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Guerra in Iran, attacco Usa nel sud del Paese: colpiti sito missilistico e navi vicino a Hormuz. Rubio: “Accordo ancora possibile”

Pubblicato: 26/05/2026 08:09

La guerra in Iran entra in una fase ancora più delicata dopo il nuovo attacco americano nel sud del Paese, nell’area strategica di Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti sostengono di aver agito in autodifesa, colpendo un sito per il lancio di missili e alcune navi iraniane che, secondo il Centcom, stavano cercando di collocare mine. Nella notte sono state udite esplosioni nella città portuale, sede di una grande base navale e aerea iraniana, mentre Teheran ha poi fatto sapere attraverso i propri media che la situazione sarebbe sotto controllo. Il fronte diplomatico, però, resta aperto. Marco Rubio, dall’India, ha ribadito che lo Stretto di Hormuz deve essere riaperto “in un modo o nell’altro” e ha spiegato che un accordo con l’Iran resta possibile nei prossimi giorni. Donald Trump, intanto, ha rilanciato su Truth la richiesta che l’uranio arricchito venga consegnato agli Stati Uniti o distrutto sotto controllo internazionale. Sullo sfondo pesano anche le conseguenze economiche della crisi, con la chiusura di Hormuz che colpisce la logistica globale e costringe Toyota a rivedere al ribasso la produzione destinata ai mercati esteri.
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04:47 – Rubio: “Hormuz va riaperto”
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz dovrà essere riaperto “in un modo o nell’altro”, collegando direttamente il tema della navigazione nello snodo petrolifero agli attacchi statunitensi contro l’Iran. Parlando con i giornalisti a bordo del suo aereo a Jaipur, in India, Rubio ha insistito sul fatto che gli stretti “devono essere aperti” e “saranno aperti”, mentre resta ancora aperta la trattativa con Teheran. Secondo il capo della diplomazia americana, la definizione dei termini dell’intesa potrebbe richiedere ancora alcuni giorni.

04:23 – Rubio: “Accordo ancora possibile”
Nonostante i nuovi attacchi statunitensi contro l’Iran, Washington considera ancora possibile un accordo con Teheran. Dall’India, Marco Rubio ha parlato di nuovi colloqui avvenuti in Qatar e ha spiegato che è in corso un intenso scambio sulla formulazione del documento iniziale. Per questo, ha chiarito, serviranno alcuni giorni prima di capire se il negoziato potrà chiudersi positivamente. Rubio ha ribadito che Donald Trump vuole raggiungere un’intesa, ma solo se sarà considerata favorevole dagli Stati Uniti: “O concluderà un buon accordo o non ci sarà alcun accordo”.

03:51 – Trump attacca Obama sull’Iran
Donald Trump ha replicato alle critiche sulla sua linea iraniana pubblicando su Truth una vignetta che contrappone la sua politica a quella di Barack Obama. Nell’immagine, da una parte compaiono mazzette di denaro per rappresentare l’approccio dell’ex presidente verso Teheran, dall’altra una portaerei americana con aerei da combattimento e bombe. Il messaggio politico è netto: Trump rivendica una linea di forza contro l’Iran e respinge le accuse di chi considera l’accordo in discussione peggiore rispetto a quello negoziato durante l’amministrazione Obama.

03:19 – Toyota taglia la produzione
La crisi in Medio Oriente comincia a produrre effetti pesanti anche sull’economia globale. Secondo il quotidiano Nikkei, Toyota sarà costretta a ridurre la produzione destinata ai mercati esteri di circa 83.000 veicoli entro novembre, più del doppio rispetto ai tagli annunciati in precedenza. La revisione è legata alle tensioni nella regione e alle ricadute sulla catena logistica globale provocate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. I tagli riguardano soprattutto i veicoli destinati ai mercati mediorientale e asiatico, con conseguenze anche sui suv della serie Rav4.

03:12 – Israele: falso allarme a nord
L’esercito israeliano ha fatto sapere che le sirene suonate nel nord del Paese per una possibile infiltrazione di velivoli ostili erano legate a un falso allarme. Poco prima, l’Idf aveva segnalato l’attivazione delle sirene nella zona settentrionale di Sasa, aumentando la tensione lungo un fronte già scosso dagli attacchi rivendicati da Hezbollah contro postazioni militari israeliane.

03:02 – Petrolio in calo a Tokyo
Il prezzo del Wti, il benchmark statunitense del greggio, è risultato in calo di oltre il 5% a Tokyo nonostante l’annuncio dei nuovi attacchi americani nell’area di Hormuz. All’avvio delle transazioni, il Wti ha perso il 5,46%, toccando quota 91,33 dollari al barile. Il movimento dei mercati segnala una reazione meno immediata del previsto agli attacchi, pur dentro un quadro di forte incertezza legato alla sicurezza dello Stretto di Hormuz.

02:45 – Carney chiama Herzog sulla Flotilla
Il primo ministro canadese Mark Carney ha espresso al presidente israeliano Isaac Herzog il proprio sconcerto per il trattamento riservato agli attivisti della Flotilla fermati in acque internazionali. Carney ha definito “sconcertante” e “inaccettabile” quanto accaduto e ha chiesto un’indagine indipendente sui fatti di Ashdod. Al centro delle critiche anche il video del ministro israeliano Itamar Ben Gvir, accusato di aver denigrato gli attivisti. Tra loro ci sono anche dodici cittadini canadesi.

02:21 – Teheran: Bandar Abbas sotto controllo
L’agenzia iraniana Mehr ha riferito che la situazione a Bandar Abbas è “sotto controllo” e che “non c’è motivo di preoccupazione” dopo l’attacco americano. La comunicazione è arrivata dopo la conferma del Centcom su una serie di raid statunitensi nei pressi della città portuale, dove si trova una grande base navale iraniana vicino allo Stretto di Hormuz. L’area resta uno dei punti più sensibili del confronto militare tra Washington e Teheran.

01:18 – Usa colpiscono missili e navi iraniane
Gli Stati Uniti hanno colpito nel sud dell’Iran sostenendo di aver agito in autodifesa. Secondo il Centcom, riportato dai media americani, l’operazione ha preso di mira un sito per il lancio di missili e alcune navi iraniane che stavano cercando di collocare mine. L’attacco è avvenuto in una zona strategica, vicino a Bandar Abbas e allo Stretto di Hormuz, dove passa una quota decisiva del traffico energetico mondiale.

00:31 – Hezbollah rivendica attacchi a Israele
Hezbollah ha rivendicato diversi attacchi nel nord di Israele, sostenendo di aver colpito tre caserme e una postazione militare in risposta a una violazione del cessate il fuoco da parte dello Stato ebraico. La milizia filo-iraniana ha parlato di almeno quattro operazioni condotte con droni, indicando tra gli obiettivi la caserma di Shomera, nell’Alta Galilea, e la postazione di Misgav Am. La rivendicazione conferma il rischio di un allargamento del conflitto sul fronte libanese.

00:02 – Esplosioni a Bandar Abbas
Tre esplosioni sono state udite nella città portuale di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran, sede di un’importante base navale e aerea. I Pasdaran hanno citato fonti locali, precisando che non c’era ancora una conferma ufficiale immediata sulla causa delle esplosioni. Anche l’agenzia Fars ha segnalato rumori simili nel Golfo Persico, vicino a Sirik e Jask. In precedenza, le forze armate iraniane avevano sostenuto di aver distrutto un “drone ostile” nella zona.

00:01 – Qatar e fondi congelati all’Iran
Secondo quanto riportato da Iran International, il Qatar potrebbe anticipare a Teheran parte dei fondi congelati richiesti dall’Iran nei negoziati con gli Stati Uniti, per poi essere rimborsato da Washington. L’ipotesi è stata riferita da Mohammad Marandi, commentatore della televisione di Stato iraniana e membro della delegazione ai colloqui mediati dal Pakistan. L’obiettivo sarebbe evitare che l’Iran resti in attesa nel caso di ritardi nei pagamenti americani.

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