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Francesca Fagnani lo incalza, Sollecito sbotta: “Cosa mi hanno fatto in questura”. Racconto shock

Pubblicato: 18/05/2026 21:46

Raffaele Sollecito torna a parlare pubblicamente a quasi vent’anni di distanza da uno dei casi di cronaca nera più mediatici e controversi della storia italiana recente. L’ex studente pugliese ha scelto i microfoni di Belve Crime, il programma di approfondimento in onda su Rai 2 ideato e condotto da Francesca Fagnani, per ripercorrere le tappe di una vicenda che ha segnato indelebilmente la sua giovinezza e la sua intera esistenza. Con un tono che oscilla tra l’amarezza e la fermezza, Sollecito ha offerto una prospettiva cruda e dettagliata sulle conseguenze a lungo termine dell’inchiesta sull’omicidio di Meredith Kercher, svelando anche retroscena inediti riguardanti le forti pressioni psicologiche e le minacce che avrebbe subito nel corso dei primissimi interrogatori in questura.

Il peso del pregiudizio popolare

La vicenda giudiziaria legata al delitto di Perugia, consumatosi la mattina del 2 novembre 2007 con il tragico ritrovamento del corpo senza vita della studentessa britannica, si è conclusa ufficialmente nel 2015 con l’assoluzione definitiva di Raffaele Sollecito e Amanda Knox da parte della Corte di Cassazione. Nonostante la giustizia abbia stabilito la loro totale estraneità ai fatti, individuando nell’ivoriano Rudy Guede l’unico vero responsabile dell’omicidio, l’opinione pubblica sembra non aver mai assimilato del tutto la sentenza. Sollecito ha confessato alla conduttrice che, secondo le sue percezioni, circa il settanta per cento degli italiani è ancora convinto della sua colpevolezza o ritiene comunque che l’ex imputato abbia pagato un prezzo troppo esiguo rispetto alle responsabilità reali. Questo persistente clima di sospetto e diffidenza si traduce quotidianamente in ostacoli concreti, soprattutto sul fronte professionale. L’uomo, che oggi ha quarantadue anni e divide la sua vita lavorativa tra la Puglia e Berlino operando nel settore dell’ingegneria informatica, ha denunciato episodi specifici in cui alcune aziende hanno rescisso unilateralmente i contratti d’impiego subito dopo aver scoperto il suo passato, dimostrando come il marchio del sospetto continui a produrre danni d’immagine ed economici a distanza di oltre un decennio dall’assoluzione.

Le accuse sui verbali e le minacce

Durante il serrato faccia a faccia televisivo, l’attenzione si è spostata sui momenti cruciali che seguirono immediatamente la scoperta del cadavere, quando Sollecito e la Knox vennero sentiti dagli inquirenti come persone informate sui fatti. Francesca Fagnani ha contestato all’ospite alcune dichiarazioni messe a verbale all’epoca, nelle quali il giovane ammetteva di aver riferito una serie di falsità poiché condizionato dalla versione dei fatti che gli era stata prospettata dalla fidanzata americana. Sollecito ha respinto con assoluta fermezza la paternità di quelle affermazioni, dichiarando che quella specifica frase non è mai stata farina del suo sacco ma è stata interamente formulata e suggerita dagli agenti di polizia presenti. Secondo il suo racconto, gli inquirenti lo avrebbero convinto a firmare il documento assicurandogli che quell’ammissione lo avrebbe aiutato a chiarire la sua posizione. L’ex studente ha dipinto un quadro drammatico di quella notte trascorsa in questura, ricordando di essere stato trattenuto per ore senza l’assistenza di un avvocato difensore e di aver subito pesanti intimidazioni fisiche e verbali. Un poliziotto lo avrebbe minacciato di percuoterlo violentemente se si fosse alzato dalla sedia, mentre altri investigatori facevano pressioni affinché smettesse di proteggere la Knox, apostrofata con termini dispregiativi, prospettandogli lo spettro del carcere a vita.

La fine della relazione e l’isolamento

Un altro passaggio significativo dell’intervista ha riguardato la gestione mediatica della sfera privata dei due ex fidanzati, a partire dalla celebre fotografia che li ritraeva scambiarsi un bacio a poca distanza dalla villetta del delitto nei giorni successivi al crimine. Quell’immagine, che per l’accusa e per i media divenne il simbolo di una presunta freddezza e complicità, è stata ridefinita da Sollecito come il frutto di una evidente manipolazione della realtà. Il gesto era dettato esclusivamente dalla volontà di infondere coraggio e tranquillizzare una ragazza visibilmente sotto shock e lontana da casa. Il legame sentimentale tra i due si interruppe bruscamente durante la detenzione e la rottura ha causato una profonda sofferenza nel giovane pugliese. Sollecito ha ricordato il momento in cui decise di scriverle una lettera dal carcere per cercare un contatto, trovando da parte della Knox un vero e proprio muro di silenzio che ha sancito la fine definitiva del loro rapporto. Oltre al dolore per la fine dell’amore, l’esperienza carceraria ha lasciato ferite psicologiche profonde, legate soprattutto ai lunghi mesi trascorsi in regime di isolamento totale. Le condizioni di reclusione hanno portato Sollecito a sperimentare gravi forme di alterazione e deprivazione sensoriale, al punto da perdere la percezione della propria realtà corporea e da temere seriamente di perdere la sanità mentale. L’intervista integrale, che promette di riaccendere il dibattito pubblico su uno dei gialli più complessi del Paese, andrà in onda nella prima serata di martedì 19 maggio.

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Ultimo Aggiornamento: 18/05/2026 21:48

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