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“Terremoto Vannacci”. Sondaggi, cambia tutto nel centrodestra: adesso Meloni è obbligata a farlo

Pubblicato: 27/06/2026 08:58

Il panorama politico italiano si conferma in una fase di profonda e dinamica ristrutturazione, come emerge in modo nitido dall’ultimo sondaggio mensile realizzato da Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera. L’analisi dettagliata dei flussi elettorali e dei consensi rivela una serie di scostamenti significativi che, sebbene non stravolgano i rapporti di forza assoluti tra i blocchi, introducono elementi di forte novità, specialmente all’interno della coalizione di centrodestra. Il dato centrale di questa rilevazione è legato all’impatto delle recenti tensioni internazionali, in particolare lo scontro a distanza tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Donald Trump, un evento che sembra aver prodotto effetti asimmetrici sulla leadership e sulla tenuta del partito di maggioranza relativa.

Gli equilibri nel centrodestra e l’effetto Trump

Le recenti frizioni diplomatiche e politiche con Donald Trump hanno generato un vero e proprio paradosso per la leader di Fratelli d’Italia. Se da un lato la fermezza istituzionale ha premiato la figura della presidente del Consiglio sul piano personale, portando il suo gradimento individuale dal 42 al 44 per cento, lo stesso non si può dire per la sua formazione politica. Fratelli d’Italia fa registrare una contrazione dello 0,6 per cento nell’ultimo mese, scendendo al 27 per cento complessivo. Anche il giudizio complessivo sull’esecutivo subisce un incremento positivo, passando da quota 40 a quota 42, a dimostrazione del fatto che l’elettorato ha apprezzato la postura governativa della premier. Parallelamente, all’interno della stessa coalizione, si assiste a una sostanziale stabilità di Forza Italia, che si attesta saldamente all’8,3 per cento, dimostrando una capacità di tenuta insospettabile in un momento di forte polarizzazione del dibattito pubblico.

L’ascesa di Vannacci e il sorpasso sulla Lega

La vera e propria scossa tellurica all’interno del bacino elettorale della destra italiana è rappresentata dalla crescita esponenziale di Roberto Vannacci e della sua formazione, Futuro nazionale. Il movimento del generale guadagna oltre un punto percentuale in appena trenta giorni, proiettandosi al 6 per cento e superando per la prima volta in modo formale la Lega nelle rilevazioni dell’istituto di Pagnoncelli. Questo sorpasso, che era già stato parzialmente anticipato a metà mese dai dati elaborati dall’istituto Swg per il TgLa7, certifica la crisi profonda del partito guidato da Matteo Salvini. La Lega si ferma infatti al 5,6 per cento, toccando uno dei punti più bassi degli ultimi anni. Il travaso di voti verso il generale appare evidente e sistematico, alimentato non solo dalla fuoriuscita di militanti ed elettori leghisti delusi, ma anche da alcune defezioni in uscita da Forza Italia e dal recupero di una piccola quota di cittadini precedentemente orientati verso l’astensionismo.

Le simulazioni sulle alleanze e i calcoli numerici

L’emergere di questo nuovo polo a destra della coalizione di governo impone riflessioni profonde sulle future strategie e sulle geometrie delle alleanze, specialmente alla luce delle discussioni in corso sulla nuova legge elettorale. Calcolatrice alla mano, la somma dei partiti tradizionali del centrodestra unito al governo si ferma al 41,7 per cento, un dato che risulterebbe inferiore al 44,5 per cento teoricamente raggiungibile da un centrosinistra allargato a Italia Viva e +Europa. Lo scenario cambia drasticamente se nel computo della destra si inserisce la forza elettorale di Roberto Vannacci. Con l’apporto di Futuro nazionale, infatti, la coalizione di centrodestra farebbe un balzo in avanti fino al 47,7 per cento dei consensi totali. Questa evidente asimmetria numerica spinge gli analisti a definire l’accordo politico con il generale come una scelta praticamente obbligata per l’attuale maggioranza, se si vuole mantenere una chiara competitività nei collegi e nelle urne.

La palude del centrosinistra e la flessione del Pd

Se il centrodestra si trova a gestire una redistribuzione interna dei consensi molto vivace, il campo opposto si presenta decisamente più statico e segnato da dinamiche di logoramento. Il Partito Democratico non riesce a sfruttare le difficoltà comunicative della maggioranza e arretra fino al 20,1 per cento, facendo registrare il valore più basso dell’ultimo anno solare nelle serie storiche dell’istituto. Questa flessione non fa che alimentare i malumori interni e le correnti della minoranza dem, che risentono in qualche modo anche delle ripercussioni politiche legate all’addio di Pina Picierno. Non va meglio agli altri potenziali alleati del cosiddetto campo largo. Il Movimento 5 Stelle mostra un lieve segnale di cedimento, scivolando dal 14,5 al 14,3 per cento, mentre Alleanza Verdi Sinistra subisce una contrazione più marcata, lasciando sul terreno lo 0,6 per cento e attestandosi complessivamente al 6,2 per cento.

Le forze minori e la gerarchia dei leader

Nel segmento delle forze politiche centriste e liberali i movimenti sono ridotti al minimo. Azione di Carlo Calenda consolida la propria posizione attorno al 3 per cento, mentre Italia Viva di Matteo Renzi rimane ferma a una quota del 2 per cento complessivo. Se nota invece un piccolo segnale di vitalità da parte di +Europa, che cresce dello 0,4 per cento e sale fino all’1,9 per cento. Spostando l’attenzione sulla classifica del gradimento dei singoli leader politici, Giuseppe Conte riesce a conservare il primato nella considerazione degli intervistati, posizionandosi davanti al segretario di Forza Italia Antonio Tajani e alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Il dato che desta maggiore attenzione è però la crescita repentina di Roberto Vannacci anche in questa specifica classifica. Il generale guadagna tre punti percentuali nel gradimento personale, conquistando la quarta posizione assoluta e portandosi ormai a ridosso della stessa leader del Nazareno.

Il ritorno dell’astensionismo e la distanza dai palazzi

Al di là delle singole percentuali raccolte dai partiti e dai loro rappresentanti, il dato più strutturale e preoccupante che emerge dalla rilevazione demoscopica riguarda la partecipazione democratica dei cittadini. L’indice dell’astensione e delle schede bianche o nulle torna infatti a salire in modo significativo, facendo registrare una crescita dell’1,3 per cento nell’ultimo mese e portando la quota complessiva dei non votanti al 41,1 per cento. Questo incremento testimonia una rinnovata e diffusa disaffezione di una fetta importante della popolazione nei confronti della dialettica dei partiti, un segnale d’allarme che pesa su tutte le forze politiche e che rischia di relativizzare le variazioni decimali registrate nei consensi dei singoli schieramenti.

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Ultimo Aggiornamento: 27/06/2026 09:08

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