
A quasi 42 anni, LeBron James continua a riscrivere i confini della longevità sportiva. La stella dei Los Angeles Lakers occupa il secondo posto nella classifica degli atleti più influenti al mondo stilata da Time, confermandosi non solo come uno dei migliori giocatori di basket della storia, ma anche come una figura capace di incidere nel dibattito pubblico, nell’economia e nella cultura popolare.
Il fuoriclasse americano è ormai molto più di un atleta: il suo nome è associato a iniziative sociali, investimenti imprenditoriali e progetti mediatici che hanno trasformato il suo marchio personale in un impero dal valore miliardario.
A sorprendere è soprattutto la presenza al secondo posto di Hilary Knight, icona dell’hockey femminile statunitense e protagonista della conquista della medaglia d’oro degli Stati Uniti ai Giochi di Milano-Cortina. Una scelta che ha alimentato il dibattito, considerando come la sua notorietà resti prevalentemente legata al pubblico americano.
Nella top ten trovano spazio anche figure come Roger Goodell, commissioner della NFL, e A’Ja Wilson, stella della WNBA, nomi molto influenti negli Stati Uniti ma meno conosciuti a livello internazionale.
La graduatoria ha suscitato perplessità soprattutto per la posizione di alcuni campioni dalla fama globale. Tadej Pogacar, tra i dominatori del ciclismo mondiale, compare soltanto al 24° posto, mentre Cristiano Ronaldo si ferma al 30°.
Una collocazione che difficilmente farà piacere al fuoriclasse portoghese, soprattutto considerando che il suo storico rivale Lionel Messi occupa invece il terzo gradino del podio. Un risultato che potrebbe essere stato favorito anche dalla crescente esposizione mediatica dell’argentino negli Stati Uniti, dove milita attualmente nella MLS.
La classifica conferma così come il concetto di influenza sportiva non coincida necessariamente con quello di popolarità globale o risultati agonistici, ma tenga conto anche dell’impatto mediatico, economico e culturale esercitato dagli atleti ben oltre il terreno di gioco.


