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Khamenei sull’intesa Usa-Iran: “Trump ha agito per debolezza e necessità”

Pubblicato: 18/06/2026 23:54

Teheran – La Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, è intervenuta pubblicamente per la prima volta dopo la firma del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, definendo l’accordo il risultato di una posizione di “debolezza e necessità” da parte di Washington. Secondo Khamenei, il presidente americano Donald Trump avrebbe utilizzato “tutti i mezzi disponibili” per arrivare alla firma del protocollo, poi siglato a distanza insieme al presidente iraniano Massoud Pezeshkian.

Nel suo messaggio alla nazione, Khamenei ha precisato di aver espresso inizialmente una posizione diversa rispetto all’intesa, ma di aver poi dato il proprio assenso sulla base delle garanzie ricevute da Pezeshkian circa la tutela degli interessi iraniani e del cosiddetto “fronte della resistenza”. Le sue parole arrivano in un momento di forte tensione politica interna, con il Paese diviso tra apertura diplomatica e posizioni più radicali.

I contenuti dell’accordo e il nodo nucleare

Il memorandum prevede che l’Iran si impegni alla diluizione dell’uranio arricchito nell’ambito di futuri negoziati, in cambio di una progressiva revoca delle sanzioni statunitensi, in particolare nel settore petrolifero. L’intesa è stata presentata come un passaggio preliminare verso un accordo più ampio sul programma nucleare iraniano, sotto supervisione internazionale.

Secondo quanto riportato, il meccanismo potrebbe includere operazioni di “down-blending” delle scorte di uranio direttamente sul territorio iraniano, con il monitoraggio dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Resta però escluso dal documento il programma missilistico balistico di Teheran, un punto che continua a generare forti critiche da parte di Israele.

Tensioni politiche e reazioni internazionali

L’intesa ha avuto ripercussioni immediate anche sul piano geopolitico ed economico. Gli Stati Uniti hanno revocato il blocco navale imposto su alcuni porti iraniani durante il conflitto, mentre nello Stretto di Hormuz si registra un graduale ritorno alla normalità dei traffici marittimi, seppur con attività ancora ridotta.

Sul fronte politico americano, la decisione di Trump ha suscitato divisioni interne al Partito Repubblicano, con alcuni esponenti che parlano di un accordo insufficiente a limitare le ambizioni nucleari iraniane. Lo stesso presidente ha difeso la scelta, rivendicando il calo dei prezzi del petrolio e l’impatto positivo sui mercati.

In Iran, invece, il compromesso viene letto in modo contrastante: da un lato come un successo diplomatico, dall’altro come una concessione forzata dopo settimane di conflitto con Stati Uniti e Israele. Il governo di Pezeshkian lo ha definito “storico”, mentre settori più conservatori continuano a parlare di accordo imposto dalle circostanze.

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