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“È finita malissimo”. Louis Dassilva, la brutta notizia è appena arrivata

Pubblicato: 10/06/2026 15:09

E invece è finita malissimo, per ora, per la procura di Rimini che aveva chiesto la massima pena per Louis Dassilva, accusato dell’omicidio della pensionata Pierina Paganelli, trovata senza vita nel garage del condominio di via del Ciclamino nell’ottobre del 2023. Dopo mesi di dibattimenti, testimonianze e perizie, il processo per il delitto che ha sconvolto Rimini si è concluso con una decisione destinata a far discutere a lungo.

C’era chi era pronto a scommettere su una condanna esemplare e chi, invece, continuava a sostenere che il quadro accusatorio presentasse ancora troppe zone d’ombra. Dopo mesi di dibattimenti, testimonianze e perizie, il processo per il delitto che ha sconvolto Rimini si è concluso con una decisione destinata a far discutere a lungo. Al centro della vicenda, l’omicidio della pensionata Pierina Paganelli, trovata senza vita nel garage del condominio di via del Ciclamino nell’ottobre del 2023.

La sentenza è arrivata dopo oltre 16 ore di camera di consiglio della Corte d’Assise di Rimini. L’unico imputato, Louis Dassilva, che rischiava l’ergastolo richiesto dalla Procura, è stato assolto ed è tornato immediatamente in libertà. Un verdetto accolto con emozione dai familiari e dagli amici presenti in aula, dove non sono mancati applausi, lacrime e momenti di forte tensione emotiva.

L’assoluzione che cambia tutto

Per comprendere la portata della decisione bisogna tornare alla mattina del 4 ottobre 2023, quando il corpo di Pierina Paganelli venne scoperto dalla nuora Manuela Bianchi all’interno dell’autorimessa del complesso residenziale. In un primo momento gli investigatori ipotizzarono un possibile femminicidio. Tuttavia quella pista si affievolì rapidamente quando emerse che l’ex marito della donna si trovava in Germania da diversi mesi.

La scena del crimine apparve subito inquietante. Il corpo della vittima era adagiato sopra un giocattolo, con i capelli bagnati e tirati all’indietro, la gonna sollevata e la biancheria tagliata. Elementi che spinsero gli inquirenti a ritenere che l’anziana non fosse stata scelta casualmente. Le attenzioni degli investigatori si concentrarono presto sull’ambiente condominiale, dove vivevano diversi protagonisti della vicenda.

Caso Pierina Paganelli: immagine collegata all

Le indagini coordinate dal pubblico ministero Daniele Paci si focalizzarono sui rapporti tra vicini di casa. Un elemento ritenuto fondamentale fu la registrazione audio captata da una telecamera installata in un garage della zona, che registrò le urla della vittima e consentì di fissare l’orario del delitto alle 22.13. Secondo la Procura, proprio in quel momento Dassilva non avrebbe avuto un alibi in grado di escludere il suo coinvolgimento.

A rendere ancora più complesso il caso fu la scoperta della relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi. L’intercettazione del 4 ottobre 2023, effettuata nella sala d’attesa della Questura, portò alla luce il legame tra i due. In quella che il gip Vinicio Cantarini definì una “presunta confessione”, Dassilva, incalzato dalla donna, rispose dopo un lungo silenzio “non cambia niente tra di noi”. Da quel momento emersero dettagli sull’amore clandestino, sugli incontri segreti nei garage, sulle fotografie scattate insieme e sui messaggi in codice che alimentarono l’interesse mediatico attorno alla vicenda.

Il procedimento giudiziario, iniziato il 15 settembre 2026 con Dassilva già detenuto, ha visto sfilare una quantità enorme di prove e consulenze tecniche. Tra gli elementi più discussi ci sono state le intercettazioni relative a presunti riti voodoo richiesti dall’imputato a uno stregone senegalese contro gli investigatori e il magistrato titolare dell’inchiesta. Parallelamente sono state analizzate migliaia di pagine di perizie scientifiche, comprese quelle sul Dna curate dal professor Emiliano Giardina, che non hanno individuato tracce biologiche riconducibili a Dassilva.

Altro punto centrale del dibattimento è stata la cosiddetta Cam3, la telecamera della farmacia di via del Ciclamino. Per la Procura avrebbe immortalato l’assassino subito dopo il delitto. Il consulente nominato dal Tribunale è però giunto a conclusioni differenti, sostenendo che la persona ripresa non fosse Dassilva ma un altro condomino. Una divergenza interpretativa che ha contribuito ad alimentare i dubbi della difesa.

Determinante nell’impianto accusatorio è rimasta la testimonianza di Manuela Bianchi. La donna, indagata per favoreggiamento e interrogata per tre giorni, ha raccontato tra le lacrime di aver incontrato Dassilva nel garage prima del ritrovamento del corpo e di aver ricevuto da lui indicazioni su come comportarsi con la polizia. La sua attendibilità è diventata uno dei temi centrali dell’intero processo. Nonostante ciò, un confronto diretto tra i due non è mai stato effettuato. Dassilva, durante il dibattimento, ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nell’omicidio, arrivando anche a prendere le distanze dalla relazione con la nuora della vittima e dichiarando: “Valeria mi ha sempre perdonato lo avrebbe fatto anche stavolta”.

Con la lettura della sentenza si apre ora un nuovo capitolo. L’assoluzione non chiude necessariamente la vicenda sul piano giudiziario, poiché la Procura potrebbe decidere di impugnare il verdetto. E non è tutto, c’è un altro aspetto che lascia l’amore in bocca: il risvolto del risarcimento. Dopo la sentenza di assoluzione i discute già della possibilità che Dassilva possa ottenere un indennizzo per il lungo periodo trascorso in carcere in custodia cautelare.

Durante una diretta di Fanpage.it, l’avvocato Daniele Bocciolini ha spiegato: “Dal punto di vista umano è chiaro che il risarcimento si dovrebbe ottenere subito, già da stanotte”. Tuttavia il percorso previsto dalla legge è più complesso. Come ha precisato il legale, “Bisogna aspettare che la sentenza diventi irrevocabile, quindi che si arrivi al giudicato penale. Solo allora si potrà fare un calcolo preciso dei giorni passati in carcere ingiustamente e presentare formalmente una richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione”. Per ora, quindi, niente da fare.

Anche i difensori dell’imputato hanno confermato che la questione economica verrà eventualmente affrontata in futuro, ma che in questo momento la priorità è un’altra. Come hanno dichiarato dopo la sentenza, “ma ora pensiamo ad altro, intanto Dassilva cerca di metabolizzare quello che è successo, adesso siamo in questa fase”. Un’affermazione che fotografa il clima di queste ore: da una parte la soddisfazione per la scarcerazione, dall’altra la consapevolezza che una vicenda così complessa potrebbe non essere ancora arrivata al suo ultimo capitolo.

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Ultimo Aggiornamento: 10/06/2026 15:23

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