
La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una nuova fase militare. Dopo l’abbattimento di un elicottero Apache americano nei pressi dello Stretto di Hormuz, Donald Trump ha ordinato una vasta operazione contro infrastrutture militari iraniane considerate strategiche per il controllo della navigazione nel Golfo. Teheran ha reagito nel giro di poche ore lanciando missili e droni contro installazioni americane in Bahrein, Kuwait e Giordania. La notte è stata segnata da esplosioni, intercettazioni e allarmi aerei in tutta la regione. Mentre Washington sostiene che i raid siano stati limitati e mirati, l’Iran minaccia nuove azioni e accusa gli Stati Uniti di aver violato il diritto internazionale. La tensione resta altissima e cresce il timore di un allargamento del conflitto in tutto il Medio Oriente.

13:54 Crosetto: “Arrivato il momento di arrivare alla conclusione, noi siamo pronti del lavoro successivo”
“In quella zona è complicato da mesi. Ho sentito Trump che ha parlato della reazione americana come il minimo che si potesse fare di fronte a un’azione di questo tipo. Vuol dire che è aperto a continuare il dialogo di pace. Speriamo continui, perché sono troppe settimane che le volontà che esprimono le due parti non si concretizzano. Penso sia giunto il momento, sia da parte di ognuna delle due parti in causa, sia da parte del resto del mondo, di arrivare a una conclusione. Noi siamo pronti a fare il lavoro successivo allo scoppio della pace, che è quello di far riprendere completamente il passaggio per Hormuz”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a Palermo, a margine della celebrazione nazionale della Giornata della Marina militare.
13:34 Trump: “Vicino all’ordinare nuovi attacchi all’Iran”
Donald Trump è vicino all’ordinare nuovi attacchi contro l’Iran. Lo ha detto lo stesso presidente a Fox.
06:42 – Iran ai Paesi del Golfo: “Non concedete basi agli Usa”
L’Iran ha lanciato un appello ai Paesi del Golfo Persico affinché impediscano agli Stati Uniti e a Israele di utilizzare il loro territorio per pianificare o eseguire operazioni militari contro la Repubblica Islamica. In una nota diffusa dal ministero degli Esteri, Teheran ha parlato di una responsabilità “legale e morale” dei governi della regione, sottolineando che qualsiasi supporto logistico o militare alle operazioni occidentali verrebbe considerato una forma di coinvolgimento diretto nel conflitto. Il messaggio è rivolto soprattutto a Bahrein, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, dove sono presenti importanti basi americane.
06:36 – Teheran: “Pronti a colpire ancora le basi americane”
Il ministero degli Esteri iraniano ha duramente condannato i bombardamenti statunitensi, definendoli una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite e delle norme che regolano i rapporti tra gli Stati. Nella nota ufficiale si sostiene che Washington abbia dimostrato ancora una volta una natura aggressiva e incline alla guerra. Teheran rivendica gli attacchi contro le installazioni americane nel Golfo come un esercizio del diritto alla legittima difesa e avverte che qualsiasi nuova aggressione riceverà una risposta immediata. Le autorità iraniane affermano inoltre che tutte le basi e le strutture logistiche utilizzate dagli Stati Uniti nella regione restano obiettivi potenziali.
06:07 – Attacchi iraniani anche contro Bahrein e Kuwait
L’offensiva lanciata nella notte da Teheran non si è limitata alla Giordania. Secondo le informazioni diffuse dai governi della regione, missili e droni iraniani sono stati diretti anche verso obiettivi situati in Bahrein e Kuwait, due Paesi che ospitano una significativa presenza militare americana. Entrambi gli Stati hanno immediatamente attivato le proprie difese aeree e dichiarato lo stato di massima allerta. Le autorità locali non hanno fornito un bilancio definitivo, ma l’episodio conferma la volontà dell’Iran di estendere la pressione militare a tutte le infrastrutture statunitensi presenti nel Golfo.
05:48 – Giordania, intercettati cinque missili iraniani
Le forze armate giordane hanno comunicato di aver abbattuto cinque missili lanciati dall’Iran contro l’area che ospita la base aerea di Muwaffaq Salti, utilizzata anche dagli Stati Uniti. Secondo Amman, i sistemi di difesa hanno funzionato regolarmente e non si registrano vittime né danni significativi. I Pasdaran sostengono invece di aver preso di mira una struttura strategica dalla quale operano caccia F-35 e altri velivoli americani. L’episodio dimostra come anche la Giordania, finora rimasta relativamente ai margini delle tensioni regionali, rischi di essere coinvolta direttamente nelle conseguenze del confronto tra Washington e Teheran.
05:19 – Difese aeree kuwaitiane in azione
Nel corso della notte i sistemi di difesa aerea del Kuwait sono entrati in funzione dopo il rilevamento di quelli che l’esercito ha definito “obiettivi ostili”. Diverse esplosioni sono state avvertite in varie zone del Paese, alimentando la preoccupazione della popolazione. Le autorità non hanno fornito dettagli sul numero di missili o droni intercettati, ma hanno confermato che la situazione è sotto controllo. L’episodio conferma il livello di allerta raggiunto in tutto il Golfo dopo la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran.
04:04 – Pasdaran: “Rappresaglia completata”
I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato la conclusione dell’operazione di risposta ai bombardamenti americani. In una nota diffusa dall’agenzia Tasnim, i Pasdaran affermano di aver colpito complessivamente 21 obiettivi collegati alle forze statunitensi nella regione e di aver abbattuto un drone americano MQ-9. L’organizzazione militare iraniana ha tuttavia precisato che le proprie forze restano in stato di massima prontezza e che eventuali ulteriori azioni americane provocheranno una reazione ancora più severa.
03:51 – Pasdaran: colpita la base americana di al-Azraq
I media iraniani sostengono che missili lanciati dalle forze della Repubblica Islamica abbiano raggiunto la base americana di al-Azraq, in Giordania. Si tratta di una delle installazioni militari più importanti per le operazioni statunitensi nella regione. Al momento non vi sono conferme indipendenti sull’entità dei danni, ma la rivendicazione rappresenta uno dei passaggi più significativi della risposta iraniana agli attacchi americani.
03:09 – Gli Usa dichiarano conclusa l’operazione su Hormuz
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato la fine dei raid contro obiettivi militari iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz. Secondo Washington, l’operazione ha colpito radar, centri di comando, sistemi di difesa aerea e infrastrutture utilizzate per monitorare il traffico navale nel Golfo. Le autorità americane descrivono l’azione come una risposta proporzionata all’abbattimento dell’Apache e insistono sul fatto che non esiste l’intenzione di allargare il conflitto.
02:59 – Minaccia iraniana di attacchi più pesanti
I Pasdaran hanno avvertito che eventuali nuovi bombardamenti americani provocheranno una risposta molto più estesa. Nel comunicato diffuso durante la notte si afferma che sono già stati individuati ulteriori obiettivi militari statunitensi nella regione e che le forze iraniane sono pronte a colpirli senza esitazione. Il messaggio è stato interpretato come un tentativo di deterrenza nei confronti di Washington.
02:52 – Droni contro la Quinta Flotta americana
Teheran ha rivendicato un attacco con droni contro la base della Quinta Flotta statunitense in Bahrein. I Guardiani della Rivoluzione sostengono che l’azione sia stata condotta in risposta diretta ai bombardamenti ordinati da Donald Trump. La Quinta Flotta rappresenta uno dei principali strumenti della presenza militare americana nel Golfo Persico e costituisce un obiettivo di alto valore strategico.
02:12 – Terza ondata di raid Usa sull’Iran
Secondo fonti americane citate dai media statunitensi, Washington ha lanciato una terza ondata di attacchi contro obiettivi militari iraniani. Le operazioni avrebbero interessato in particolare installazioni radar, sistemi antiaerei e infrastrutture considerate essenziali per il controllo dello Stretto di Hormuz. L’intensità dell’azione dimostra la volontà americana di ridurre le capacità operative iraniane nella regione.


