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Flotilla, tra gli attivisti ricoverati a Istanbul ci sono anche italiani

Pubblicato: 22/05/2026 14:50

La Procura di Roma amplia il perimetro dell’inchiesta sull’abbordaggio della Flotilla da parte delle autorità israeliane. Oltre al reato di sequestro di persona, i magistrati di piazzale Clodio stanno valutando l’ipotesi di ulteriori reati, tra cui tortura e violenza sessuale.

Al centro degli accertamenti vi è anche un video diffuso sui canali social del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, nel quale alcuni attivisti appaiono inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena. Gli inquirenti analizzeranno le immagini per verificare l’eventuale presenza di cittadini italiani e valutare il contenuto delle dichiarazioni rivolte agli attivisti.

Ascoltati i primi attivisti rientrati in Italia

La Procura ha già avviato la raccolta delle testimonianze delle persone rientrate dall’operazione. Tra i primi ad essere ascoltati, su delega dei magistrati romani, figura il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto.

Le dichiarazioni dei partecipanti alla missione potrebbero contribuire a chiarire le condizioni di fermo e detenzione subite dopo l’intercettazione delle imbarcazioni.

Decine di attivisti ricoverati a Istanbul

Secondo fonti della Global Sumud Flotilla, circa cinquanta attivisti sarebbero stati ricoverati a Istanbul per lesioni riportate durante il periodo di detenzione in Israele.

Tra le persone ricoverate risulterebbe anche un cittadino italiano.

«Stiamo cercando in queste ore di avere notizie sulle sue condizioni di salute», ha dichiarato la portavoce italiana della missione, Maria Elena Delia. «Ci riferiscono che molti hanno riportato lesioni serie e che alcuni si trovano in stato di shock».

I legali preparano una nuova denuncia

Parallelamente all’inchiesta della magistratura, il team legale italiano che assiste gli attivisti sta valutando la presentazione di una denuncia per tortura.

Le avvocate stanno raccogliendo le testimonianze degli italiani rientrati nelle ultime ore e intendono integrare la denuncia-querela già depositata presso la Procura di Roma il 19 maggio.

Sulla base delle dichiarazioni raccolte, i legali puntano a segnalare ai magistrati tutti i presunti reati che sarebbero stati commessi durante le operazioni di fermo e detenzione.

Indagini in corso

Al momento non risultano contestazioni formali né provvedimenti nei confronti di soggetti specifici. Gli accertamenti della Procura sono nella fase preliminare e mirano a verificare la fondatezza delle accuse attraverso l’analisi dei filmati, delle testimonianze e della documentazione sanitaria relativa agli attivisti coinvolti nella missione umanitaria.

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