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Carceri al collasso in Italia: i numeri shock fanno esplodere il caso

Pubblicato: 19/05/2026 13:05

Le carceri italiane sono sempre più affollate, sempre più chiuse e sempre più in difficoltà. È il quadro drammatico che emerge dal XXII rapporto di Antigone, realizzato attraverso oltre cento visite negli istituti penitenziari italiani e dedicato quest’anno a una situazione definita ormai strutturale. Il dato più impressionante riguarda il sovraffollamento: al 30 aprile 2026 i detenuti presenti erano 64.436, mentre i posti realmente disponibili risultavano appena 46.318. Significa che nelle carceri italiane ci sono oltre 18 mila detenuti in più rispetto alla capienza effettiva, con un tasso di sovraffollamento nazionale del 139,1%.
Secondo il rapporto, in molte strutture si vive in celle sovraffollate dove spesso manca perfino l’acqua calda e in alcuni casi si continua ancora a cucinare nello stesso ambiente in cui si trova il wc. In diversi istituti i letti a castello arrivano quasi a toccare il soffitto pur di riuscire a sistemare tutti i detenuti presenti.

Istituti oltre il 200% di sovraffollamento

La situazione più critica viene segnalata a Lucca, dove il sovraffollamento ha raggiunto addirittura il 240%. Seguono Foggia, Grosseto, Lodi, Milano San Vittore, Brescia Canton Monbello, Udine e Latina, tutti istituti che superano il 200% della capienza prevista. In altre 73 carceri il tasso supera comunque il 150%. Secondo Antigone, soltanto 22 strutture in tutta Italia rispettano realmente il rapporto tra posti disponibili e numero di detenuti.

Ma il problema non riguarda soltanto il numero dei reclusi. Oltre il 60% dei detenuti trascorre quasi tutta la giornata chiuso in cella, fatta eccezione per le ore d’aria. Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica, cioè con maggiore libertà di movimento all’interno dell’istituto.

Aggressioni, suicidi e autolesionismo

Il rapporto segnala anche un forte aumento delle tensioni interne alle carceri. Le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono cresciute del 12,4%, mentre quelle tra detenuti sono aumentate del 73% rispetto al 2021. Crescono anche gli episodi definiti “atti turbativi dell’ordine e della sicurezza”.

Particolarmente allarmante il dato sui suicidi: nel 2025 almeno 82 detenuti si sono tolti la vita, mentre dall’inizio del 2026 i suicidi registrati sarebbero già 24. Restano altissimi anche gli episodi di autolesionismo, con una media che secondo Antigone coinvolge circa un detenuto su cinque.

Sempre meno misure alternative

Secondo Antigone, mentre le carceri continuano a riempirsi, diminuisce anche il ricorso alle misure alternative alla detenzione. Nel 2025 sono calati sia gli affidamenti ai servizi sociali sia i casi di detenzione domiciliare.

Eppure, alla fine dello scorso anno, oltre 24 mila detenuti avevano un residuo pena inferiore ai tre anni e avrebbero potuto teoricamente accedere a misure alternative.

Il rapporto denuncia inoltre il progressivo irrigidimento del sistema penitenziario, con restrizioni sempre maggiori alle attività esterne, agli spettacoli, ai laboratori e perfino all’utilizzo di alcuni oggetti comuni all’interno degli istituti.

L’allarme di Antigone

Secondo il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, un carcere più chiuso non diventa automaticamente più sicuro. Al contrario, il rischio è quello di aumentare isolamento, tensioni e recidiva.

L’associazione chiede un vero “piano Marshall” per le carceri italiane, con più attività scolastiche, formazione professionale, lavoro, sport e apertura verso il volontariato e il mondo esterno, oltre a misure urgenti per ridurre il sovraffollamento.

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