
I bombardamenti e gli scontri delle ultime ore hanno prodotto un risultato che molti osservatori considerano significativo: l’Iran continua a disporre di una consistente capacità missilistica, nonostante anni di pressioni militari, sanzioni e attacchi mirati contro le sue infrastrutture strategiche. La nuova ondata di lanci effettuata dai Pasdaran dimostra infatti che la Repubblica islamica mantiene una forza di deterrenza capace di influenzare non soltanto Israele, ma anche gli equilibri dell’intero Medio Oriente.
Sul piano militare, i danni inflitti dagli attacchi iraniani sono stati limitati rispetto alla superiorità aerea israeliana. Sul piano politico e strategico, però, il messaggio arrivato da Teheran appare diverso: l’Iran conserva ancora strumenti di pressione che potrebbero pesare nelle future trattative regionali e internazionali.
I missili nascosti dei Pasdaran
Secondo le ricostruzioni emerse dopo gli attacchi, le forze iraniane avrebbero lanciato circa 24 missili balistici, impiegando soprattutto modelli di nuova generazione dotati di propulsione a combustibile solido.
Si tratta di sistemi particolarmente difficili da neutralizzare preventivamente perché possono essere trasportati su mezzi mobili, rapidamente spostati e nascosti in diverse aree del territorio iraniano. Proprio questa caratteristica avrebbe consentito ai Pasdaran di preservare una parte importante del proprio arsenale nonostante i continui raid e le attività di intelligence occidentali e israeliane.
La capacità di coordinare i lanci in più ondate suggerisce inoltre che la struttura di comando e comunicazione iraniana sia rimasta operativa e funzionale anche sotto pressione.
Lo scudo difensivo israeliano e l’aiuto degli Stati Uniti
La risposta israeliana ha beneficiato ancora una volta di un sistema difensivo estremamente avanzato. Secondo le autorità israeliane, la quasi totalità dei missili diretti verso il Paese sarebbe stata intercettata, anche se alcune immagini diffuse sui social sembrano mostrare almeno un impatto al suolo.
Un elemento centrale è stato però il contributo americano. Negli ultimi mesi Washington ha rafforzato la protezione dello Stato ebraico attraverso i sistemi Thaad dell’esercito statunitense e i missili Standard della Marina americana, integrandoli con le difese già in dotazione alle Forze di Difesa Israeliane.
Questo supporto ha consentito di compensare il numero limitato di batterie Arrow 3 disponibili e di mantenere elevata la capacità di intercettazione contro le minacce provenienti dall’Iran.
Israele domina i cieli, ma Teheran non cede
Sul piano strettamente militare, la superiorità israeliana resta evidente. L’aviazione di Tel Aviv continua a operare nei cieli iraniani con grande libertà d’azione, colpendo obiettivi selezionati e infliggendo danni ben superiori a quelli provocati dagli attacchi missilistici iraniani.
Tuttavia, secondo molti analisti, questa superiorità non è stata sufficiente a modificare il comportamento strategico della leadership iraniana. Dopo migliaia di raid subiti negli ultimi anni, la Repubblica islamica continua infatti a mantenere una linea negoziale rigida e a rivendicare un ruolo centrale negli equilibri regionali.
La convinzione diffusa a Teheran è che gli Stati Uniti non siano disposti ad affrontare una nuova escalation militare diretta e che, di conseguenza, esistano ancora margini per difendere le proprie posizioni al tavolo diplomatico.
La vera arma resta Hormuz
Più ancora dell’arsenale missilistico, la leva strategica più importante per Teheran continua a essere il controllo dello Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il traffico energetico mondiale.
Una quota rilevantissima delle esportazioni globali di petrolio e gas attraversa infatti questo corridoio marittimo. Qualsiasi minaccia alla libertà di navigazione nell’area ha conseguenze immediate sui mercati energetici e sulle economie occidentali.
Per questo motivo l’Iran ritiene di possedere una carta negoziale di enorme valore. La possibilità di influenzare la sicurezza di Hormuz rappresenta infatti uno strumento di pressione ben più efficace di qualsiasi singolo sistema d’arma e continua a rafforzare la posizione della Repubblica islamica nei confronti degli Stati Uniti e dei loro alleati regionali.
Una partita ancora aperta
Gli eventi delle ultime ore confermano quindi che il confronto tra Iran, Israele e Stati Uniti non si gioca soltanto sul piano militare. Accanto ai bombardamenti e alle operazioni di intelligence prosegue infatti una complessa partita diplomatica nella quale ogni attore cerca di accumulare vantaggi da spendere al tavolo delle trattative.
In questo contesto, la sopravvivenza dell’arsenale missilistico iraniano e il ruolo strategico di Hormuz rappresentano due elementi che continuano a garantire a Teheran un peso negoziale significativo, nonostante la pressione militare e politica esercitata dai suoi avversari.


