
L’ascesa pubblica e la successiva carriera istituzionale di Roberto Vannacci continuano a presentare contorni per molti versi enigmatici, soprattutto se si analizzano i primissimi passi del suo progetto. La narrazione comune tende a far coincidere l’inizio di tutto con la clamorosa e inaspettata pubblicazione del suo discusso saggio, “Il mondo al contrario”, avvenuta in piena estate. Tuttavia, un’indagine più approfondita sulle dinamiche interne e sulle tempistiche rivela che la pianificazione del suo ingresso nell’agone pubblico era iniziata molto tempo prima della comparsa del volume sugli store digitali. Questo saggio, diventato in brevissimo tempo un vero e proprio caso di studio per l’intero panorama editoriale italiano, rappresenta in realtà solo la punta dell’iceberg di una strategia ben più articolata, le cui radici affondano in un periodo di profonda frustrazione professionale e di riposizionamento personale.
I vertici militari e la missione diplomatica
Per comprendere appieno le motivazioni che hanno spinto Roberto Vannacci a cercare una ribalta esterna al mondo con le stellette, è fondamentale ripercorrere le tappe della sua carriera. Fino alla primavera del 2020, il suo percorso era stato costellato di successi e di incarichi di altissimo profilo, culminati con la promozione al grado di generale di divisione. Aveva comandato reparti d’élite che rappresentano il fiore all’occhiello delle forze armate italiane, come il reggimento d’assalto dei paracadutisti Col Moschin e la prestigiosa brigata dei paracadutisti della Folgore. Le sue esperienze operative includevano missioni internazionali di grande delicatezza, conferendogli un curriculum di assoluto rispetto. Questo percorso netto lo aveva portato, nel febbraio del 2021, a ottenere l’incarico di addetto militare presso l’ambasciata italiana a Mosca. Sebbene si trattasse di una posizione di innegabile prestigio diplomatico, chi lo conosceva bene sapeva che tale ruolo assecondava solo marginalmente le sue reali e più alte ambizioni di comando e di progressione nella gerarchia militare.
Il rientro forzato e la direzione dell’istituto fiorentino
La permanenza nella capitale russa si interruppe in modo brusco e imprevisto nel maggio del 2022. A causa delle crescenti tensioni geopolitiche internazionali, Vannacci fu inserito in una lista di ventiquattro funzionari diplomatici espulsi dal governo russo. Si trattava di una chiara ritorsione contro l’Italia e altri paesi europei che, il mese precedente, avevano allontanato esponenti dell’intelligence e diplomatici russi in seguito alla tragica scoperta del massacro di civili ucraini nella città di Bucha. Questo rimpatrio forzato segnò una cesura netta nella sua vita professionale. All’inizio del 2023, i vertici della difesa lo destinarono alla direzione dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Per un ufficiale abituato all’azione, ai teatri operativi internazionali e al comando di truppe scelte, questo incarico direttivo fu percepito come un evidente demansionamento, una sorta di parcheggio istituzionale estremamente poco allettante per un profilo dinamico come il suo.
Le prime ambizioni elettorali e la genesi del progetto
Fu proprio in questo clima di insoddisfazione, sul finire del 2022, che iniziò a prendere forma l’idea di un ingresso attivo in politica. Un ruolo centrale in questa fase primordiale fu giocato da Norberto De Angelis, ex giocatore professionista di football, atleta paralimpico e figura nota negli ambienti della destra politica parmense. All’epoca, De Angelis era uno dei collaboratori più fidati e un amico intimo del generale. Stando alle successive rivelazioni, Vannacci confidò a una cerchia ristretta la sua ferma intenzione di candidarsi alle elezioni europee previste per il giugno del 2024. In quel preciso momento storico, i suoi interlocutori privilegiati non appartenevano alla Lega, bensì a Fratelli d’Italia. Lo stesso De Angelis ha raccontato di un incontro strategico tra il generale e Tommaso Foti, all’epoca capogruppo alla Camera per il partito di Giorgia Meloni e successivamente nominato ministro. Il calcolo politico di Vannacci era estremamente lucido: stimava che per ottenere l’elezione nella circoscrizione dell’Italia centrale sarebbero state necessarie circa 50mila preferenze. Il saggio, che all’epoca era ancora solo un’idea su carta, doveva servire esattamente a questo scopo: preparare il terreno, sfruttando il considerevole tempo libero garantito dal nuovo e meno pressante incarico fiorentino, per catalizzare l’attenzione pubblica.
Il ruolo chiave dei collaboratori e la scelta della piattaforma
La decisione di evitare i canali editoriali tradizionali e di affidarsi all’autopubblicazione tramite Amazon non fu casuale, ma fu fortemente influenzata da un altro collaboratore storico: Fabio Filomeni. Ex ufficiale dei paracadutisti del Col Moschin, Filomeni aveva servito al fianco di Vannacci durante una complessa missione in Iraq tra il 2017 e il 2018. Nel corso del 2021, Filomeni aveva testato con successo la strada del self-publishing, pubblicando prima “Schegge di saggezza” e successivamente un testo molto più d’impatto intitolato “Baghdad: ribellione di un generale”. Quest’ultimo libro, che aveva proprio Vannacci come protagonista occulto nel titolo, denunciava la presunta esposizione all’uranio impoverito del contingente italiano impegnato contro l’ISIS, puntando il dito contro l’indifferenza degli alti comandi romani. L’opera di Filomeni, noto per le sue posizioni aspramente critiche verso la Nato e favorevoli a un riavvicinamento con la Russia, aveva suscitato un discreto interesse mediatico. Aveva persino generato voci su un presunto fastidio da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale era stato ministro della Difesa in anni segnati da polemiche simili riguardo la guerra nei Balcani. Questo clamore, seppur contenuto, convinse definitivamente Vannacci della potenza dello strumento editoriale indipendente.
I preparativi tecnici e l’esordio sui social network
Il processo pratico di creazione del libro prese il via nel dicembre del 2022. Fu in quel mese che il titolo venne ufficialmente scelto e la bozza iniziale del volume risultava già caricata sui server di Amazon, seppur non ancora resa pubblica per l’acquisto. Filomeni stesso ha ricordato di essersi recato a casa del generale per fornirgli assistenza tecnica sull’impaginazione e sull’utilizzo dei complessi strumenti della piattaforma di e-commerce. Poco dopo, il 18 gennaio 2023, la frase che avrebbe dato il titolo all’intera operazione fece la sua primissima e silenziosa comparsa pubblica. Vannacci utilizzò infatti l’espressione come hashtag sul suo profilo Facebook, in calce a un commento in cui criticava l’allarmismo mediatico sul caro carburanti. Questo gesto segnò anche il suo ritorno all’attività social dopo anni di assoluto silenzio, interrotto dal lontano dicembre 2017. L’hashtag venne riproposto nei mesi successivi, accompagnando riflessioni sulle riforme francesi e sull’economia, fino al 7 agosto 2023, giorno in cui venne pubblicata la copertina ufficiale con l’annuncio dell’imminente uscita, accompagnata da una ferma rivendicazione del concetto di “normalità” contro un’inclusività definita artificiale.
Un debutto editoriale dai numeri straordinari
La pubblicazione effettiva sulla piattaforma digitale avvenne il 10 agosto 2023, senza alcuna campagna di marketing strutturata alle spalle. Eppure, i risultati furono immediatamente sbalorditivi. I dati rilevati da GfK, l’istituto leader nel monitoraggio del mercato librario, certificarono che nella prima settimana, consistita in realtà in soli quattro giorni a cavallo del weekend di ferragosto, “Il mondo al contrario” vendette oltre 20mila copie. Gli addetti ai lavori del settore editoriale definirono all’unanimità questo dato come assolutamente eccezionale. Per fornire un parametro di paragone, si tratta di una cifra che rappresenta il traguardo ideale per autori affermati sostenuti da grandi case editrici. Uno scrittore del calibro di Niccolò Ammaniti, con il suo romanzo “La vita intima” edito da Einaudi, aveva registrato volumi di vendita simili nella sua prima settimana di permanenza in libreria. Nello stesso periodo di agosto, un bestseller discusso come “Tre ciotole” di Michela Murgia si fermò a circa 11mila copie, poco più della metà rispetto all’opera d’esordio del militare autoprodotto.
La tempesta mediatica e l’intervento del ministero
Se i numeri dei primissimi giorni erano sorprendenti, quelli della seconda settimana assunsero contorni letteralmente strabilianti. Tra il 14 e il 20 agosto, le vendite schizzarono a oltre 73mila copie, seguite da ulteriori 27mila nei sette giorni successivi. A fare da formidabile propulsore a questo successo commerciale fu senza dubbio l’esplosione della polemica politica nazionale. Il 17 agosto, il quotidiano Repubblica, attraverso un articolo a firma del giornalista Matteo Pucciarelli, portò all’attenzione del grande pubblico i contenuti più controversi e divisivi del saggio, caratterizzati da passaggi considerati apertamente omofobi e razzisti. La risonanza fu immediata e raggiunse i massimi vertici istituzionali. Nel pomeriggio dello stesso giorno, il ministro della Difesa Guido Crosetto intervenne duramente sulla piattaforma X, condannando le affermazioni del generale, giudicate lesive per l’Esercito e per la Costituzione, e annunciando l’avvio immediato di un procedimento disciplinare. Da quel preciso istante, l’autore si trasformò da ufficiale in declino a figura centrale del dibattito pubblico italiano.
Le ombre sul boom commerciale e le diverse ipotesi
Nonostante le spiegazioni sociologiche e politiche, il successo iniziale fulmineo su Amazon continua ad alimentare sospetti e congetture, specialmente tra coloro che un tempo facevano parte del cerchio magico del generale. Lo stesso Norberto De Angelis ha successivamente dichiarato di nutrire dubbi su possibili interventi da parte di servizi segreti stranieri, con un riferimento non troppo velato agli apparati russi, pur ammettendo di non possedere prove concrete. Negli ambienti parlamentari e persino all’interno della Lega si è sussurrato di ipotetici finanziamenti opachi o dell’intervento di cordate di imprenditori veneti e toscani. Questi ultimi, forti di antichi legami commerciali con Mosca, avrebbero potuto vedere di buon occhio la promozione di figure pubbliche favorevoli a una normalizzazione dei rapporti con il governo di Vladimir Putin. Esiste tuttavia una spiegazione alternativa, meno complottista ma altrettanto pragmatica: Vannacci potrebbe aver semplicemente mobilitato la sua vasta rete di contatti militari. Un acquisto massiccio e coordinato da parte dei numerosi e fedelissimi paracadutisti della Folgore e del Col Moschin, concentrato nei primissimi giorni di agosto, avrebbe sfruttato a proprio vantaggio il periodo di massima stagnazione del mercato. In un momento in cui le vendite generali sono ai minimi storici, poche centinaia di copie acquistate simultaneamente sono sufficienti per manipolare in positivo l’algoritmo di Amazon, garantendo un’indicizzazione privilegiata e una visibilità esponenziale a costo zero.
L’evoluzione politica e la fondazione del nuovo partito
Il travolgente successo di vendite si trasformò rapidamente in un vero e proprio movimento strutturato. Attorno all’autore si coagulò il comitato ispirato al titolo dell’opera, fondato proprio con l’ausilio indispensabile di Fabio Filomeni e Norberto De Angelis. Questo nucleo originario rappresentò la piattaforma di lancio perfetta per le ambizioni accantonate l’anno precedente. Tuttavia, le dinamiche interne alla nascente creatura si deteriorarono molto presto. I rapporti tra il leader e i suoi storici collaboratori si incrinarono in modo irrimediabile nel gennaio del 2025. La causa principale della rottura fu l’avvicinamento strategico del generale alle posizioni di Matteo Salvini, una mossa giudicata troppo compromissoria e organica alle dinamiche del vecchio centrodestra da parte dell’ala più radicale e anti-sistema del movimento. Questa scissione interna, unita alle continue frizioni con l’establishment leghista, ha infine portato all’abbandono del partito del Carroccio. Questo turbolento percorso personale e ideologico è culminato recentemente, nel febbraio del 2026, con la decisione di fondare una propria formazione politica autonoma, Futuro Nazionale, segnando così l’ennesimo capitolo di una parabola pubblica nata tra le pagine di un libro autoprodotto.


