
Sembra la canzone degli 883 che chiedeva chi ha ucciso l’Uomo Ragno, e forse l’assassino è lo stesso. Sembrava che il centrodestra siciliano fosse la linea Maginot di quello italiano. La Sicilia era la terra dei moderati, di coloro che cambiavano poco per non cambiare nulla, dei Gattopardi indolenti e immutabili. Invece questa linea, difensiva più che offensiva, nessun leader a risalire lo stivale per sedere sulla sedia di Crispi, sembra venir giù. Sembra, stante anche le dichiarazioni di tanti attori del campo governativo, che qualcuno abbia ucciso il centrodestra, macinatore di consensi prima per la DC, poi per Forza Italia, ed oggi per il variegato all’amarena, molto amara, che è il centrodestra siciliano.
Illudersi di trovare qualcuno con il quid per risollevarlo è pia illusione, diciamolo subito. Perché questa non è una crisi politica, ma di sistema politico, di classi dirigenti indistinte, di carenza di luoghi dove possano svilupparsi. È una crisi che nasce da lontano, sull’addio delle persone più formate che già dagli anni ‘80 hanno lasciato l’isola per luoghi di maggiori crescite personali e di opportunità. Sono, siamo, diciamolo con franchezza, rimasti i peggiori, i più pavidi, i più conservatori, solo che se finiscono nel magazzino i sementi, rimane solo il concime. E di quello può anche morire il terreno.

La crisi si era appalesata già nel 2012, infatti vinse Rosario Crocetta da Gela, con una spaccatura profonda del centrodestra dovuta a Gianfranco Miccichè e Raffaele lombardo, oggi insieme in Grande Sicilia, forse il gruppo con maggiore avversione alla governance regionale. Lombardo, ex presidente della regione, da ormai un anno aveva chiesto l’azzeramento della giunta, perché non c’erano più le ragioni politiche dello stare insieme. Si è continuato con “W il Pil”, ma non per tutti visto il 25% di siciliani in povertà assoluta, e finanziarie che hanno pagato solo, con prezzario alla mano, i deputati dell’assemblea. Lombardo stava nel centrodestra perché c’era un leader, Silvio Berlusconi, che lo garantiva. Oggi non c’è più, e cade la sua motivazione a starci a prescindere. E da mesi che il suo gruppo vota contro o dissente dalla maggioranza. Altro gruppo che non accetta la linea Schifani, a volte non presentandosi in giunta, è quello di Fdi, che non tollera dall’inizio la famosa inversione degli assessorati dopo il caso Cannes. Loro, tramite La Russa avevano colpito mortalmente Miccichè per scegliere Schifani, e non si sentono azionisti importanti e decisivi di questo governo, oltre ad avere una innumerevole lusta di risse interne. Eppure loro dai sondaggi sono il primo partito, lega, DC e altri sono sotto la soglia di sbarramento. Ma una cosa sino i sondaggi, altra le liste con i concorrenti, lì c’è la raccolta del consenso personale.
Che è il vero assassino culturale del centrodestra siciliano, il quale vive solo sul e per il consenso personale, non avendo più visione della comunità, figuriamoci del proprio partito. I compagni di partito, chi va in lista, sono avversari interni, non alleati. Le risse, appunto, tutti i partiti del centrodestra sino commissariati. L’egoismo e la Cutra sono i veri moventi del delitto, ma la madre del parricidio politico è la totale assenza di politica. A Schifani resta associarsi, dopo tutte le non benevoli intercettazioni dei protagonisti che spesso parlano di lui, a Nessuno tocchi Caino, perché è chiaro che lui sarà, senza alcuna analisi delle cause, il Capro espiatorio, soprattutto se l’agonia non terminerà presto. Chi ha distrutto il centrodestra? Nessuno si può tirare fuori, la Regione Siciliana vive di continuità negli scandali, sanzionati o meno, da 25 anni. Chiedetelo ai vecchi Lombardo e Cuffaro, loro c’erano, ed oggi sono testimoni del cupio dissolvi. Chiedetelo ai giovani turchi rampanti, che, non innovando prassi, hanno eseguito gli stessi riti di potere senza politica, chiedetelo a Galvagno e Sammartino. Chiedetelo ai testimoni muti che si lamentano in privato per anni, come ha meritoriamente confessato Nicola D’Agostino, o a chi con schiettezza detto “chiudiamola qui”, come l’onesto on. Assenza. L’unica persona a cui non potete chiederlo è il deputato Nessuno, perché oggi impegnato in altri interrogatori. Ma comunque non vi avrebbe risposto, perché il caposaldo della politica siciliana, che prima era il laboratorio dell’analisi, è oggi rifiutarla a prescindere, e farsi, esclusivamente, i cabasi propri.


