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Ebola, l’allarme shock degli esperti: “Ecco perché potrebbe metterci in ginocchio”

Pubblicato: 22/05/2026 16:04

«Potrebbe essere come l’epidemia di Ebola più grave mai registrata, quella del 2014, se non addirittura peggiore». A lanciare l’allarme è Renata Gili, medico dell’Asl di Torino con esperienza diretta sul campo durante la devastante epidemia che tra il 2014 e il 2015 colpì l’Africa occidentale causando oltre 11 mila morti.

L’emergenza dichiarata dall’Oms

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il 16 maggio l’emergenza sanitaria pubblica internazionale per la diffusione della malattia da virus Ebola causata dalla variante Bundibugyo.

Il giorno precedente il ministero della Salute della Repubblica Democratica del Congo aveva annunciato la diciassettesima epidemia di Ebola nel Paese.

Secondo gli esperti, il virus avrebbe iniziato a circolare già dal 25 aprile, ma il primo allarme ufficiale è arrivato soltanto il 5 maggio, consentendo al contagio di diffondersi per settimane senza essere individuato.

Perché il focolaio preoccupa

L’epidemia è partita dalla provincia di Ituri, una regione caratterizzata da povertà, instabilità politica, attività minerarie e continui movimenti di popolazione verso Paesi confinanti come Uganda e Sud Sudan.

La presenza di conflitti armati e la difficoltà di accesso alle aree colpite rendono particolarmente complesso il lavoro delle squadre sanitarie.

Uno degli elementi più preoccupanti riguarda il tasso di positività: oltre il 60% dei casi sospetti sottoposti a test risulta confermato. Un dato che, secondo gli specialisti, suggerisce l’esistenza di molti contagi non ancora individuati.

Il problema dei test e della diagnosi

Le prime analisi effettuate sui pazienti avevano escluso il ceppo Zaire, responsabile delle principali epidemie del passato.

Solo successivamente è stato identificato il virus Bundibugyo, una variante molto meno studiata e per la quale attualmente non esistono vaccini approvati o trattamenti specifici.

Questo ritardo diagnostico avrebbe favorito ulteriormente la diffusione dell’infezione nelle prime settimane.

Nessun vaccino disponibile contro il ceppo Bundibugyo

Uno dei principali motivi di preoccupazione è proprio l’assenza di una protezione vaccinale efficace.

Dopo l’epidemia del 2014-2015 fu sviluppato un vaccino contro il ceppo Zaire, approvato nel 2016. Tuttavia, al momento non esiste un vaccino validato contro la variante Bundibugyo.

Sono in corso studi e ricerche, ma servirà tempo prima di arrivare a eventuali strumenti di prevenzione su larga scala.

I timori di una diffusione nelle grandi città

Secondo Renata Gili, l’attuale epidemia presenta diverse analogie con quella del 2014.

Normalmente i focolai di Ebola nascono in zone rurali isolate e tendono a esaurirsi più facilmente a causa dell’elevata mortalità del virus e della limitata mobilità delle persone. Questa volta, però, il contagio ha raggiunto aree urbane densamente popolate, tra cui Kampala.

La presenza del virus in grandi centri abitati aumenta il rischio di trasmissione e rende molto più difficile il contenimento.

Qual è il rischio per l’Europa

Al momento il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie continua a valutare come molto basso il rischio per l’Europa.

Gli esperti sottolineano però la necessità di sostenere rapidamente le autorità sanitarie africane con personale, risorse economiche e strumenti diagnostici, per evitare che il focolaio si espanda ulteriormente.

Secondo la specialista torinese, i segnali osservati finora ricordano in modo inquietante quelli che precedettero la grande epidemia del 2014: ritardi nell’identificazione del virus, diffusione in aree urbane e difficoltà operative sul territorio. Per questo motivo la comunità internazionale osserva con crescente attenzione l’evoluzione della situazione.

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