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«Voglio giustizia, non vendetta»: Sofia Donadio mostra le cicatrici del rogo di Crans-Montana

Pubblicato: 26/06/2026 14:54

A sei mesi dalla tragedia del Constellation di Crans-Montana, in cui hanno perso la vita 47 giovani durante la notte di Capodanno, Sofia Donadio, 16 anni, ha deciso di raccontare pubblicamente la sua storia, mostrando le ustioni e le cicatrici lasciate dall’incendio che ha cambiato per sempre la sua esistenza.

«Voglio giustizia perché quell’incendio ha rovinato la vita di tante persone che non se lo meritavano. Non è giusto che chi ha colpe la passi liscia», ha dichiarato la ragazza in un’intervista al Corriere della Sera, precisando di non cercare vendetta ma risposte su quanto accaduto.

«Le fiamme erano già sopra la mia testa»

Sofia ripercorre con lucidità gli istanti drammatici vissuti quella notte. «Ero seduta con i miei compagni di classe, Francesca, Leonardo e Kean, che è ancora ricoverato al Niguarda e che vedo spessissimo», racconta.

Quando si è resa conto del pericolo, il suo unico pensiero è stato mettersi in salvo. «Ho pensato solo a uscire, sono corsa verso la scala, mi sono girata e ho visto le fiamme che stavano arrivando. In pochi secondi ce le avevo già sopra la testa, sopra la schiena».

Le cicatrici e il lungo percorso di riabilitazione

La sedicenne porta ancora i segni delle ustioni riportate nell’incendio. Le lesioni interessano schiena, braccia e gambe e rendono difficili anche i gesti più semplici della quotidianità.

«Mi devono aiutare anche per fare la doccia», spiega, senza perdere il sorriso e la determinazione che l’hanno accompagnata durante il lungo percorso di cura.

Oltre alle ustioni, Sofia sta affrontando problemi alle corde vocali, per i quali segue un percorso di logopedia, sedute di laserterapia per le cicatrici e un sostegno psicologico.

Nonostante tutto, ha scelto di mostrarsi davanti alle telecamere e ai giornalisti. «L’ho fatto per far sapere quanto stiamo lottando tutti quanti noi», sottolinea.

Il coma e i ricordi confusi

Sofia attribuisce parte della sua sopravvivenza anche alla sua corporatura minuta. «Sono piccolina, sono alta un metro e sessanta», racconta. «Sono salita le scale come un cagnolino, a quattro zampe. Ma poi, a causa del fumo, sono svenuta».

Al risveglio ha scoperto di essere stata soccorsa da una turista francese. «Mi sono ritrovata sopra le sue gambe», ricorda.

La ragazza è rimasta in coma per diversi giorni e conserva ricordi particolari di quel periodo. «Non è come tutti pensano. Sentivo qualcosa, facevo dei sogni, ma strani, tipo film di fantascienza».

Oggi Sofia ha superato l’anno scolastico ed è determinata a guardare avanti, pur continuando a chiedere che venga fatta piena luce sulle responsabilità del rogo che ha segnato la vita sua e di decine di altre famiglie.

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