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La Sindrome Marshall

Pubblicato: 22/06/2026 16:07

Avete mai visto Moro, Andreotti, Craxi implorare qualcosa? Avere una postura leziosa, genuflessa, imbarazzante? Perché questo? Perché l’Italia dagli anni ’60 in poi aveva cominciato a perdere la sindrome del Piano Marshall, l’atteggiamento questuante, si era rialzata dalla distruzione del dopoguerra, una guerra in cui ci eravamo cacciati da soli, dai bombardamenti massicci di città, porti, fabbriche, ed avevamo ricostruito il paese diventando in brevissimo tempo la quinta potenza mondiale.


Poi, negli anni 70, forse abbiamo sbagliato a considerarci autonomi, liberi, democratici, sganciati dal controllo americano. Un controllo strozzino, usuraio, perché quel piano Marshall lo abbiamo abbondantemente ripagato con un import importante della bilancia commerciale. Poi siamo talmente cresciuti che la bilancia si è ribaltata, da lì un senso di libertà. Ma non avevamo capito che ci sono debiti anatocistici, che non si ripagano mai. Il primo a capirlo fu Aldo Moro, dopo un viaggio negli States, come descrive in un interessante libro Claudio Signorile, suo compagno di viaggio in quell’occasione.

Aveva deviato dalla via atlantica, che non era una strada bidirezionale, ma a senso unico. L’avvertimento Moro, fu avvertito nelle viscere del sistema italiano, ma due persone, con dinamiche concezioni, caratteristiche differenti, ebbero il coraggio di non adeguarsi. Furono Andreotti e Craxi, il primo per romanità antica, il secondo per orgoglio patriottico e garibaldino. Nel giro di due anni, con le stragi in Sicilia iniziate dal delitto Lima, e finite con tangentopoli il sistema Italia fu riassegnato ad una postura da dopoguerra, debole, indebitato, e quindi succube e accattone. I fatti non sono cosi recenti, ma ancora la Storia Contemporanea, la cultura ufficiale universitaria, le tracce della maturità non ne parlano.

Trump è solo un “vastaso”, che studiando al college sui bignami a pagamento della Ivy League, senza alcun rispetto dato dal suo quadro clinico caratteriale, ci ha solo detto una verità brutale, trattando il nostro premier come una a cui dare le nuove perline, i selfie, degli indigeni. Guardate che non siamo pari, siete inferiori e siete dunque colonia. Non è che altre amministrazioni americane non ce lo avessero detto, ma quelle non avevano studiato sui bignami e mangiavano con forchetta e coltello.

Il nostro vero errore? Comprare gli F35 e non costruirli noi. Da cui la defenestrazione di Cingolani. Semplice. Non costruire lo spazio aereo e satellitare europeo è stata la grande sciocchezza europea. Possiamo porci rimedio, anche perché la Nato è morta e sepolta. Non di solo export può vivere l’Europa, ma anche e soprattutto di crescita tecnologica. Lo sappiamo fare, lp dobbiamo fare.
È ora di uscire dalla sindrome Marshall, e ricostruire un’identità occidentale dove è nata.

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