Non è solo un’estate difficile: le temperature estreme viste in Europa nelle ultime settimane, secondo gli esperti, sono il segnale di una trasformazione ormai in atto. E la prospettiva fa paura.
A lanciare l’allarme è Carlo Buontempo, direttore del Climate Change Service di Copernicus, il programma europeo di osservazione della Terra. In un’intervista spiega che il pianeta sta entrando in una fase di riscaldamento rapido e costante: le ondate di calore saranno più frequenti, più intense e più lunghe. E il 2026, insieme al 2027, potrebbe finire nella lista degli anni più caldi mai registrati.
Temperature oceaniche vicine ai record assoluti
Buontempo invita alla cautela sulle cause immediate dell’ondata di caldo anomala che ha colpito l’Europa già a fine maggio, con picchi fino a 35 gradi perfino a Londra. Ma un dato, più di altri, sta facendo suonare i campanelli d’allarme nella comunità scientifica.
“In questo momento sia il Mediterraneo occidentale sia l’Atlantico nordorientale registrano temperature molto elevate”, spiega Buontempo.
Il Mediterraneo bollente può cambiare l’estate (e non solo)
Secondo il direttore del servizio climatico di Copernicus, le misurazioni indicano temperature oceaniche già molto vicine ai record assoluti registrati nel 2024. Un livello che, nelle prossime settimane, potrebbe perfino essere superato.
Il rischio è concreto: una situazione così anomala non impatta solo sull’estate 2026, ma può trascinare conseguenze anche sul 2027, rendendo più probabili condizioni estreme e prolungate.
“Il 2027 potrebbe essere ancora peggiore”
Tra i fattori che preoccupano di più c’è il possibile ritorno di El Niño, il fenomeno legato al riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico, noto per influenzare il clima globale.
Secondo Buontempo, i modelli climatici mostrano “un segnale molto forte” che fa pensare a un possibile ritorno già nei prossimi mesi.
Non è più una domanda “se”, ma “quanto”
“La discussione non riguarda più tanto il fatto che El Niño possa verificarsi, ma quanto sarà intenso”, spiega.
Se le previsioni venissero confermate, il 2027 potrebbe diventare uno degli anni più caldi mai registrati a livello globale. Ma Buontempo non esclude che anche il 2026 possa entrare subito nella storia climatica recente.
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“Abbiamo superato il grado e mezzo”
Buontempo collega in modo diretto il riscaldamento globale all’aumento delle emissioni: “Abbiamo continuato a emettere gas serra aumentando la loro concentrazione nell’atmosfera. Inevitabilmente è aumentata la temperatura”, afferma.
I dati analizzati da Copernicus, spiega, mostrano che gli ultimi tre anni sono stati i primi in cui la temperatura media globale ha superato stabilmente la soglia di 1,5 gradi rispetto all’epoca preindustriale: un limite simbolico e scientifico considerato cruciale dagli accordi internazionali sul clima.
Ondate di caldo anche nei Paesi nordici
Uno degli aspetti più evidenti del cambiamento climatico è l’espansione delle ondate di calore in aree tradizionalmente più fredde. Buontempo ricorda che nel 2025 la Finlandia ha registrato la più lunga ondata di caldo mai osservata a quelle latitudini, durata quasi un mese.
E non finisce qui: il dato sulla Groenlandia è ancora più impressionante, perché in un solo anno avrebbe perso più ghiaccio di quanto ne sia presente sull’intero arco alpino. Segnali che, per gli scienziati, confermano un’accelerazione che non lascia spazio a illusioni.
Il rischio del collasso della Amoc
Nel dibattito scientifico c’è poi uno scenario che torna con insistenza: il possibile rallentamento o collasso della Amoc, il grande sistema di correnti oceaniche che trasporta calore verso l’Europa settentrionale.
Secondo Buontempo, le posizioni tra gli studiosi restano diverse: alcuni gruppi ritengono possibile un collasso entro la fine del secolo, altri invitano alla prudenza.
Un fronte di ricerca sempre più ampio
“Di sicuro è aumentato il numero di pubblicazioni e di team scientifici che ritengono il rischio più vicino rispetto a quanto si pensasse in passato”, spiega.
In altre parole: anche dove non c’è certezza sui tempi, cresce la quantità di lavori che indicano un pericolo più concreto rispetto a pochi anni fa.
L’intelligenza artificiale cambia le previsioni meteo
Nella parte finale dell’intervista, Buontempo guarda anche al futuro delle previsioni. La potenza dei supercomputer tradizionali, spiega, sta rallentando nella crescita, ma intelligenza artificiale e machine learning aprono una strada nuova.
I sistemi più recenti riescono a costruire previsioni climatiche imparando dai dati del passato, un meccanismo che Buontempo paragona esplicitamente al funzionamento di ChatGPT. In Europa, questa direzione è sostenuta anche dal nuovo supercomputer del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, che sarà installato a Bologna.
Le prossime mosse: capire e reagire
Secondo gli scienziati, proprio l’intelligenza artificiale potrebbe diventare uno degli strumenti chiave per comprendere meglio cosa ci aspetta e per affrontare, con più precisione e rapidità, le conseguenze del cambiamento climatico nei prossimi decenni.


