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Covid, Conte scrive a La Russa e Fontana: “Pronto a parlare in commissione ma presidenza sia imparziale”

Pubblicato: 29/06/2026 21:28

Giuseppe Conte ribadisce la disponibilità a comparire davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, ma esclude di voler rinunciare definitivamente al proprio ruolo di componente. È quanto scrive l’ex presidente del Consiglio in una lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e per conoscenza al presidente della commissione, Marco Lisei.

L’ex premier spiega che, una volta definita la data della sua audizione, presenterà le dimissioni dalla commissione solo immediatamente prima di comparire davanti ai commissari, chiedendo però di essere reintegrato al termine dell’audizione. Nella lettera sottolinea infatti di non voler rinunciare al proprio incarico e chiede al presidente della Camera di garantire un tempestivo reinsediamento, senza ostacoli procedurali.

Conte: “Lisei si dimetta, serve un presidente imparziale”

Nella stessa comunicazione, Conte torna ad attaccare il presidente della commissione Marco Lisei, ricordando le richieste di dimissioni già avanzate dai capigruppo delle opposizioni. Secondo il leader del Movimento 5 Stelle, la conduzione dei lavori sarebbe stata «faziosa e illegittima».

L’ex premier contesta in particolare la decisione di consentire ad alcuni consulenti della commissione di acquisire testimonianze in un commissariato di polizia, senza informare i rappresentanti dell’opposizione e senza permettere loro di assistere agli interrogatori. A suo giudizio, si tratta dell’ennesima violazione delle regole parlamentari.

Conte precisa che la richiesta di essere ascoltato non modifica la posizione delle opposizioni sulla guida della commissione. «Confido che la mia libera audizione si possa tenere davanti a un presidente di commissione imparziale e rispettoso delle regole», scrive nella lettera.

Infine, il presidente del M5S afferma che, anche qualora Lisei dovesse restare al suo posto, non intende più rinviare la propria audizione, sostenendo di non voler rimanere «ostaggio di una campagna denigratoria» che, a suo avviso, finisce per danneggiare anche le istituzioni parlamentari.

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