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Orsini lancia l’allarme: “L’Europa rischia il deserto industriale”. “Salari bassi? Le imprese da sole non possono aumentarli”

Pubblicato: 26/05/2026 11:38

Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini torna a lanciare l’allarme sul futuro dell’industria europea e italiana. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il numero uno degli industriali descrive uno scenario sempre più critico per il sistema produttivo continentale, stretto tra la concorrenza cinese, i costi energetici elevati e le rigidità europee. Secondo Orsini, senza una strategia industriale comune l’Europa rischia una vera e propria desertificazione manifatturiera.
Il presidente di Confindustria affronta anche il tema dei salari, riconoscendo che in Italia restano troppo bassi rispetto al costo della vita e alla perdita di potere d’acquisto degli ultimi anni. Tuttavia, precisa che le aziende “da sole” non sono in grado di sostenere aumenti strutturali senza un quadro economico favorevole, investimenti e crescita della produttività.

“L’Europa rischia il deserto industriale”

Orsini parla apertamente di un continente che rischia di perdere la propria base produttiva. Nel mirino finiscono soprattutto le politiche europee considerate troppo lente e sbilanciate su vincoli, regole e transizione ecologica senza adeguate misure di sostegno all’industria.

Secondo il presidente di Confindustria, mentre Stati Uniti e Cina investono massicciamente per proteggere le proprie imprese e attrarre produzione, l’Europa continua ad appesantire il sistema industriale con costi energetici elevati, burocrazia eccessiva e normative ambientali che rischiano di accelerare la fuga delle aziende.

“Il motore industriale europeo si sta spegnendo”, aveva già scritto Orsini in una lettera aperta pubblicata da Confindustria, denunciando il rischio concreto di deindustrializzazione.

Il nodo salari: “Servono produttività e crescita”

Nell’intervista al Corriere, Orsini affronta anche uno dei temi socialmente più delicati: quello degli stipendi. Il presidente di Confindustria ammette che i salari italiani siano troppo bassi, ma sottolinea che non basta chiedere alle imprese di aumentarli senza affrontare il problema della produttività e della competitività del sistema economico.

Secondo Orsini, salari più alti possono arrivare soltanto attraverso una crescita strutturale dell’economia, investimenti, innovazione e nuovi contratti legati alla produttività. Le imprese, spiega, stanno già affrontando costi energetici molto più elevati rispetto ai concorrenti internazionali e una pressione fiscale che limita la capacità di redistribuire ricchezza.

La paura della concorrenza cinese

Uno dei punti più duri riguarda la concorrenza della Cina. Orsini sostiene che molti settori europei siano ormai sotto pressione a causa dell’arrivo di prodotti cinesi a basso costo, spesso sostenuti da forti aiuti pubblici di Pechino.

Secondo il presidente di Confindustria, l’Europa avrebbe già perso centinaia di migliaia di posti di lavoro industriali e rischierebbe di perderne ancora se non verranno introdotte politiche industriali comuni e strumenti di difesa economica.

Nel mirino finiscono in particolare automotive, elettrodomestici e manifattura tecnologica, comparti nei quali la Cina starebbe guadagnando quote di mercato sempre più rapidamente.

Energia e transizione ecologica

Per Orsini il tema centrale resta però quello dell’energia. Le aziende europee continuano infatti a pagare bollette molto più alte rispetto ai competitor americani o asiatici.

Secondo il presidente di Confindustria, senza un mercato unico europeo dell’energia e senza una revisione delle politiche climatiche, il rischio è quello di compromettere definitivamente la competitività industriale del continente.

Orsini critica anche l’attuale sistema ETS sulle emissioni, definendolo di fatto una tassa che grava su imprese e famiglie senza offrire ancora tecnologie realmente mature per la transizione.

“Servono scelte industriali, non solo regole”

Il leader degli industriali italiani chiede quindi un cambio di paradigma sia a Roma che a Bruxelles. Tra le priorità indicate ci sono un piano industriale pluriennale, incentivi stabili agli investimenti, riduzione della burocrazia, sostegno all’innovazione e interventi sul costo dell’energia.

Secondo Orsini, l’Europa non può più limitarsi a fare “l’arbitro” mentre Stati Uniti e Cina utilizzano strumenti aggressivi di politica industriale. L’obiettivo, spiega, dovrebbe essere quello di evitare che il continente perda definitivamente capacità produttiva, occupazione e peso economico globale.

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Ultimo Aggiornamento: 26/05/2026 16:10

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