
La complessa articolazione del nostro sistema giuridico offre spesso risvolti di straordinaria rilevanza quando i diversi gradi di giudizio si intersecano, ridefinendo i contorni di vicende che hanno profondamente segnato l’opinione pubblica. Se da un lato il percorso penale segue regole stringenti legate a tempistiche e definizioni formali, dall’altro la giustizia ordinaria si muove su binari differenti, focalizzandosi sulla riparazione del danno e sulla tutela dei diritti lesi. Il confronto tra queste due sfere del diritto non solo permette di fare luce su dinamiche rimaste a lungo controverse, ma restituisce una dimensione di dignità e riconoscimento a percorsi umani drammatici, dimostrando come la ricerca della verità processuale possa trovare risposte definitive anche a distanza di molti anni dai fatti originari.
La decisione del tribunale e il milione di euro ai familiari
Il 3 agosto 2011 Martina Rossi, studentessa genovese di 20 anni, morì precipitando dal balcone di un hotel a Palma di Maiorca mentre, secondo la sentenza penale definitiva, cercava di sfuggire a un tentativo di violenza sessuale. Ora il tribunale civile di Arezzo ha condannato Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi a risarcire con oltre un milione di euro i genitori della ragazza. A riportare la notizia è il Corriere di Arezzo.
Nella sentenza del giudice civile Fabrizio Pieschi, depositata ieri, mercoledì 20 maggio, è stato stabilito un risarcimento di 489.836 euro alla madre della 20enne, Franca Murialdo, 457.563 euro al padre, Bruno Rossi, e altri 74.531 euro da corrispondere congiuntamente ai due genitori per danni patrimoniali e per la tentata violenza. Il giudice civile ha stabilito che, sebbene il reato di “morte come conseguenza di altro delitto” sia stato dichiarato prescritto in sede penale, nel giudizio civile l’evento è stato pienamente accertato secondo il criterio del “più probabile che non”, escludendo in modo categorico un concorso di colpa della vittima. La sentenza è immediatamente esecutiva, ma impugnabile in appello.
Il lungo iter processuale e le parole del padre
Quando la ragazza cadde dal balcone della camera di cui erano ospiti i due aretini, le autorità spagnole archiviarono inizialmente il caso come suicidio. La vicenda venne riaperta solo dopo 4 anni in Italia, prima dalla Procura di Genova e poi da quella di Arezzo, su forte impulso proprio dei genitori della vittima. Nel 2018 arrivò la prima sentenza: entrambi i ragazzi furono condannati a 6 anni. In appello vennero assolti, ma la Cassazione dispose l’annullamento di quel secondo grado. I due furono nuovamente ritenuti colpevoli e condannati nell’ottobre 2022 a tre anni in via definitiva, pena ormai scontata.
“Questa sentenza è la naturale conseguenza della condanna penale”, è il commento del padre di Martina, Bruno Rossi. L’uomo ha spiegato che i soldi verranno interamente devoluti alla fondazione, nata nel nome di Martina, contro la violenza sulle donne. “Finora Albertoni e Vanneschi non si sono mai fatti vivi, non hanno mai chiesto scusa ed hanno versato in un fondo dedicato solo mille euro. La nostra punizione però non finisce mai”.


