
Il silenzio della notte è stato improvvisamente squarciato da un boato improvviso, una fiammata che ha illuminato l’oscurità portando con sé il respiro gelido della minaccia. Nel buio, mentre tutto intorno riposava, una mano anonima ha tentato di dare alle fiamme non soltanto una struttura di pietra e mattoni, ma il valore stesso della libertà di espressione. Frammenti di vetro, l’odore acre del combustibile e il pericolo tangibile di ordigni improvvisati hanno trasformato un luogo di affetti e intimità domestica nello scenario di un vero e proprio atto di terrorismo psicologico. Chi ha agito lo ha fatto protetto dalle ombre, convinto di poter soffocare con il fuoco e con la paura una voce scomoda che da tempo, con coraggio e determinazione, continua a fare luce su realtà complesse e territori difficili.

Attentato nella notte
L’allarmante episodio di cronaca si è consumato nel cuore della provincia vicentina, precisamente nel comune di Enego, dove l’abitazione del giovane giornalista Adriano Cappellari è diventata il bersaglio di una grave e inaccettabile intimidazione. Poco dopo la mezzanotte, un gruppo di ignoti ha assalito la residenza del cronista lanciando una o più bottiglie incendiarie contro le mura dell’edificio. Non contenti del potenziale distruttivo dei cocktail molotov, i malviventi hanno posizionato nei pressi dell’abitazione anche alcune bombole di gas, con il chiaro intento di massimizzare i danni e l’effetto di terrorizzare la vittima.
Oltre alle bottiglie incendiarie e alle bombole di gas, il giornalista Adriano Cappellari avrebbe ricevuto anche una lettera contenente delle minacce. Nella missiva erano presenti anche minacce alla premier Giorgia Meloni e al parroco don Patriciello. Cappellari aveva già ricevuto lettere anonime simili contenenti minacce e inviti a interrompere la sua attività lo scorso dicembre.
“Voglio esprimere tutta la mia vicinanza ad Adriano Cappellari, oggetto questa notte di un gravissimo attentato incendiario nella sua abitazione a Enego”, così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Minacciare un cronista che sceglie di fare luce su realtà difficili come quella di Caivano e sul prezioso impegno di chi, come don Maurizio Patriciello, è in prima linea al servizio della propria comunità, è inaccettabile e rappresenta un attacco irricevibile alla libertà di stampa e informazione – aggiunge -. Sono certa che Adriano Cappellari non si farà intimidire e che continuerà a portare avanti il suo lavoro, come ha fatto finora. L’Italia ha bisogno di giovani coraggiosi come lui, che non hanno paura di denunciare e di documentare ciò che non funziona, per tentare di cambiarlo e rendere la nostra società più giusta e forte. Un abbraccio ad Adriano, alla sua famiglia e ai suoi colleghi della redazione de ‘L’Altopiano'”.
Intervento dei soccorsi
La macchina dei soccorsi e delle forze dell’ordine si è attivata immediatamente per evitare che la situazione potesse degenerare in una tragedia di proporzioni ben più vaste. Sul luogo del grave attentato sono tempestivamente giunti i carabinieri di Enego, supportati dai vigili del fuoco. Il personale specializzato dei pompieri ha dovuto lavorare con estrema cautela per disinnescare alcune bombolette rimaste inesplose, mettendo in sicurezza l’intera area e scongiurando il rischio di deflagrazioni a catena che avrebbero potuto radere al suolo la casa e mettere a repentaglio la vita dei residenti. I militari dell’arma hanno contestualmente avviato i primi rilievi scientifici per raccogliere ogni traccia utile a identificare i responsabili.
Giornalismo sotto tiro
La matrice di questo brutale atto vandalico sembra essere direttamente collegata all’attività professionale della vittima. Adriano Cappellari è infatti un giovane cronista vicentino molto attivo sul fronte del giornalismo d’inchiesta, da tempo impegnato nel raccontare la complessa situazione di Caivano, nella provincia di Napoli. Il giornalista ha seguito da vicino le delicate dinamiche del territorio campano e l’incessante attività di don Maurizio Patriciello, il parroco simbolo della lotta alla criminalità organizzata e al degrado sociale nella terra dei fuochi. Questo legame professionale spinge gli inquirenti a valutare l’ipotesi di una vendetta o di un avvertimento legato proprio alle sue corrispondenze e alle sue denunce pubbliche.


