
A distanza di anni dal delitto di Garlasco, uno dei casi più discussi della cronaca italiana continua a sollevare interrogativi cruciali. Tra questi, uno in particolare torna al centro del dibattito investigativo: dove si è lavato l’assassino dopo aver ucciso Chiara Poggi nella villetta di famiglia la mattina del 13 agosto 2007.
Un dettaglio apparentemente secondario, ma che potrebbe avere un peso determinante nella ricostruzione della dinamica dell’omicidio. La presenza o meno di tracce, la loro posizione e la loro compatibilità con le ipotesi investigative rappresentano infatti elementi chiave per comprendere i movimenti del killer all’interno dell’abitazione.
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Il bagno o la cucina: due versioni a confronto
Secondo la ricostruzione che ha portato alla condanna di Alberto Stasi, l’assassino si sarebbe recato nel bagno per lavarsi accuratamente le mani. A supporto di questa tesi, le numerose impronte rilevate sul dispenser, interpretate come segno di un’azione di pulizia immediatamente successiva al delitto.
Lo stesso Stasi ha sempre respinto questa versione, ribadendo la propria innocenza e sostenendo di aver utilizzato il bagno la sera precedente, quando si trovava in casa con Chiara. Una versione confermata anche nel suo ultimo interrogatorio davanti al procuratore di Pavia nel maggio 2025.
Ma le indagini più recenti, sviluppate nell’ambito del filone che ha coinvolto Andrea Sempio, propongono una lettura differente. Secondo gli inquirenti, l’eventuale pulizia potrebbe essere avvenuta nel lavandino della cucina e non nel bagno.

Le tracce e il ruolo dei rilievi scientifici
Al centro della nuova ricostruzione ci sono elementi tecnici e rilievi scientifici. In particolare, la presenza di capelli nel lavabo del bagno viene considerata incompatibile con un lavaggio accurato: l’acqua, secondo questa interpretazione, avrebbe dovuto trascinarli via.
A rafforzare il dibattito è intervenuto anche Luciano Garofano, ex generale del Ris di Parma, che ha pubblicato immagini e considerazioni tecniche sulla dinamica del delitto: “Queste foto non sono mai state mostrate con la dovuta chiarezza. Anzi, forse non sono mai state mostrate. Spesso, nel dibattito sul caso Garlasco, si fa confusione sulla reale dinamica e sui movimenti all’interno della casa. E dai dati oggettivi che abbiamo, l’assassino di Chiara si è lavato nel bagno, non in cucina”.
Nel suo intervento, Garofano insiste sulla logica delle tracce: “La cucina: come si può notare dalle foto prima e dopo il trattamento con il Luminol, nell’area sotto il lavandino della cucina non vi è alcuna traccia di scarpe insanguinate. La logica delle tracce: le impronte in cucina si interrompono in corrispondenza del tavolo. È scientificamente e logicamente improbabile che, con tutto quel sangue, l’assassino sia riuscito a raggiungere il lavandino senza lasciare nessuna traccia sul pavimento”.
E ancora: “Il bagno: al contrario, i rilievi effettuati nel bagno inferiore mostrano uno scenario completamente diverso. Lì, il Luminol ha evidenziato chiaramente la presenza di più tracce di scarpa. Anche la planimetria e la ricostruzione del percorso confermano in modo oggettivo questa dinamica. L’evidenza scientifica dimostra, senza spazio per le interpretazioni, che l’assassino non può essersi lavato in cucina”.
Le conclusioni degli attuali inquirenti
Di diverso avviso sono invece i carabinieri del Nucleo operativo di Milano, autori delle indagini più recenti. Nella loro informativa emerge una posizione netta: l’assassino non si sarebbe lavato nel bagno.
“Nel lavandino del bagno non vennero mai trovate tracce di sangue, e la presenza di ben 4 capelli scuri lunghi nel lavabo (come evidenziato dalle foto riportate, ndr), esclude che su quella superficie ci possa mai essere stata un’azione di pulizia, tanto più, accurata”.
Gli investigatori sottolineano anche altri elementi: “Inoltre – spiegano gli attuali investigatori – la presenza delle tracce di scarpa a tasselli ovoidali/ellissoidali nella cucina, e la mancata analisi al luminol fatta sul tappetino della cucina, fanno ritenere più plausibile e ragionevole che l’autore, semmai si fosse lavato, lo abbia fatto utilizzando il lavandino della cucina. Tra l’altro su quel lavandino non venne mai fatta alcuna campionatura per le analisi o per l’esecuzione di test speditivi che evidenziassero la presenza di sangue”.
Il mistero ancora aperto nel delitto di Garlasco
Resta un dato che continua a lasciare aperti interrogativi: né in bagno né in cucina sono state trovate impronte riconducibili ad Andrea Sempio. L’unico elemento ritenuto significativo dalla Procura di Pavia resta la cosiddetta traccia 33, rinvenuta sulla parete delle scale interne della villetta.
Un dettaglio che, insieme agli altri elementi raccolti negli anni, contribuisce a mantenere aperto uno dei casi più complessi della cronaca italiana. Il punto su dove si sia lavato l’assassino, apparentemente marginale, si conferma invece uno snodo centrale nella ricerca della verità sul delitto di Chiara Poggi.


