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Tragedia nelle Maldive, cosa può essere successo ai sub: “Ipotesi drammatica”

Pubblicato: 15/05/2026 10:50

Continuano le indagini delle autorità delle Maldive sulla drammatica immersione avvenuta nell’Atollo di Vaavu, dove un gruppo di subacquei esperti si è trovato in difficoltà durante una discesa oltre i cinquanta metri di profondità all’interno di una grotta sommersa.

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori ci sono una possibile perdita di orientamento nella cavità subacquea, problemi legati alle miscele respiratorie e gli effetti della cosiddetta narcosi da azoto, fenomeno noto nelle immersioni tecniche profonde.

L’ipotesi della narcosi da azoto

Secondo gli esperti, una delle cause più plausibili sarebbe proprio la narcosi da azoto, una condizione che può manifestarsi oltre i 40 metri di profondità. A quote comprese tra 50 e 60 metri, l’azoto contenuto nella miscela respiratoria può compromettere lucidità mentale, capacità decisionali e orientamento.

Gli effetti variano da sub a sub: alcuni sperimentano euforia, altri confusione mentale, rallentamento dei riflessi o perdita del senso della direzione. In un ambiente chiuso come una grotta sottomarina, anche pochi istanti di disorientamento possono risultare fatali.

Le linee guida di Professional Association of Diving Instructors e Divers Alert Network prevedono infatti addestramento tecnico avanzato, pianificazione rigorosa e specifiche procedure di emergenza per questo tipo di immersioni.

La grotta sommersa e il rischio di perdere l’orientamento

Le immersioni in grotta vengono considerate tra le più pericolose in assoluto perché non consentono una risalita immediata verso la superficie in caso di emergenza.

Per questo motivo i sub utilizzano normalmente il cosiddetto “filo d’Arianna”, una guida indispensabile per ritrovare l’uscita anche in assenza totale di visibilità. Tuttavia, il movimento delle pinne o le correnti possono sollevare sabbia e sedimenti dal fondale, trasformando rapidamente l’acqua in una nube impenetrabile.

Secondo i primi elementi raccolti dagli investigatori, il gruppo potrebbe aver perso l’orientamento proprio all’interno della cavità, consumando progressivamente la miscela respiratoria nel tentativo di individuare la via d’uscita.

I dubbi sulle bombole e sulle miscele respiratorie

Un’altra ipotesi investigativa riguarda un possibile problema alle bombole utilizzate durante l’immersione tecnica. Come riportato dal Corriere della Sera, gli inquirenti stanno verificando se vi possano essere state contaminazioni nelle miscele respiratorie.

Nelle immersioni profonde vengono utilizzate aria compressa o miscele specifiche come il Nitrox, con percentuali controllate di ossigeno e azoto. Un malfunzionamento o una cattiva manutenzione dei compressori potrebbe teoricamente provocare contaminazioni da monossido di carbonio o altre sostanze tossiche.

Secondo diversi specialisti del settore, però, appare poco probabile che un’intossicazione simultanea abbia colpito nello stesso momento tutti i componenti del gruppo, soprattutto considerando l’esperienza degli istruttori coinvolti.

Il ruolo del maltempo e delle correnti

Nel giorno dell’immersione era inoltre stata segnalata un’allerta meteo gialla nell’area dell’Atollo di Vaavu. Le correnti della zona sono considerate particolarmente insidiose, soprattutto vicino agli ingressi delle grotte sommerse.

Le variazioni di marea possono infatti modificare rapidamente i flussi d’acqua all’interno delle cavità subacquee, generando vortici improvvisi e rendendo estremamente difficile il controllo dell’immersione anche per subacquei esperti.

Gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire nel dettaglio gli ultimi minuti della discesa per capire quale concatenazione di fattori abbia trasformato un’immersione tecnica in tragedia.

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