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Gran Bretagna nel caos, rivolta contro Starmer: si dimettono tre ministri

Pubblicato: 12/05/2026 17:21

Il governo britannico guidato da Keir Starmer sta attraversando la sua crisi più profonda dalla nomina a Downing Street, innescata da una sconfitta elettorale senza precedenti nelle consultazioni amministrative del 7 maggio. Quella che era iniziata come una critica interna si è trasformata rapidamente in una vera e propria rivolta parlamentare e governativa che minaccia la stabilità della leadership laburista. In poche ore, tre figure chiave della compagine governativa hanno rassegnato le proprie dimissioni, segnalando una frattura insanabile tra l’ala riformista e quella più radicale del partito, mettendo Starmer con le spalle al muro proprio mentre il Paese affronta tensioni internazionali e incertezze economiche.

Il tracollo delle elezioni amministrative

Il punto di rottura risiede nei risultati disastrosi ottenuti dal Labour durante l’ultima tornata elettorale locale. Il partito ha subito perdite massicce in territori storicamente considerati roccaforti rosse, specialmente in Galles e nel nord dell’Inghilterra. Questo svuotamento di consensi ha spinto molti deputati a mettere in discussione l’efficacia della linea politica centrista adottata dal premier. Gli elettori sembrano aver punito quella che viene percepita come una mancanza di visione coraggiosa, lasciando il campo aperto alle critiche di chi, all’interno del movimento, chiede un ritorno a politiche più incisive e vicine alle necessità della classe lavoratrice colpita dal carovita.

Le dimissioni

La figura di maggior rilievo a lasciare l’incarico è senza dubbio Jess Phillips, che ricopriva il ruolo di sottosegretaria all’Interno con delega sulla tutela delle donne. Phillips, nota per la sua schiettezza e per essere stata in passato una contendente alla leadership del partito, ha usato toni durissimi nella sua lettera d’addio. Ha sottolineato come nella gestione politica attuale contino ormai solo i fatti e non le vuote promesse verbali, dichiarando apertamente di aver perso ogni fiducia nelle capacità di guida di Starmer. La sua uscita di scena rappresenta un colpo durissimo all’immagine di compattezza che il premier ha cercato faticosamente di costruire negli ultimi mesi.

Parallelamente all’uscita di Phillips, si registra la presa di posizione di Miatta Fahnbulleh, ormai ex viceministra delle Comunità Locali. La sua protesta non si è limitata alla critica, ma ha indicato una direzione precisa per il futuro del Labour. Fahnbulleh ha invocato la necessità di una figura più progressista e carismatica per guidare il Paese, facendo esplicito riferimento al sindaco di Manchester, Andy Burnham. Quest’ultimo, sebbene attualmente impegnato nell’amministrazione locale, viene visto da una parte consistente della base come l’unico leader capace di riconnettere il partito con il suo elettorato storico, pur necessitando di un seggio parlamentare per poter ambire alla carica di primo ministro.

La spinta verso un calendario di uscita

A completare il quadro di una giornata drammatica per il numero 10 di Downing Street sono arrivate le dimissioni di Alex Davies-Jones, sottosegretaria alla Giustizia. Originaria del Galles, Davies-Jones ha riportato il malcontento di una nazione che ha voltato le spalle al Labour in modo storico. Nella sua lettera aperta ha riconosciuto l’integrità personale di Starmer, ma lo ha implorato di fare un passo indietro per il bene superiore del Regno Unito. La richiesta è chiara e ultimativa: fissare un calendario certo per la transizione verso una nuova leadership, evitando che il governo rimanga paralizzato da una agonia politica che rischierebbe di danneggiare irreparabilmente le istituzioni britanniche.

La resistenza di Keir Starmer

Nonostante la pressione crescente e l’isolamento politico, sir Keir Starmer ha ribadito durante l’ultimo consiglio dei ministri la sua ferma volontà di non abbandonare la guida dell’esecutivo. Il premier confida ancora nel sostegno di alcuni ministri di peso, ma la base parlamentare appare sempre più frammentata. Il Paese osserva con apprensione questa lotta di potere mentre altri dossier internazionali, come i costi crescenti del conflitto in Iran e l’ombra dell’intelligenza artificiale sui settori creativi, richiederebbero un governo pienamente operativo e non distratto da faide interne che sembrano destinate ad aumentare nelle prossime settimane.

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Ultimo Aggiornamento: 12/05/2026 17:26

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