
Un terremoto di magnitudo 3.2 è stato registrato alle 11:34 di oggi dai sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia nel Tirreno Meridionale. L’evento sismico si è verificato in mare aperto, al largo delle coste di Calabria e Sicilia, con un ipocentro estremamente profondo, localizzato a 483 chilometri sotto il fondale marino.
Proprio l’elevata profondità ha fatto sì che l’energia liberata dal sisma si disperdesse quasi completamente prima di raggiungere la superficie, motivo per cui la scossa non è stata avvertita dalla popolazione delle regioni meridionali.
Perché si verificano terremoti così profondi nel Tirreno
Il Tirreno Meridionale è una delle aree geologicamente più complesse e attive del Mediterraneo. I terremoti profondi che interessano questa zona sono legati al processo di subduzione della litosfera ionica sotto l’arco calabro e il bacino tirrenico.
In pratica, una porzione della crosta terrestre appartenente all’antico fondale dello Ionio scivola lentamente verso ovest e nord-ovest, immergendosi nel mantello terrestre sotto la Calabria. Questo enorme blocco di litosfera può raggiungere profondità superiori ai 400 chilometri, dove le elevate pressioni e le deformazioni della roccia possono provocare improvvise fratture, generando terremoti.
Secondo gli esperti, questi fenomeni rappresentano un’importante fonte di informazioni per comprendere l’evoluzione geologica del Mediterraneo e i processi che modellano il territorio da milioni di anni.
Una zona caratterizzata da frequente sismicità profonda
Gli archivi sismici mostrano che il Tirreno Meridionale è interessato da una costante attività sismica profonda. Negli ultimi decenni sono stati registrati numerosi terremoti con caratteristiche analoghe e, in alcuni casi, con magnitudo superiori a 5 o addirittura a 6.
Tuttavia, la grande profondità dell’ipocentro attenua in maniera significativa la propagazione delle onde sismiche verso la superficie. Per questo motivo, anche eventi relativamente energetici risultano spesso impercettibili per chi vive lungo le coste italiane, pur rappresentando un prezioso strumento di studio per i ricercatori impegnati nel monitoraggio della dinamica interna del pianeta.


