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Israele spara sulla flotilla: 29 italiani portati ad Ashdod, Tajani chiede garanzie

Pubblicato: 19/05/2026 23:06

La marina israeliana ha intercettato e fermato tutte le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, comprese le dieci che il giorno precedente erano riuscite ad evitare l’abbordaggio e avevano proseguito la navigazione verso Gaza. Quando la flotta si è avvicinata a circa cento miglia nautiche dalla Striscia, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco contro sei barche, tra cui un’imbarcazione italiana. La stessa flotilla ha denunciato l’accaduto, precisando di non avere la certezza che si trattasse di proiettili di gomma.

Tra gli attivisti a bordo si contano 29 cittadini italiani, oltre a tre persone con residenza in Italia ma passaporto straniero. Tutti saranno sbarcati nel porto di Ashdod. Israele ha smentito l’uso di armi da fuoco, ammettendo però di aver impiegato mezzi non letali contro l’imbarcazione — e non contro le persone — a scopo di avvertimento, sottolineando che nessun attivista ha riportato ferite.

Tajani interviene, apertura di fascicoli in procura

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha reagito con tempestività, chiedendo di verificare con urgenza l’uso della forza da parte delle autorità israeliane. Ha inoltre incaricato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferrari, di compiere un passo formale per garantire agli attivisti un trattamento dignitoso, piena protezione e l’incolumità fisica. Già dalla giornata precedente Tajani aveva richiesto il rilascio immediato dei connazionali, e la diplomazia italiana lavora attivamente per risolvere la vicenda.

Sul fronte giudiziario, la Procura di Roma aveva già aperto dei fascicoli per i precedenti abbordaggi: contestava il reato di tortura per quello dell’ottobre scorso e il sequestro di persona per quello del 29 aprile. Oggi agli attivisti si aggiunge anche l’ipotesi di tentato omicidio, mentre è stato depositato formalmente un nuovo esposto-denuncia per sequestro di persona. La Global Sumud Flotilla chiede allo Stato italiano di intervenire immediatamente, di condannare l’apertura del fuoco e di avviare un accertamento delle responsabilità penali, ritenendo che la presenza di cittadini e natanti italiani faccia sorgere un preciso obbligo positivo di protezione.

La missione e le reazioni internazionali

La flotilla era partita giovedì dal distretto turco di Marmaris: 54 imbarcazioni con 426 attivisti provenienti da 39 nazionalità diverse, con l’obiettivo di portare aiuti umanitari e richiamare l’attenzione internazionale sulla situazione a Gaza. Alla vigilia della partenza, una prima parte delle navi era già stata intercettata al largo di Cipro. L’ipotesi di un rilascio rapido degli attivisti, simile a quanto avvenuto ad aprile quando quasi tutti i partecipanti furono liberati a Creta, è tramontata. Adesso i trattenuti hanno di fronte a due opzioni: l’espulsione immediata per chi acconsente, oppure entro 24 ore per gli altri, fatti salvi eventuali interrogatori o ulteriori indagini.

I ministri degli Esteri di dieci Paesi — tra cui Giordania, Turchia, Spagna, Brasile e Colombia — hanno condannato fermamente gli attacchi israeliani alla missione. Ad assistere gli attivisti, incluso il deputato M5s Dario Carotenuto, sarà il team legale dell’ong Adalah. In Italia la polemica politica si infiamma: il leader del M5s Giuseppe Conte parla di un «sequestro a mano armata, illegale e intollerabile», chiedendo al governo di pretendere con fermezza il rilascio immediato degli italiani. Nicola Fratoianni di Avs sollecita la convocazione dell’ambasciatore israeliano, mentre la vicepresidente della Camera Anna Ascani (Pd) preme sul governo affinché agisca senza ulteriori ritardi.

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