il presidente argentino si ritrova ora stretto tra nuovi scandali e una situazione economica che sta alimentando malcontento sociale. A pesare soprattutto è il caso che coinvolge Manuel Adorni, capo di gabinetto ed ex portavoce del governo, finito nel mirino per spese considerate incompatibili con il suo stipendio ufficiale.

Secondo ricostruzioni giornalistiche e indagini della magistratura argentina, Adorni avrebbe speso negli ultimi mesi circa 850mila dollari tra acquisti immobiliari, viaggi di lusso e lavori di ristrutturazione, nonostante percepisca ufficialmente uno stipendio equivalente a circa 2.500 dollari mensili. Le accuse si sono aggravate dopo la testimonianza dell’imprenditore edile Matías Tabar, che ha raccontato di aver ricevuto da Adorni 245mila dollari in contanti, senza fattura, per lavori in una villa nella provincia di Buenos Aires. Tra jacuzzi, fontane e vasche in travertino, il caso ha immediatamente scatenato l’opposizione e messo in difficoltà la narrativa “anticasta” che aveva portato Milei alla Casa Rosada.

Manuel Adorni, capo di gabinetto ed ex portavoce del governo argentino

“Altro che anticasta”. Il caso Adorni mette nei guai Milei

Il presidente ha difeso il suo collaboratore, ma il danno politico appare evidente. Per molti elettori che avevano sostenuto Milei proprio per la promessa di combattere sprechi e privilegi della politica tradizionale, vedere membri del governo coinvolti in scandali economici rappresenta un colpo durissimo. E Adorni non è l’unico problema: Milei è ancora alle prese con le polemiche legate alle criptovalute, mentre la sorella Karina, figura centrale della sua amministrazione, è coinvolta in un’inchiesta per presunta corruzione. Anche alcuni funzionari economici sono finiti sotto osservazione per patrimoni non dichiarati e uso improprio di fondi pubblici.

Accanto agli scandali politici, Milei deve affrontare una situazione economica che sta diventando sempre più complicata. È vero che il governo è riuscito a ridurre drasticamente l’inflazione, passata da livelli superiori al 200% annuo a circa il 33%, ma il prezzo pagato dagli argentini è stato altissimo. Il rafforzamento del peso argentino e le misure di austerità hanno infatti provocato una diminuzione del valore reale dei salari e una perdita di competitività per molte aziende locali.

Salari in calo e tensioni interne: cresce il malcontento

Molti settori produttivi stanno soffrendo la concorrenza delle importazioni, mentre la crescita economica prevista per il 2026, attorno al 3,5%, è trainata soprattutto da comparti come energia, miniere e agricoltura, che però impiegano una parte limitata della popolazione. Nel frattempo la disoccupazione è risalita al 7,5%, uno dei livelli peggiori degli ultimi anni, e l’inflazione sembra essersi fermata su una soglia ancora molto elevata per la vita quotidiana delle famiglie.

I sondaggi iniziano a registrare un netto calo di consenso. Secondo diversi istituti argentini, l’approvazione di Milei sarebbe scesa dal 45% di febbraio al 35% attuale. A preoccupare la Casa Rosada è soprattutto il fatto che il malcontento stia crescendo anche tra gli elettori che fino a pochi mesi fa sostenevano con convinzione il presidente libertario.

Dietro la nuova fase di instabilità ci sarebbero anche forti tensioni interne al cerchio ristretto del presidente. Da una parte la sorella Karina Milei, figura chiave della macchina presidenziale, dall’altra il consigliere Santiago Caputo, considerato il leader di una corrente radicale chiamata “Las Fuerzas del Cielo”, definita dai media argentini come il “braccio armato” politico del presidente.

Secondo parte della stampa locale, la guerra interna tra le diverse anime del potere starebbe favorendo fughe di notizie e scandali continui. In questo clima Milei ha persino sospeso temporaneamente gli accrediti stampa al palazzo presidenziale, alimentando accuse di scarsa trasparenza e tensioni sempre più forti con i media.

Il presidente argentino resta ancora favorito in vista delle prossime elezioni, soprattutto per la debolezza delle opposizioni peroniste. Ma il clima politico è cambiato rispetto a pochi mesi fa. Se gli scandali dovessero continuare e l’economia non tornasse a dare segnali concreti di miglioramento per salari e occupazione, anche la leadership di Milei potrebbe diventare molto più fragile di quanto sembrasse fino a poco tempo fa.

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