
Ha confermato davanti al giudice ogni dettaglio del delitto, ricostruendo la sequenza dell’agguato costato la vita ad Alessandro Signorile, il 36enne ucciso nei giorni scorsi nel quartiere Carbonara di Bari.
Alessandro Barcellona, guardia giurata barese di 40 anni, ha ribadito la confessione durante l’interrogatorio di garanzia davanti alla gip del Tribunale di Bari, Paola Angela De Santis, che ha convalidato il fermo e disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.
L’agguato in strada
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Signorile stava percorrendo una strada del quartiere in bicicletta quando è stato raggiunto dall’aggressore.
Barcellona, con il volto coperto e in sella a una moto, lo avrebbe affiancato per poi esplodere almeno tre colpi di pistola utilizzando la propria arma d’ordinanza. Uno dei proiettili ha colpito la vittima alla testa, uccidendola.
Assistito dagli avvocati Nicola Quaranta e Stefano Remine, il 40enne ha riferito anche le parole che avrebbe pronunciato un attimo prima di sparare: «Hai finito di divertirti».
Il movente: la gelosia
Secondo quanto emerge dall’inchiesta coordinata dalla pubblico ministero Larissa Catella, all’origine dell’omicidio ci sarebbe un movente sentimentale.
Gli investigatori ritengono che il delitto sia maturato per la gelosia dell’indagato nei confronti della vittima, con la quale la compagna di Barcellona avrebbe intrattenuto una relazione telefonica. La donna, proprio la sera precedente all’omicidio, avrebbe comunicato al 40enne la volontà di separarsi.
«Ho fatto quello che andava fatto»
Nel provvedimento cautelare vengono riportati anche i contenuti delle telefonate e dei messaggi inviati dall’uomo subito dopo il delitto.
Ai familiari avrebbe detto: «Ho fatto quello che andava fatto».
In una successiva conversazione con una parente avrebbe poi ricostruito quanto accaduto: «L’ho fatto, l’ho buttato a terra, gli ho sparato un colpo in testa, mi hanno visto tutti, era pieno di gente».
Consapevole delle conseguenze del gesto, avrebbe infine aggiunto: «Ormai è troppo tardi, quello che dovevo fare ho fatto, adesso o mi costituisco o mi ammazzo».
Poco dopo, il quarantenne si è presentato spontaneamente alle forze dell’ordine, consegnandosi agli investigatori.


