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“Stasi scagionato”. Garlasco, la notizia poco fa: cosa succede

Pubblicato: 11/05/2026 10:50

Il caso Garlasco torna a essere travolto da nuovi clamorosi sviluppi. Nell’informativa finale dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano emergono infatti pesanti critiche contro le indagini che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Secondo gli investigatori milanesi, già anni fa sarebbero emersi elementi sufficienti per mettere seriamente in discussione la responsabilità dell’ex fidanzato della vittima, ma quelle piste sarebbero state sostanzialmente fermate dalla Procura di Pavia guidata all’epoca dal procuratore Mario Venditti.
Il documento, firmato dal colonnello Antonio Coppola, non si limita a indicare gli elementi che oggi portano verso Andrea Sempio, ma analizza nel dettaglio le vecchie indagini, arrivando a demolire molti dei punti che avevano sostenuto la condanna di Stasi. Una ricostruzione durissima che potrebbe avere conseguenze enormi sul futuro giudiziario del caso.

Le accuse contro le vecchie indagini

Nell’informativa si parla apertamente di una “totale assenza di visione investigativa” nelle inchieste che tra il 2016 e il 2017 avevano portato all’archiviazione dei primi sospetti su Andrea Sempio. I carabinieri milanesi evidenziano inoltre quelli che definiscono “contatti assolutamente anomali, irrituali e illogici” tra Sempio e il maresciallo Sapone, figura investigativa considerata molto vicina alla Procura dell’epoca.

Secondo la nuova ricostruzione, quando nel 2020 vennero avviati ulteriori approfondimenti dopo gli accertamenti sui presunti pedinamenti legati alla difesa di Stasi, gli investigatori avrebbero chiesto di acquisire tutta la documentazione dei vecchi fascicoli. Una richiesta che, stando a quanto scritto nel rapporto, non avrebbe mai ricevuto risposta. I carabinieri accusano inoltre la Procura di aver utilizzato alcuni elementi “decontestualizzandoli” per impedire ulteriori approfondimenti investigativi.

Smontati indizi e movente contro Stasi

La parte più pesante dell’informativa riguarda però la demolizione degli elementi che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi nel 2015 dopo due assoluzioni. Gli investigatori contestano in modo netto diverse consulenze tecniche considerate decisive nei processi, parlando di “imprecisioni, inesattezze e falsità” in alcune analisi scientifiche.

Tra gli aspetti contestati ci sono anche le accuse legate alla bicicletta e allo scambio dei pedali, una delle ricostruzioni che aveva sostenuto l’impianto accusatorio. I carabinieri definiscono quella teoria poco credibile, sottolineando come sarebbe stata compatibile solo con un comportamento “degno di personaggi fumettistici”.

Viene inoltre rimessa in discussione anche la teoria secondo cui Stasi non avrebbe potuto evitare di sporcarsi di sangue sulla scena del delitto. Gli investigatori richiamano casi analoghi per dimostrare che una simile eventualità sarebbe invece possibile.

Le chat tra Chiara e Alberto cambiano il quadro

Uno dei punti più significativi del nuovo rapporto riguarda il presunto movente attribuito ad Alberto Stasi. All’epoca, infatti, la Procura aveva sostenuto che Chiara Poggi fosse rimasta sconvolta dalla passione del fidanzato per i video porno, ipotizzando tensioni nella coppia.

La nuova informativa ribalta completamente questa ricostruzione. Secondo gli investigatori, le chat e i messaggi tra Chiara e Alberto mostrerebbero invece un rapporto fatto di “tenerezza, timidezza e confidenza”, senza alcuna traccia di conflitto su quel tema. I carabinieri sottolineano come Chiara fosse perfettamente consapevole delle abitudini del fidanzato e non mostrasse alcuna forma di disapprovazione.

Elementi che, secondo la nuova indagine, contribuiscono a mettere ulteriormente in discussione l’intero impianto accusatorio che aveva portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi per il delitto di Garlasco.

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