
Una gigantesca caccia all’uomo sta tenendo con il fiato sospeso l’intera periferia ovest di Roma, concentrandosi in modo particolare attorno all’area di Casalotti. Le forze dell’ordine si sono mobilitate in massa a seguito di una drammatica strage familiare consumatasi nella serata di venerdì 26 giugno all’interno di un appartamento situato in via Montiglio. La macchina investigativa della polizia si è attivata immediatamente e, nel giro di pochissimo tempo dalla diffusione dell’identikit del ricercato, ha già provveduto a raccogliere e vagliare circa 70 segnalazioni provenienti da cittadini e testimoni. Il principale sospettato di questo brutale triplice omicidio è Shahadat Hossain, un cittadino bengalese di quarantatré anni. L’uomo è accusato di aver sterminato a colpi di mannaia tre suoi connazionali, membri dello stesso nucleo familiare: il capofamiglia Kamal, la moglie Jahan e la loro bambina di appena 8 anni, Arowa. Per evitare che l’indiziato possa abbandonare il paese, il Ministero dell’Interno ha tempestivamente disposto rigidi posti di blocco alle frontiere lungo tutto il territorio nazionale.
Il sopravvissuto e la prima testimonianza
In questo scenario di estremo orrore, l’unico membro della famiglia che è riuscito a scampare alla violenza cieca dell’aggressore è il figlio ventenne della coppia, Amir. Il giovane è attualmente ricoverato in prognosi riservata presso il Policlinico Gemelli, dove i medici lo stanno assistendo per le gravi ferite riportate alla testa e alle gambe, anche se fortunatamente non è più considerato in pericolo di vita. I primi soccorritori giunti sul posto lo hanno trovato davanti alla palazzina del massacro, in uno stato di totale choc e completamente coperto di sangue. Nonostante la situazione drammatica, il ragazzo ha mostrato una lucidità straordinaria e ha subito indicato il presunto colpevole agli agenti della sezione volanti, spiegando che l’assassino aveva trucidato la sua intera famiglia e che lui stesso lo aveva sorpreso nell’abitazione al suo rientro.
La ricostruzione della dinamica del delitto
Secondo le prime ricostruzioni giornalistiche emerse, i dettagli del delitto rivelano una pianificazione e una freddezza che lasciano sgomenti gli inquirenti. L’omicidio si sarebbe consumato infatti in due momenti distinti e separati nel tempo. Shahadat Hossain, che risulta essere un richiedente asilo in attesa del permesso di soggiorno e con una famiglia residente a Londra, avrebbe inizialmente teso un agguato alla madre e alla figlia all’interno delle mura domestiche, colpendole mortalmente con la grossa arma da taglio. Successivamente, l’assassino avrebbe trascorso diverse ore all’interno dell’appartamento con l’obiettivo di ripulire meticolosamente la scena del crimine per cancellare le tracce di sangue e occultare i cadaveri delle vittime. Il corpo del padre è stato incastrato nello spazio tra il muro e il divano, mentre i resti della donna e della bambina sono stati nascosti sotto il letto matrimoniale.
Il drammatico rientro e la scoperta dell’orrore
Questo macabro tentativo di occultamento è stato l’elemento chiave che ha svelato la tragedia ad Amir, quando il giovane è rientrato stanco dal lavoro, del tutto ignaro di quanto fosse accaduto ai suoi cari. Una volta varcata la soglia di casa, il ragazzo ha notato un dettaglio agghiacciante che ha squarciato il velo di apparente normalità: il piedino della sorellina di 8 anni spuntava da sotto il materasso della camera da letto. Da quel momento è nata una violenta e disperata colluttazione corpo a corpo tra il giovane e il quarantatreenne, terminata solo quando il ragazzo è rimasto gravemente ferito. Amir ha poi confidato agli inquirenti che l’uomo lo stava aspettando al buio con l’intento di eliminare anche lui, legando l’origine del massacro a un violento litigio avvenuto la settimana precedente, dovuto alla ferma volontà del padre di allontanare Shahadat dalla comunità locale per via dei suoi comportamenti molesti.


