
Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani hanno deciso di lanciare una imponente offensiva giudiziaria che si sviluppa contemporaneamente su due sponde dell’Oceano Atlantico. Al centro della vicenda c’è una massiccia richiesta di risarcimento danni che supera complessivamente la cifra di 220 milioni di euro. I due protagonisti si sentono gravemente lesi nella loro reputazione e nelle loro attività commerciali da una serie di inchieste giornalistiche e trasmissioni televisive incentrate in particolar modo sulla grazia concessa all’ex consigliera regionale. Secondo la tesi dei legali della coppia, l’intera narrazione mediatica portata avanti in Italia sarebbe il frutto di una storia artatamente costruita su insinuazioni e sensazionalismo, dove i canali di informazione avrebbero deliberatamente preferito la ricerca di facili clic, ascolti televisivi e introiti pubblicitari a scapito della verità dei fatti, dell’accuratezza e di un giornalismo responsabile. Questa durissima reazione ha preso corpo legalmente attraverso due distinte iniziative giudiziarie che mirano a colpire duramente il patrimonio delle testate coinvolte.
Il doppio binario giudiziario tra la mediazione a Roma e la causa milionaria a New York
La strategia degli avvocati si articola su due fronti geografici ben distinti ma profondamente interconnessi per via dei contenuti contestati. Il primo fronte si è aperto a Roma, dove Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani hanno avviato formalmente una procedura di mediazione civile nei confronti del Fatto Quotidiano. In questa sede italiana la richiesta risarcitoria iniziale è stata fissata a 5 milioni di euro e l’incontro formale tra le parti per verificare i margini di un accordo è stato già programmato per la fine del mese di giugno. Il secondo fronte, decisamente più pesante dal punto di vista economico, è stato invece attivato negli Stati Uniti d’America. A New York, Cipriani ha depositato un dettagliato atto di ben 34 pagine chiamando in causa non solo Il Fatto Quotidiano ma anche la Rai. Sul suolo americano la richiesta di risarcimento ammonta alla strabiliante cifra di 250 milioni di dollari, che al cambio corrispondono a oltre 216 milioni di euro. La giustificazione per una cifra così iperbolica risiede nella differente natura dei danni lamentati oltreoceano, dove a essere colpita non sarebbe soltanto la sfera personale, ma l’intero impero economico e commerciale che fa capo all’imprenditore.
I pesanti danni economici lamentati dalle imprese del gruppo statunitense
Gli avvocati che curano gli interessi del Gruppo Cipriani hanno concentrato gran parte del loro impianto accusatorio sul danno sostanziale arrecato alle attività imprenditoriali della holding. Nel documento ufficiale si parla apertamente di una campagna diffamatoria deliberata, coordinata o comunque caratterizzata da una negligente indifferenza che è stata direttamente indirizzata contro la persona di Giuseppe Cipriani, contro il brand globale e soprattutto contro la società Cipriani Usa. Quest’ultima è un’impresa con sede stabile a New York della quale il compagno di Nicole Minetti risulta essere sia il volto principale sia l’azionista di maggioranza assoluta. A riprova del grave pregiudizio economico subito, i legali hanno inserito nell’atto giudiziario un episodio specifico legato ai rapporti con il mondo del credito. Viene infatti spiegato che uno dei principali istituti bancari di riferimento dell’imprenditore, a causa del clamore mediatico sollevato dalle notizie in Italia, ha bloccato e ritardato la conclusione di una cruciale e imponente operazione di prestito finanziario. La banca ha poi imposto l’accettazione di nuovi e più stringenti termini contrattuali e ha preteso che il gruppo si facesse carico di incaricare una società investigativa esterna e indipendente, a costi definiti esorbitanti, con il solo scopo di indagare internamente e smentire in modo documentale le accuse giornalistiche prima di poter erogare il denaro. Per tali ragioni l’imprenditore chiede il ristoro per l’interferenza illecita degli imputati nelle sue prospettive commerciali.
Le quattro accuse principali che i legali considerano totalmente infondate
L’atto di citazione depositato dai difensori della coppia si focalizza sulla smentita categorica di quattro macrotemi che sono stati oggetto delle pubblicazioni giornalistiche da parte del Fatto Quotidiano e della trasmissione televisiva Report. Il primo punto riguarda l’asserito legame tra Giuseppe Cipriani e il famigerato finanziere Jeffrey Epstein, con la smentita totale del fatto che i due siano mai stati soci in affari o che Epstein avesse concesso all’italiano un prestito da 800 mila sterline. Il secondo blocco di contestazioni riguarda le presunte sponde politiche della vicenda, smentendo radicalmente che il ministro della Giustizia Carlo Nordio abbia mai incontrato la coppia all’interno del loro ranch privato a Punta del Este, in Uruguay, con l’obiettivo di agevolare l’iter per la concessione della grazia presidenziale a Minetti. La terza accusa respinta con forza riguarda la presunta organizzazione di feste private a base di sesso e sostanze stupefacenti all’interno delle proprietà immobiliari della coppia. Infine, il quarto punto tocca la sfera giudiziaria internazionale, negando in modo assoluto che Cipriani e Minetti abbiano corrotto pubblici ufficiali uruguaiani per la complessa vicenda dell’adozione di un bambino e delle relative cure mediche. All’interno di quest’ultimo filone viene definita del tutto inventata e falsa la storia di un presunto coinvolgimento nell’omicidio di un avvocato, vicenda che secondo i legali configurerebbe addirittura un macroscopico caso di scambio di persona. Per i difensori si tratta di ricostruzioni formulate al solo scopo di massimizzare lo scandalo e distruggere la reputazione dei loro assistiti.
La netta smentita del ministro e le relative querele in corso
Un capitolo centrale della tesi difensiva riguarda l’assoluta estraneità del guardasigilli Carlo Nordio rispetto alla villa di Punta del Este. Gli avvocati hanno messo nero su bianco che il ministro non ha mai incrociato Giuseppe Cipriani e non ha mai pianificato alcun favore politico. La genesi di questa specifica notizia viene ricondotta alla trasmissione televisiva E’ Sempre Cartabianca su Rete4, durante la quale il conduttore di Report Sigfrido Ranucci aveva sollevato la questione in un intervento pubblico. La reazione del ministro Nordio era stata immediata, con un intervento telefonico in diretta per smentire in tempo reale l’intera ricostruzione. Quell’episodio ha generato un’autonoma azione legale per diffamazione promossa dallo stesso esponente del governo contro la società R.T.I., la conduttrice Bianca Berlinguer e lo stesso Ranucci, un procedimento giudiziario che risulta tuttora in corso di svolgimento in Italia e che viene utilizzato dai legali di Cipriani come prova della falsità delle affermazioni contestate.
La ritrattazione giurata della massaggiatrice e la vertenza di lavoro
I difensori hanno affrontato con molta precisione la questione dei presunti festini in Uruguay, che ruotava attorno alle dichiarazioni rilasciate da una donna che aveva prestato servizio come massaggiatrice nella residenza estiva della coppia. I legali hanno voluto ridimensionare la figura della testimone, precisando che la signora Gabriela ha lavorato nella villa per un lasso di tempo estremamente circoscritto, quantificabile in soli quattro mesi complessivi e non per venti anni come era stato inizialmente prospettato dagli organi di stampa. Al termine del rapporto di lavoro, avvenuto all’inizio del duemilaventicinque, la donna aveva avviato una comune causa di lavoro chiedendo un indennizzo di 60 mila dollari, controversia che si era poi risolta con il pagamento di una somma molto inferiore pari a soli 6 mila dollari. Soprattutto, gli avvocati hanno rivelato che la stessa lavoratrice ha successivamente firmato una formale dichiarazione giurata e autenticata davanti a un notaio nella quale ha smentito le sue precedenti affermazioni. Nel documento la donna conferma che Nicole Minetti non ha mai reclutato ragazze né ha mai favorito in alcun modo la prostituzione nella proprietà. La massaggiatrice ha precisato che la sua disputa era solo di natura economica e lavorativa, lamentando il fatto di essere stata strumentalizzata dai media e dichiarandosi pronta a valutare a sua volta un’azione legale contro il quotidiano italiano per aver distorto e decontestualizzato le sue parole.
Il calcolo analitico delle perdite finanziarie subito dal gruppo commerciale
Nelle battute finali dell’atto depositato negli Stati Uniti viene illustrato il meccanismo tecnico e contabile utilizzato per quantificare l’enorme richiesta economica avanzata nei confronti di Rai e del Fatto Quotidiano. La difesa descrive una situazione pesantissima, definendo il confronto come una lotta impari tra soggetti editoriali e un privato cittadino che ha dovuto sopportare esborsi economici clamorosi per tutelare i propri interessi. Nel computo dettagliato delle perdite viene evidenziato come il congelamento del finanziamento bancario da 50 milioni di dollari abbia bloccato importanti investimenti commerciali del gruppo. A questo si sommano le spese vive immediate che l’imprenditore ha dovuto sostenere per pagare le tariffe orarie dei professionisti della società investigativa indipendente incaricata di ripulire il nome del brand davanti agli istituti di credito. Tra parcelle di avvocati, costi di indagine e perdite consequenziali dovute ai ritardi nell’ottenimento delle linee di credito, Cipriani dichiara di aver già sborsato oltre un milione di dollari in contanti. Il deterioramento delle relazioni d’affari e la perdita di storiche opportunità di mercato sul suolo americano hanno spinto la difesa a chiedere che il danno commerciale complessivo venga quantificato dal giudice in corso di causa, stabilendo comunque una base di partenza minima invalicabile non inferiore ai 25 milioni di dollari per la sola componente legata alle perdite aziendali dirette.


