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Delitto di Garlasco, Bruzzone difende Marco Poggi: “Finalmente”

Pubblicato: 05/06/2026 16:02

Marco Poggi parlerà pubblicamente in un’intervista che andrà in onda venerdì sera a Quarto Grado, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi. Ad annunciarlo è stata la criminologa Roberta Bruzzone, che sui social ha preso posizione contro quelle che definisce le numerose falsità e insinuazioni circolate negli anni sul fratello di Chiara Poggi.

Secondo Bruzzone, Marco Poggi sarebbe stato bersaglio di una lunga serie di fake news, accuse infondate e ricostruzioni prive di riscontri, diffuse sia sul web sia attraverso alcuni mezzi di informazione. La criminologa parla di una vera e propria campagna persecutoria che avrebbe colpito una persona già segnata dal dramma dell’omicidio della sorella.

Nel suo intervento, Bruzzone sostiene che l’intervista rappresenterà l’occasione per affrontare direttamente le accuse che negli anni sono state rivolte a Poggi, ricostruendo i fatti e rispondendo alle contestazioni emerse nel dibattito pubblico. Per la criminologa è arrivato il momento di mettere fine a quelle che definisce suggestioni e narrazioni prive di fondamento.

In un secondo post, Bruzzone si è soffermata anche sulla vicenda che ha coinvolto Venditti, criticando il modo in cui sarebbe stato descritto da una parte dell’opinione pubblica. Secondo la criminologa, le accuse formulate nei suoi confronti si sarebbero progressivamente ridimensionate dopo gli approfondimenti svolti nelle sedi competenti.

Bruzzone denuncia inoltre la tendenza a individuare rapidamente colpevoli mediatici, alimentando campagne di delegittimazione e giudizi sommari prima che emergano elementi concreti. A suo avviso, la vicenda legata al delitto di Garlasco avrebbe generato una narrazione spesso dominata da sospetti, accuse e polemiche, con il rischio di trasformare il confronto sui fatti in uno scontro mediatico.

La criminologa conclude invitando a distinguere tra ipotesi e prove, sottolineando l’importanza di affidarsi agli accertamenti giudiziari e ai fatti verificati, evitando processi paralleli costruiti attraverso i social network o il dibattito televisivo.

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