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Marijuana nella sigaretta, i lividi nascosti: tutte le torture fatte a Beatrice. I racconti delle sorelle

Pubblicato: 02/06/2026 07:07

Le ultime ore della piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata morta a Bordighera lo scorso 9 febbraio, raccontano un quadro di violenze e abbandono che gli inquirenti definiscono sempre più grave. Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, nella sigaretta fatta fumare alla bambina ci sarebbe stata marijuana, un dettaglio che si aggiunge al racconto di botte, incuria e maltrattamenti subiti non solo dalla piccola, ma anche dalle sue due sorelline.

La madre, Emanuela Aiello, e il compagno Emanuel Iannuzzi sono accusati dai pm di Imperia di maltrattamenti nei confronti di tutte e tre le bambine. Le sorelle di Beatrice, di 9 e 7 anni, avrebbero raccontato schiaffi, segregazioni in camera e l’obbligo di occuparsi delle pulizie domestiche. Un contesto familiare che, secondo il gip, avrebbe prodotto nelle due minori superstiti un profondo turbamento psicologico.

Le violenze e la sigaretta con marijuana

Nell’ordinanza viene ricostruita anche la sera del 7 febbraio, quando Beatrice sarebbe apparsa già molto sofferente, con un livido evidente tra mascella e collo. Nonostante le condizioni della bambina, la piccola sarebbe stata lasciata alle cure delle sorelline mentre la madre era impegnata a cenare, bere alcol e assumere sostanze stupefacenti insieme agli altri presenti.

Agli atti ci sarebbe anche un video in cui Iannuzzi avrebbe fatto fumare una sigaretta a Beatrice. Proprio quella sigaretta, secondo quanto emerso, conteneva marijuana. Un elemento che aggrava ulteriormente il quadro dell’inchiesta e conferma, secondo gli investigatori, il clima di totale abbandono in cui la bambina sarebbe stata costretta a vivere.

La sorellina con il cadavere in braccio: “Mamma andava forte”

Il corpicino di Beatrice era completamente avvolto in una coperta rossa, dice la sorella: «dalla testa, cioè non si vedeva il viso», coperta che la bimba ha spostato riuscendo così a vedere i lividi sul viso della sorellina più piccola. «La mamma mi ha detto ‘tieni Bea che non la lego’ e andava piuttosto veloce». Le piccole sono state costrette a vivere isolate, nell’idigenza, in uno stato di malessere igienico, un ambiente insalubre ma isolate da tutti, perché la madre non voleva che il nonno paterno chiedesse l’affido.

Le sorelline non vogliono tornare a casa

Le due sorelle di Beatrice, considerate decisive per la svolta nelle indagini, non avrebbero manifestato alcun desiderio di tornare nell’abitazione di Bordighera. Al contrario, avrebbero accettato con serenità il percorso di collocazione protetta disposto dal Tribunale dei Minorenni. Per il gip, questo sarebbe il segno del loro distacco da un ambiente ormai diventato fonte di sofferenza insostenibile.

Secondo l’accusa, la madre avrebbe isolato le figlie dal resto del mondo. Beatrice non sarebbe stata portata al pronto soccorso anche per il timore che il nonno paterno potesse chiedere l’affido delle bambine. Intanto il padre delle tre, Maurizio Rao, detenuto a Sanremo per vicende non legate alla morte della figlia, ha fatto sapere tramite il suo legale di voler rivedere almeno le due bambine sopravvissute. «Chi è responsabile deve pagare con pene esemplari», ha detto all’avvocato.

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Ultimo Aggiornamento: 02/06/2026 07:58

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