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“Mai riso così tanto come con lui”: l’ultimo saluto a Carlin Petrini, il ricordo commosso di Moni Ovadia

Pubblicato: 24/05/2026 14:35

Pollenzo si è fermata per salutare Carlo Petrini. Migliaia di persone si sono ritrovate nel cortile verde dell’Agenzia di Pollenzo, sotto i tigli e in una giornata dal clima quasi estivo, per l’ultimo omaggio al fondatore di Slow Food, morto nei giorni scorsi lasciando un vuoto enorme nel mondo della cultura gastronomica, dell’ambientalismo e dell’impegno civile.
Nessun rito religioso, nessuna cerimonia formale. Solo un grande abbraccio collettivo, costruito attraverso ricordi, testimonianze e parole pronunciate da amici, studenti, collaboratori e compagni di strada. Un funerale laico, voluto dalla famiglia, che ha rispecchiato perfettamente la figura di “Carlin”: un uomo impossibile da rinchiudere dentro etichette, capace di trasformare il cibo in cultura, politica, socialità e difesa della terra.

Una folla immensa per l’addio a Pollenzo

Già dalle prime ore della mattina la strada verso Pollenzo era stata presa d’assalto da centinaia di auto. Tantissime persone sono arrivate con largo anticipo pur di esserci. Nel cortile dell’Agenzia, accanto alla bara circondata da sedie nere e fiori, si sono ritrovati amici storici, studenti, produttori, imprenditori, cittadini di Bra e figure del mondo culturale e politico.

Presenti Oscar Farinetti, Don Luigi Ciotti, Moni Ovadia, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, Piero Fassino, Jacopo Fo e numerosi rappresentanti di Slow Food arrivati da tutto il mondo.

Ma i veri protagonisti della giornata sono stati soprattutto gli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche, il progetto forse più amato da Petrini, nato proprio a Pollenzo per formare nuove generazioni consapevoli del valore del cibo, della biodiversità e dell’agricoltura sostenibile.

Il rettore Perullo: “Questo non è un funerale”

Ad aprire la commemorazione è stato il rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche Nicola Perullo, che ha parlato di una comunità “stordita e incredula”, ma anche profondamente unita attorno all’eredità lasciata da Petrini.

“Questo non è un funerale”, ha detto Perullo dal palco allestito sotto gli alberi, spiegando che la vita di Carlin è stata sempre fatta di complessità, relazioni e capacità di unire mondi diversi.

Il rettore ha ricordato anche il motto scelto per la giornata, “Chi semina utopia raccoglie realtà”, definendolo perfetto per raccontare un uomo che ha saputo trasformare idee considerate impossibili in progetti concreti e internazionali.

Moni Ovadia: “Un rivoluzionario autentico”

Tra gli interventi più applauditi c’è stato quello di Moni Ovadia, che ha ricordato l’amicizia lunga oltre cinquant’anni con Petrini.

Ovadia ha raccontato il lato ironico e travolgente di “Carlin”, capace di trasformare ogni incontro in una risata collettiva, ma anche la sua forza visionaria: “Bastava che lui dicesse una cosa e quella accadeva”.

“Non ho mai riso tanto come con lui e con la sua banda sgangherata”, ha detto Ovadia, descrivendo Petrini come un uomo capace di rendere straordinario ogni momento della vita quotidiana.

Lo ha definito “un gigante dell’umanità” e un rivoluzionario vero, uno che è riuscito a trasformare i sogni di una generazione in realtà concrete, da Slow Food alla valorizzazione delle Langhe e della biodiversità.

Gli studenti: “Non vogliamo un altro leader”

Uno dei momenti più intensi della cerimonia è arrivato con l’intervento degli studenti dell’Università di Pollenzo. Lucia e Camila hanno parlato a nome di tutti i ragazzi che negli anni hanno incontrato Petrini e ne hanno raccolto l’insegnamento.

“Ci diceva di fare rumore e mettere le nostre capacità a disposizione degli altri”, hanno raccontato, ricordando il suo invito costante a non restare spettatori passivi davanti alle ingiustizie ambientali e sociali.

Gli studenti hanno spiegato di non voler cercare “un altro leader”, perché “è impossibile sostituire Carlin”, ma di voler continuare a far crescere i semi che lui ha piantato dentro di loro. Un’eredità costruita attorno all’idea di un cibo “buono, pulito e giusto per tutti”.

Don Ciotti: “Ci ha insegnato a sollevare lo sguardo”

Molto toccante anche il ricordo di Don Luigi Ciotti, che ha descritto Petrini come una guida morale e civile capace di affrontare persino la morte con leggerezza e umanità.

Secondo il fondatore di Libera, Carlin invitava continuamente le persone a “sollevare lo sguardo” in un tempo segnato da una “grande emorragia di umanità”. Don Ciotti ha ricordato il suo impegno contro le ingiustizie e la capacità di tenere insieme ecologia, dignità delle persone e responsabilità collettiva.

Nel suo intervento ha anche raccontato l’ultimo incontro avuto con Petrini, definendo il suo messaggio finale — “state uniti” — come un’eredità morale da custodire.

Eddie Mukiibi: “La tua eredità continua a vivere”

Profondamente emozionato anche Eddie Mukiibi, successore di Petrini alla guida di Slow Food internazionale.

Nel suo discorso ha ringraziato Carlin per aver creduto nei giovani, nell’Africa e nella possibilità di cambiare il mondo attraverso il cibo. “Hai toccato la vita di milioni di persone”, ha detto, ricordando come Petrini abbia costruito una rete globale capace di unire culture e comunità diverse.

Per Mukiibi, il silenzio lasciato oggi da Carlin è “assordante”, ma la sua eredità continuerà a vivere attraverso il lavoro delle persone che ha ispirato in tutto il mondo.

Il ricordo di Lella Costa e il valore della leggerezza

Anche Lella Costa ha ricordato Petrini come una persona capace di passare con naturalezza dai temi più profondi alla leggerezza di una battuta improvvisa.

Nel suo intervento ha parlato di un uomo mai giudicante, curioso, aperto agli altri e capace di valorizzare sempre i punti di vista differenti. Lo ha salutato con alcuni versi dedicati alla sua idea di rivoluzione fatta di memoria, condivisione e gesti semplici come “spezzare il pane e versare il vino”.

Un’eredità che va oltre Slow Food

Nel corso della giornata è emersa continuamente la dimensione universale di Carlo Petrini. Non solo fondatore di Slow Food, ma figura capace di ridefinire il rapporto tra cibo, ambiente, cultura e giustizia sociale.

Per molti dei presenti, il suo lascito più importante non è soltanto un movimento internazionale o un’università, ma un metodo: quello di costruire comunità, ascoltare le persone e trasformare idee apparentemente utopiche in realtà concrete.

Sotto gli alberi di Pollenzo, nel silenzio interrotto dagli applausi e dai ricordi, l’ultimo saluto a Carlin Petrini è diventato così qualcosa di molto più grande di una commemorazione. Una promessa collettiva di continuare a coltivare i semi che ha lasciato.

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Ultimo Aggiornamento: 24/05/2026 14:36

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