
Si è conclusa con il ritrovamento di Sarah e Alisya Di Giacinto la vicenda che per oltre due settimane ha tenuto con il fiato sospeso familiari, investigatori e opinione pubblica. Le due sorelline, scomparse dalla casa famiglia OFH Hope di Civitella Alfedena, sono state rintracciate a Formia, in provincia di Latina, all’interno dell’abitazione di una parente materna.
La svolta nelle indagini ha portato al fermo della madre delle bambine, Valentina D’Acunto, del suo compagno Vincenzo Esposito e del nonno materno Marco D’Acunto. I tre sono accusati di sequestro di persona aggravato in concorso e, dopo gli interrogatori disposti dalla Procura di Sulmona, sono stati trasferiti in carcere.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le due minori sarebbero state nascoste fin dai primi giorni successivi al loro allontanamento dalla struttura di accoglienza abruzzese. Le indagini avrebbero permesso di ricostruire una rete di supporto che avrebbe consentito di mantenere segreta la loro presenza per diversi giorni.

Il ritrovamento è avvenuto in un appartamento delle case popolari della zona Rio Fresco-Scacciagalline di Formia, dove vive un’anziana zia materna delle bambine. La donna risulta attualmente indagata a piede libero nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla magistratura.
Fondamentale per arrivare alla soluzione del caso sarebbe stata l’attività investigativa sviluppata attorno a un’utenza telefonica monitorata dagli investigatori. Un elemento che avrebbe consentito di restringere il campo delle ricerche fino all’individuazione del nascondiglio in cui si trovavano le due sorelline.
Dopo il ritrovamento, Sarah e Alisya sono state trasferite in una struttura protetta lontano dalle province di Frosinone e Latina. Le loro condizioni di salute sono state giudicate buone. «Le bambine stanno bene, le abbiamo trovate e questo era il nostro obiettivo. Ma la parte difficile inizia ora», ha dichiarato il procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo.
Molto dura la reazione del padre delle minori, Stefano Di Giacinto, che fin dall’inizio aveva sostenuto la responsabilità dell’ex compagna nella scomparsa delle figlie. Dopo la notizia del ritrovamento, l’uomo ha espresso tutta la propria rabbia, ribadendo la convinzione che le bambine fossero state nascoste dalla madre.
L’attenzione degli investigatori si concentra ora anche sulle dichiarazioni rilasciate nei giorni precedenti al ritrovamento. Attraverso il proprio legale, infatti, Valentina D’Acunto aveva sostenuto di temere che le figlie potessero essere morte, affermando che sarebbe stato impossibile per loro rimanere vive senza trovare il modo di contattarla.
Una versione che appare oggi in netto contrasto con quanto emerso dall’inchiesta. L’avvocato della donna aveva inoltre chiamato in causa la struttura che ospitava le minori, consegnando agli inquirenti una registrazione audio che, a suo dire, avrebbe documentato comportamenti inappropriati da parte di un’educatrice. Alla luce degli ultimi sviluppi, gli investigatori stanno ora valutando ogni elemento raccolto per ricostruire con precisione ruoli, responsabilità e dinamica dell’intera vicenda.


