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Nuzzi interviene dopo l’intervista a Marco Poggi: “Cachet da 50 mila euro? Ecco come è andata”

Pubblicato: 07/06/2026 17:20

Gianluigi Nuzzi è tornato a parlare del lavoro svolto da Quarto Grado sull’intervista a Marco Poggi, fratello di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nell’estate del 2007, uno dei casi di cronaca giudiziaria più discussi degli ultimi vent’anni. Il giornalista ha definito l’operazione editoriale un “colpaccio”, sottolineando come si sia trattato della prima intervista concessa dal fratello della vittima dopo quasi due decenni. Al centro delle sue parole anche la polemica su presunti compensi milionari, rilanciata da Fabrizio Corona.

Nuzzi ha respinto con decisione l’ipotesi di un pagamento da 50 mila euro per la partecipazione televisiva. Ha definito quella cifra priva di fondamento, chiarendo che per interviste di questo tipo la trasmissione può coprire solo spese essenziali come viaggio o pernottamento. “Il massimo che possiamo pagare è una pizza”, ha sintetizzato con tono polemico, negando qualsiasi accordo economico rilevante con l’ospite.

La villetta di garlasco rimasta ferma nel tempo

Il giornalista ha anche raccontato di essere tornato nella villetta di via Pascoli a Garlasco, luogo del delitto. Secondo la sua testimonianza, l’abitazione sarebbe rimasta pressoché identica a vent’anni fa, con pochissimi cambiamenti visibili. Un elemento che, a suo dire, riflette un’elaborazione del lutto estremamente graduale da parte della famiglia Poggi, che avrebbe scelto di mantenere intatti molti spazi della casa.

Nuzzi ha ricordato il rispetto mostrato nei confronti dei genitori di Chiara, sottolineando come il tempo nella casa sembri essersi fermato. Ha citato piccoli dettagli modificati nel corso degli anni, ma ha insistito sull’impatto emotivo di un ambiente che conserva ancora una forte impronta del passato. Un contesto che, secondo il giornalista, continua a rendere il caso Garlasco una ferita aperta nella memoria collettiva.

Le indagini e il ruolo della magistratura

Nel corso dell’intervista, Nuzzi ha affrontato anche il tema delle nuove valutazioni giudiziarie sul caso. Ha osservato come la riapertura di alcuni aspetti dell’inchiesta rappresenti un elemento non consueto nel panorama italiano, evidenziando la complessità del lavoro della magistratura quando si torna su decisioni già consolidate in sede definitiva.

Allo stesso tempo ha richiamato l’attenzione sulla necessità di evitare errori e superficialità nelle indagini, citando il caso di Alberto Stasi come esempio di una vicenda giudiziaria segnata da forti polemiche e interpretazioni divergenti. Nuzzi ha insistito sul fatto che il rapporto tra giustizia, media e opinione pubblica richiede particolare cautela, soprattutto quando sono coinvolte vittime e famiglie esposte da anni alla pressione mediatica.

Il rapporto con il giornalismo e la comunicazione

Il giornalista ha poi allargato il discorso alla propria esperienza professionale, descrivendo un percorso che spazia dalla televisione alla carta stampata fino al teatro e alla radio. Ha sottolineato il valore dell’entusiasmo come motore del lavoro giornalistico, considerandolo uno strumento centrale per affrontare anche inchieste complesse e di lunga durata.

Nuzzi ha infine ricordato il proprio approccio autocritico, affermando di non avere difficoltà a riconoscere eventuali errori commessi nel corso della carriera. Ha richiamato anche alcune esperienze passate in cui ha dovuto correggersi pubblicamente, ribadendo l’importanza della responsabilità individuale nel lavoro di informazione e comunicazione.

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