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“Cambia tutto!”. Torna l’allerta meteo in Italia: ecco dove colpirà il maltempo

Pubblicato: 09/06/2026 09:14

Dopo una fase caratterizzata da condizioni relativamente stabili, l’atmosfera torna a mostrare segnali di crescente instabilità su parte del territorio italiano. Le correnti in arrivo dall’Atlantico stanno infatti modificando gradualmente il quadro meteorologico, creando le condizioni favorevoli allo sviluppo di nuovi fenomeni temporaleschi, soprattutto nelle aree montuose del Settentrione.

Come spesso accade durante il passaggio tra diverse configurazioni atmosferiche, i primi effetti si manifesteranno in modo irregolare. Alcune zone potrebbero essere interessate soltanto da annuvolamenti temporanei, mentre altre rischiano di fare i conti con rovesci improvvisi, colpi di vento e locali grandinate. Una situazione che viene osservata con particolare attenzione dagli esperti, chiamati a monitorare l’evoluzione di fenomeni potenzialmente intensi.
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Le aree più esposte al rischio temporali

La nuova fase di maltempo interesserà in particolare il Nord Italia, dove nel corso della giornata sono attesi sviluppi temporaleschi concentrati soprattutto tra le aree alpine e prealpine.

Secondo le valutazioni diffuse dal servizio PRETEMP, specializzato nello studio e nella previsione dei fenomeni temporaleschi severi sul territorio nazionale, le condizioni atmosferiche favoriranno la formazione di celle temporalesche isolate ma localmente intense.

Le aree considerate maggiormente esposte riguardano soprattutto le Alpi centro-orientali e le zone a ridosso delle Prealpi tra Lombardia e Veneto, dove il rischio associato ai fenomeni convettivi risulta più elevato rispetto al resto del Settentrione.

In queste zone gli esperti hanno individuato un livello di attenzione superiore rispetto ad altre aree del Nord, dove la probabilità di temporali appare più contenuta ma comunque presente.

Perché aumenta l’instabilità atmosferica

Alla base del peggioramento vi è l’avvicinamento di una saccatura atlantica, una configurazione meteorologica che favorisce l’ingresso di aria più instabile sull’Italia settentrionale.

Gli effetti di questo cambiamento inizieranno a manifestarsi soprattutto dal pomeriggio. Pur non essendo ancora previsto l’arrivo del nucleo di aria più fredda associato alla perturbazione, l’aumento della ventilazione alle quote più elevate contribuirà a rendere l’atmosfera favorevole allo sviluppo di temporali.

In particolare, l’incremento dei venti in quota determinerà condizioni utili all’organizzazione delle strutture temporalesche. Quando questi elementi si combinano con masse d’aria già instabili, il rischio di fenomeni intensi tende infatti ad aumentare.

Grandine, vento e rovesci intensi

I principali effetti attesi riguardano forti precipitazioni, raffiche di vento e possibili episodi di grandine.

Le grandinate previste dovrebbero essere prevalentemente di piccole dimensioni, anche se non vengono esclusi fenomeni localmente più significativi nelle aree maggiormente interessate dall’instabilità.

Particolare attenzione dovrà essere riservata anche alle raffiche associate ai nuclei temporaleschi più sviluppati. In presenza di celle intense, infatti, il vento potrebbe aumentare improvvisamente di intensità, accompagnando i rovesci più forti.

I fenomeni, secondo gli esperti, tenderanno a svilupparsi soprattutto lungo i rilievi alpini e nelle aree immediatamente adiacenti, dove l’orografia rappresenta un elemento favorevole all’innesco della convezione atmosferica.

Situazione più incerta in pianura

Diverso il quadro previsto sulle aree di pianura e nelle zone situate a sud del fiume Po.

Le elaborazioni modellistiche indicano infatti una probabilità inferiore di sviluppo temporalesco rispetto alle aree montuose. L’assenza di una marcata convergenza dei venti nei bassi strati dell’atmosfera riduce infatti le possibilità di formazione di sistemi temporaleschi diffusi.

Nonostante ciò, il livello di instabilità presente nell’atmosfera rimane comunque significativo. Per questo motivo gli esperti non escludono del tutto la comparsa di fenomeni isolati anche nelle zone considerate meno esposte.

L’inibizione convettiva, parametro che misura la difficoltà dell’aria a sviluppare moti verticali responsabili dei temporali, si mantiene infatti su valori contenuti, lasciando aperta la possibilità di evoluzioni locali differenti rispetto alle simulazioni prevalenti.

Evoluzione nelle prossime ore

L’attenzione resta concentrata soprattutto sulle ore pomeridiane e serali, quando il contrasto tra il riscaldamento diurno e l’aumento dell’instabilità atmosferica potrebbe favorire la formazione dei fenomeni più intensi.

Il quadro meteorologico continuerà quindi a essere caratterizzato da una marcata variabilità, con differenze anche significative tra aree vicine. Le zone alpine e prealpine restano quelle dove il rischio di temporali intensi, grandine e forti raffiche di vento appare più concreto, mentre sul resto del Nord la probabilità di fenomeni sarà generalmente più limitata ma non del tutto assente.

Una situazione in costante evoluzione che richiederà un monitoraggio continuo nel corso della giornata, soprattutto nelle aree considerate più vulnerabili ai fenomeni temporaleschi severi.

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