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Ricina, chi sono i tre sospettati al centro delle indagini

Pubblicato: 05/07/2026 09:13

L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento da ricina a Pietracatella, entra in una fase cruciale. Secondo quanto riferito dalla trasmissione Morning News di Canale 5, che cita fonti della Questura di Campobasso, gli investigatori avrebbero concentrato l’attenzione su tre sospettati: due donne e un uomo.

Al momento nessuna persona risulta formalmente iscritta nel registro degli indagati, ma gli accertamenti disposti dalla Procura di Larino potrebbero imprimere una svolta decisiva alle indagini.

Tre persone sotto osservazione

Sull’identità delle persone finite nel mirino degli investigatori viene mantenuto il massimo riserbo.

Secondo quanto emerso, la loro posizione è ancora oggetto di verifiche e gli inquirenti stanno cercando riscontri oggettivi per confermare o smentire i sospetti emersi nel corso dell’attività investigativa.

Le nuove analisi avranno proprio il compito di stabilire se esistano elementi sufficienti per procedere con eventuali iscrizioni nel registro degli indagati.

Gli esami affidati agli esperti tedeschi

Per chiarire ogni aspetto del duplice omicidio sono stati coinvolti gli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, centro di riferimento internazionale nello studio delle sostanze tossiche.

Gli esperti analizzeranno i campioni di sangue prelevati a Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e ad Alice Di Vita, l’altra figlia della famiglia, sopravvissuta.

Parallelamente saranno esaminati circa 70 alimenti e numerosi contenitori sequestrati nell’abitazione, alla ricerca di eventuali tracce della tossina.

L’obiettivo è accertare la presenza di anticorpi contro la ricina e ricostruire con precisione tempi e modalità dell’avvelenamento.

La pista della cena del 23 dicembre

Tra le ipotesi investigative resta centrale quella della cena del 23 dicembre, quando a tavola erano presenti Antonella Di Ielsi, il marito Gianni e le figlie Sara e Alice.

Gli investigatori vogliono capire se il veleno sia stato introdotto proprio durante quel pasto e, soprattutto, perché le conseguenze mortali abbiano colpito soltanto madre e figlia.

Gianni Di Vita avrebbe accusato un malessere senza riportare conseguenze fatali, mentre Alice è sopravvissuta. Le analisi tossicologiche dovranno stabilire se tutti abbiano assunto la ricina oppure se le quantità ingerite siano state differenti.

L’appello della famiglia

Nel frattempo i familiari continuano ad attendere risposte.

Intervenendo a Morning News, la zia di Antonella Di Ielsi ha espresso tutto il dolore della famiglia con poche parole: «Aspettiamo la verità, e poi la giustizia».

La donna ha ricordato la nipote come una persona profondamente legata ai propri affetti e ha spiegato di non essere mai stata a conoscenza di un’eventuale intenzione di separarsi dal marito.

I prossimi sviluppi dell’inchiesta

Le analisi affidate agli esperti del Robert Koch Institut rappresentano uno dei passaggi più importanti dell’indagine.

L’esito degli esami sui campioni biologici e sugli alimenti sequestrati potrebbe consentire agli investigatori di ricostruire il percorso della ricina e verificare se esistano elementi di prova nei confronti delle tre persone attualmente sotto osservazione.

Per il momento la Procura mantiene il massimo riserbo: nessuno è ancora formalmente indagato, ma i risultati degli accertamenti potrebbero segnare una svolta nel mistero che avvolge il duplice omicidio di Pietracatella.

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