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Maldive, la scoperta dei soccorritori nella grotta della tragedia

Pubblicato: 21/05/2026 09:27

La tragedia dei cinque sub italiani morti alle Maldive continua a scuotere il mondo della subacquea internazionale. Con il recupero degli ultimi corpi si apre ora una nuova fase, quella delle indagini, mentre emergono dettagli sempre più inquietanti su ciò che potrebbe essere accaduto nelle profondità della grotta di Devana Kandu, nell’atollo di Vaavu.

A rendere ancora più drammatica la vicenda c’è anche la morte di un sub soccorritore maldiviano, colpito da un malore durante le operazioni di ricerca dei dispersi. Un episodio che testimonia quanto fossero estreme e pericolose le condizioni nelle quali si sono svolti i recuperi dei cinque italiani intrappolati a oltre 50 metri di profondità.

Le vittime sono Monica Montefalcone, professoressa di ecologia marina dell’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, 22 anni, l’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti, la biologa marina Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, 31enne laureato in Biologia ed ecologia marina e istruttore sub certificato. Tutti erano considerati subacquei esperti.

Gli ultimi due corpi, quelli di Giorgia Sommacal e Muriel Oddenino, sono stati recuperati nelle scorse ore grazie all’intervento di una squadra di speleosub finlandesi specializzati. Le operazioni si sono svolte all’interno della grotta di Alimathà, considerata uno dei punti più complessi e insidiosi dell’arcipelago maldiviano.

La polizia maldiviana e la Procura di Roma hanno aperto un’inchiesta per chiarire la dinamica della tragedia. Al momento non esiste una versione definitiva dei fatti e saranno decisive le autopsie e soprattutto le analisi delle telecamere subacquee GoPro recuperate nella grotta insieme alle attrezzature dei cinque sub.

Una delle ipotesi investigative più accreditate è quella del cosiddetto “vicolo cieco”. Secondo alcune fonti, il gruppo potrebbe essersi smarrito all’interno della grotta dopo aver imboccato un cunicolo senza uscita, scambiandolo per il corridoio che conduceva all’esterno. Un errore che, aggravato dal panico e dalla progressiva mancanza d’aria, potrebbe aver trasformato l’immersione in una trappola mortale.

Gli investigatori stanno analizzando anche il tema delle attrezzature subacquee. Secondo le prime indiscrezioni, i cinque avrebbero utilizzato semplici bombole ad aria per immersioni ricreative e non miscele nitrox, più adatte a permanenze prolungate a quelle profondità. Inoltre restano dubbi sulla presenza del cosiddetto “filo di Arianna”, fondamentale nelle immersioni in grotta per ritrovare la via d’uscita.

A complicare ulteriormente il quadro c’è il fatto che la grotta di Devana Kandu non sarebbe mai stata mappata ufficialmente. I soccorritori avrebbero trovato sagole spezzate e attrezzature disperse nei cunicoli sommersi, elementi che potrebbero aiutare gli inquirenti a ricostruire gli ultimi drammatici minuti vissuti dal gruppo prima della tragedia.

Nel frattempo il dolore delle famiglie continua a intrecciarsi con la ricerca della verità. Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone e padre di Giorgia, ha chiesto di fermare le insinuazioni circolate negli ultimi giorni, mentre il fidanzato della giovane continua a scriverle messaggi su WhatsApp come se fosse ancora viva. Intanto si attende il rientro delle salme in Italia, dove verranno eseguite le autopsie che potrebbero finalmente chiarire cosa sia successo in quella grotta maledetta delle Maldive.

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Ultimo Aggiornamento: 21/05/2026 10:21

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