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Sorelle scomparse: trovata la prima traccia concreta

Pubblicato: 17/06/2026 07:21

Le indagini sulla misteriosa sparizione di Alisya e Sarah, le due sorelline di 16 e 12 anni svanite nel nulla nella notte tra sabato 6 e domenica 7 giugno dalla comunità “Ofh Hope” di Civitella Alfedena, sono entrate in una fase cruciale. Il lavoro degli inquirenti si sta concentrando su una serie di tracce tecnologiche ben precise: tre numeri di cellulare sono finiti nel mirino degli investigatori. Due di queste schede telefoniche risultano inattive da circa 72 ore, ma i tabulati dimostrano che hanno continuato ad agganciare la rete mobile per almeno quattro giorni successivi alla scomparsa delle ragazze. Le due minori avrebbero infatti con sé almeno due dispositivi portatili, uno dei quali risulta formalmente intestato a un parente. Il segnale radio, inizialmente localizzato dai ripetitori nell’area del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, si sarebbe interrotto definitivamente intorno alla giornata di mercoledì.

Nel frattempo, sul territorio si è attivata una vera e propria task-force per setacciare palmo a palmo l’intera area protetta montana. Circa 50 uomini tra vigili del fuoco, protezione civile, soccorso alpino e gli specialisti della Guardia di finanza di Roccaraso stanno perlustrando rifugi in quota, casolari isolati, grotte e persino il cimitero locale. La Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo per sottrazione e abbandono di minori, mentre si scava nel passato recente delle due sorelle. Di recente, il Tribunale di Cassino aveva dichiarato la decadenza della responsabilità genitoriale della madre, Valentina D’Acunto, stabilendo il successivo e graduale ritorno delle figlie dal padre, Stefano Di Giacinto. Una decisione che le minori avrebbero scoperto solo pochi giorni prima di svanire nel nulla, lasciando nella loro stanza d’albergo alcuni biglietti con frasi descritte come “codici”.

Telefoni nascosti e l’ipotesi di un rifugio segreto tra le vette

A gettare una luce del tutto nuova e dettagliata su questa intricata vicenda sono le dichiarazioni di Youssef, il fidanzato diciottenne di Alisya. Il ragazzo, che ha incontrato le sorelle poche ore prima della fuga, esclude categoricamente l’ipotesi di un gesto d’impulso o di un allontanamento solitario, focalizzando l’attenzione proprio sulla possibilità che le due nascondessero dei telefoni e avessero pianificato tutto nei minimi dettagli. «Sabato pomeriggio, io, Alisya e Sarah,abbiamo fatto un giro in paese, erano tranquille. Poi alle sei io sono tornato qui per lavorare e loro sono andate a casa. E non so più niente», racconta il giovane, ancora visibilmente scosso da quel repentino cambio di scenario.

Secondo il diciottenne, il silenzio dei cellulari ufficiali e la successiva disattivazione dei ponti radio non escludono affatto che le ragazze stiano utilizzando canali di comunicazione alternativi o dispositivi non censiti. «No, no. Io da quel sabato pomeriggio non ho più notizie. So che andavano a casa e basta. Può essere che avessero anche un cellulare nascosto», confessa Youssef, ipotizzando una strategia di depistaggio ben orchestrata da qualcuno che potrebbe aver fornito loro i mezzi necessari per rendersi irreperibili.

Le parole del giovane si concentrano in modo quasi profetico anche sul luogo in cui le due minorenni potrebbero aver trovato riparo in questi dieci giorni di totale assenza di tracce. Mentre i droni dei vigili del fuoco sorvolano la diga del lago di Barrea e i cinofili battono la Camosciara, il ragazzo invita a guardare oltre i confini delle ricerche istituzionali, parlando apertamente di una struttura già pronta a ospitarle.

«Le cercano qui, ma io non credo che sono ancora qui intorno. Se sono venuti a prenderle le hanno portate via da qui. E se sono con familiari o con qualcuno che conoscono non credo possa succedere qualcosa di brutto. In una casa, forse in montagna, non lo so. Credo che c’era una casa pronta, una casa che nessuno conosceva, non a Cassino. Una volta mi avevano detto una cosa del genere, però non lo so se è vero, dov’è, magari è quello che volevano, una casa nuova dove tornare a vivere con la loro madre», rivela Youssef. Un’ipotesi, quella della rete di protezione in una località montana isolata, che si sposa perfettamente con le ultime mosse degli inquirenti, i quali stanno verificando la presenza di prodotti senza glutine nei negozi della zona, dato che la piccola Sarah è affetta da celiachia.

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Ultimo Aggiornamento: 17/06/2026 09:42

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