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Figc, Giovanni Malagò è il nuovo presidente: Maldini favorito come dt, Mancini verso il ritorno in panchina

Pubblicato: 22/06/2026 18:10

Il panorama del calcio italiano si appresta a vivere una vera e propria rivoluzione istituzionale e tecnica. In un caldo pomeriggio di inizio estate, la città di Roma ha fatto da cornice a un passaggio di consegne storico per la Federazione Italiana Giuoco Calcio. Con l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della federazione, si apre ufficialmente una nuova era che promette di rifondare le strutture e le strategie del nostro movimento calcistico. Il verdetto delle urne è stato netto e incontrovertibile, sancendo la vittoria dell’ex numero uno del Coni con il 68,58% dei voti totali espressi dall’assemblea elettorale. Si tratta di un mandato forte, che conferisce al neo presidente la legittimità necessaria per attuare riforme profonde in un momento di evidente crisi per il pallone nostrano, reduce dall’ennesima e dolorosa mancata qualificazione ai campionati mondiali. Le sue prime parole pubbliche hanno subito tracciato la linea programmatica e valoriale della sua gestione, mettendo in luce un profondo senso di responsabilità verso i tifosi e gli addetti ai lavori, e sottolineando come l’enorme lavoro di ricostruzione potrà essere portato a termine solo attraverso una totale sinergia e collaborazione con tutte le componenti del sistema sportivo nazionale.

Il nuovo organigramma tecnico

La prima e più urgente necessità della neonata gestione federale riguarda la strutturazione di una cabina di regia tecnica che sia in grado di pianificare il futuro delle selezioni azzurre. Per questa ragione, il presidente ha individuato nella figura del direttore tecnico il primo tassello fondamentale da inserire nell’organigramma della Figc. Questo ruolo, che negli anni passati è colpevolmente mancato alla Nazionale maggiore e alle selezioni giovanili, avrà il compito cruciale di fungere da raccordo istituzionale e operativo tra i vertici della presidenza e la guida della panchina. La strategia per questa mansione prevede il coinvolgimento di un profilo di altissimo spessore, preferibilmente un ex calciatore di caratura internazionale che abbia già maturato una solida esperienza dietro la scrivania in qualità di dirigente. Al direttore tecnico spetterà il compito di collaborare attivamente nella scelta dei selezionatori per le varie rappresentative giovanili, lavorando contemporaneamente a stretto contatto con il futuro commissario tecnico della Nazionale maggiore sul campo di gioco. Il nome in cima alla lista dei desideri è quello di Paolo Maldini, una figura iconica che ha già dimostrato ottime capacità manageriali durante la sua esperienza al Milan. Tra le alternative al vaglio della dirigenza rimane viva anche la pista che porta a Frederic Massara, recentemente svincolatosi dalla Roma dopo alcune divergenze di vedute sulla gestione della rosa.

Il possibile ritorno in panchina

Soltanto dopo aver definito con assoluta certezza l’identità del nuovo direttore tecnico, il vertice federale si esprimerà in maniera definitiva sulla scelta del successore di Silvio Baldini, che ha guidato la squadra in qualità di traghettatore ad interim nell’ultimo periodo. La pianificazione della Figc sembra convergere con decisione verso una figura di grande spessore che conosce già molto bene l’ambiente e le pressioni della maglia azzurra. Il candidato principale per la panchina della Nazionale è infatti Roberto Mancini, che appare vicinissimo a iniziare il suo secondo ciclo alla guida dell’Italia. Questo potenziale ritorno si concretizzerebbe a tre anni di distanza da una separazione complessa e ricca di polemiche, sulla quale aveva pesato come un macigno l’esclusione dai campionati mondiali precedenti. Nonostante la trattativa per il secondo mandato sia ormai in una fase avanzata e restino da limare soltanto gli ultimi dettagli contrattuali e logistici, la nuova governance non intende compiere passi affrettati. L’obiettivo è quello di analizzare attentamente ogni singola variabile insieme ai propri collaboratori strategici prima di ufficializzare una decisione così determinante per il futuro sportivo del paese.

Le strategie economiche e infrastrutturali

I compiti che attendono la nuova presidenza non si esauriscono all’interno del rettangolo di gioco, ma abbracciano una serie di riforme strutturali ed economiche di ampio respiro. Una delle priorità assolute dichiarate dal nuovo corso politico sportivo è lo sviluppo di una forte collaborazione con le istituzioni governative per ripristinare alcune tutele finanziarie a sostegno dei club. In cima all’agenda dei lavori figura la volontà di reintrodurre le agevolazioni fiscali precedentemente garantite dal Decreto crescita, un provvedimento che consentiva alle società di alleggerire l’impatto economico legato agli ingaggi dei professionisti provenienti dall’estero. La cancellazione di questa norma aveva suscitato dure proteste da parte della Lega Serie A, la quale aveva evidenziato come l’assenza di tali sgravi stesse penalizzando la competitività internazionale del nostro campionato, riducendo i ricavi complessivi e limitando drasticamente i fondi da investire nello sviluppo dei settori giovanili. Accanto alla leva fiscale, il programma federale prevede un piano di investimenti massicci destinati all’ammodernamento delle infrastrutture sportive e al sostegno dei vivai locali, elementi reputati indispensabili per rendere il gioco del calcio accessibile e sostenibile nel lungo periodo. I motori della federazione si sono finalmente avviati, anche se il percorso di rinnovamento richiederà inevitabilmente tempo e pazienza prima di mostrare i primi risultati concreti sul campo.

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Ultimo Aggiornamento: 22/06/2026 18:13

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