
A Giugliano, in provincia di Napoli, si è svolta la tradizionale festa della Madonna della Pace, ricorrenza profondamente sentita dalla comunità locale e legata alla Pentecoste. Le celebrazioni hanno riproposto il cosiddetto “Volo dell’Angelo”, un rito antico che affonda le radici nel 1749 e che prevede la discesa di bambine travestite da angeli verso l’effigie della Madonna, sospese nell’aria grazie a un sistema di funi. Quest’anno, però, un video diffusosi rapidamente in rete ha riacceso il dibattito sul grado di sicurezza di questa pratica centenaria, suscitando reazioni contrastanti tra chi difende la tradizione e chi denuncia i rischi concreti cui vengono esposte le piccole protagoniste.
Nelle immagini che circolano sul web si vede chiaramente una bambina agganciata a funi e trascinata da una sorta di carrucola rudimentale tra due palazzi alti ben otto piani. Sotto di lei, una folla festante canta e applaude. La bambina appare serena e ignara del pericolo: intona canzoni a squarciagola e lancia petali di fiori sul selciato sottostante, inconsapevole dell’altezza a cui si trova e del rischio che quella situazione comporta.
La denuncia del deputato Borrelli
Il video ha generato un’ondata di preoccupazione sui social media, dove migliaia di utenti hanno commentato le immagini esprimendo timori per l’incolumità della bambina. Tra le voci più autorevoli si è levata quella del deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha scelto i propri profili social per denunciare pubblicamente il pericolo. Borrelli ha sottolineato come questa non sia una situazione isolata: ogni anno, durante le stesse celebrazioni, bambine vengono sottoposte a un rischio reale di caduta nel vuoto, in assenza — almeno all’apparenza — di misure di sicurezza adeguate e certificate. La sua denuncia ha amplificato ulteriormente il dibattito, portando la questione all’attenzione di un pubblico molto più ampio rispetto alla sola comunità giuglianese.
Il rito del “Volo dell’Angelo” vanta quasi tre secoli di storia e costituisce un elemento identitario radicato nel tessuto culturale e religioso del territorio. La sua sopravvivenza nel tempo testimonia l’attaccamento della comunità locale a una tradizione che, nella sua forma originaria, univa devozione popolare e spettacolo. Tuttavia, il contesto urbano in cui si svolge oggi — con i palazzi moderni che hanno sostituito le strutture storiche — pone interrogativi seri sulla compatibilità tra eredità folkloristica e sicurezza, soprattutto quando i protagonisti del rito sono minori.


