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Beatrice morta a 2 anni, emerge l’orrore vissuto dalle sorelle: cose indicibili!

Pubblicato: 02/06/2026 14:53

A oltre due mesi dalla morte della piccola Beatrice, la bambina di appena due anni e mezzo trovata senza vita in una villetta di Bordighera, emergono nuovi e drammatici dettagli dall’inchiesta che ha portato all’arresto della madre Emanuela Aiello e del compagno Emanuel Iannuzzi. A rompere il silenzio sono state le due sorelline della vittima, di 8 e 9 anni, che davanti agli psicologi e agli investigatori hanno raccontato settimane di paura, violenze e sofferenze.
Le loro testimonianze, raccolte all’interno di una struttura protetta dove sono state accolte dopo la tragedia, rappresentano uno degli elementi chiave dell’indagine coordinata dalla Procura di Imperia.

«Non la vedremo diventare grande»

Le audizioni delle due bambine si sono svolte il 21 aprile, dopo un lungo percorso di sostegno psicologico. Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, le piccole hanno affrontato il colloquio in un clima di forte sofferenza emotiva. Gli psicologi descrivono momenti di profondo dolore, tra lacrime, mani intrecciate nervosamente e fazzoletti ridotti in brandelli dall’agitazione.

A colpire gli investigatori è stata soprattutto una frase pronunciata dalle due sorelle pensando a Beatrice: «Non la vedremo diventare grande». Parole che restituiscono tutta la consapevolezza di una perdita devastante e che hanno segnato uno dei momenti più dolorosi dell’intera inchiesta.

Una bambina di 9 anni costretta a fare da madre

Dalle testimonianze emerge il quadro di una quotidianità difficile. La sorella maggiore, che ha appena nove anni, sarebbe stata costretta ad assumersi responsabilità ben più grandi della sua età, occupandosi spesso delle due sorelline quando gli adulti non erano presenti.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, la bambina inviava messaggi alla madre per aggiornarla sulla situazione in casa e per dimostrare di riuscire a gestire le sorelle. In una circostanza avrebbe anche segnalato che Beatrice stava piangendo disperatamente e che non riusciva a calmarla. In risposta, stando agli atti, avrebbe ricevuto soltanto insulti e bestemmie.

Le due bambine sarebbero state inoltre costrette a svolgere lavori domestici e a pulire la casa in vista di una festa organizzata dagli adulti durante il periodo di Capodanno.

Le violenze assistite dalle sorelline

Le dichiarazioni raccolte dagli inquirenti descrivono un contesto familiare segnato da continue tensioni e, secondo l’accusa, da ripetute violenze nei confronti della piccola Beatrice.

Le due sorelle avrebbero assistito per settimane alle presunte aggressioni subite dalla bambina. Un episodio riportato nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari viene considerato particolarmente significativo per comprendere il clima che si respirava all’interno della casa.

Una delle bambine racconta infatti di essere stata rimproverata dopo aver dato un semplice bacio alla sorellina. «Guarda che ti ho visto che le hai dato un bacino prima di andare in bagno», sarebbe stata la frase pronunciata nei suoi confronti. Per gli investigatori si tratta di un elemento che testimonia il controllo e la pressione psicologica esercitati all’interno dell’ambiente familiare.

La mattina della tragedia

Il momento più drammatico sarebbe arrivato la mattina del 9 febbraio, quando Beatrice era già morta da alcune ore.

Secondo quanto riferito dalle sorelline, Emanuel Iannuzzi le avrebbe svegliate pronunciando soltanto poche parole: «È successo un casino». Una delle bambine avrebbe notato una coperta rossa sistemata tra un armadio e il muro e avrebbe pensato che la sorellina si trovasse lì sotto. Quando ha cercato di avvicinarsi, sarebbe stata però fermata immediatamente.

Poco dopo, durante il trasferimento verso Bordighera, madre e compagno avrebbero dato alle bambine una precisa indicazione: «Non dite che lo conoscevate». Nei primi colloqui con gli investigatori, le piccole avrebbero effettivamente ripetuto quella versione.

La svolta nelle indagini

Soltanto grazie al percorso protetto intrapreso con psicologi e specialisti le due sorelle sono riuscite, secondo gli inquirenti, a liberarsi dalla paura e a raccontare quanto vissuto nei mesi precedenti.

Le loro dichiarazioni hanno contribuito in maniera decisiva a ricostruire il contesto nel quale sarebbe maturata la morte della bambina e rappresentano uno degli elementi centrali dell’inchiesta che vede accusati Emanuel Iannuzzi ed Emanuela Aiello.

Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda, mentre il caso continua a suscitare profonda commozione per il destino della piccola Beatrice e delle sue sorelle, costrette a confrontarsi con una tragedia che ha segnato per sempre le loro vite.

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