
Valter Lavitola respinge ogni accusa sull’attentato ai danni del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. Convocato dalla Procura di Roma, l’ex faccendiere ha scelto di non rispondere alle domande dei magistrati, limitandosi a rendere dichiarazioni spontanee nelle quali ha escluso qualsiasi coinvolgimento nella vicenda. «Non ho nulla a che fare con l’attentato a Ranucci. Non so chi possa essere stato, né perché. Gomes Celesio Tavares non c’entra nulla. Per me è come un figlio. Non è scappato: è in Camerun per seguire un progetto sui carbon credits», ha dichiarato.
Lavitola è arrivato nel pomeriggio al tribunale di Roma, dove ha trovato un imponente dispositivo di sicurezza. Dopo essere stato accompagnato nell’ufficio del procuratore, ha trascorso quasi due ore davanti ai magistrati senza però sottoporsi a un vero interrogatorio, avvalendosi infine della facoltà di non rispondere.
L’accusa dei pm
Per i pubblici ministeri Carlo Villani ed Edoardo De Santis, Lavitola sarebbe il presunto mandante dell’attentato del 16 ottobre contro il giornalista. Secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe incaricato Gomes Celesio Tavares, da lui definito «come un figlio», di reclutare un gruppo di pregiudicati irpini che avrebbe materialmente collocato l’ordigno sotto l’abitazione di Ranucci, a Campo Ascolano. L’esplosione distrusse le due automobili della famiglia.
Per quella vicenda sono finiti in carcere Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Antonio Passariello, mentre Marika De Filippis si trova ai domiciliari. È indagato anche Luca Amato. Lavitola risponde dell’accusa di essere il presunto mandante di una strage aggravata dal metodo mafioso.
Il nodo del movente
L’ex faccendiere ha ribadito che Tavares non sarebbe fuggito dopo l’attentato. «L’ho mandato io in Camerun. Guardate il suo passaporto, ci va spesso», ha sostenuto, spiegando che si troverebbe in Africa per seguire un progetto legato ai carbon credits.
Lavitola continua inoltre a definire «inspiegabile» qualsiasi ipotesi di movente, sostenendo che il rapporto di amicizia con Ranucci sia incompatibile con un attentato. Gli investigatori, invece, ritengono rilevanti gli elementi raccolti, tra cui conversazioni, celle telefoniche e l’utilizzo dell’auto della moglie di Tavares, che sarebbe stata messa a disposizione degli esecutori materiali.
L’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita, ha affermato che, qualora fosse accertato il coinvolgimento di Lavitola, il giornalista «sarebbe una seconda volta vittima». Il legale ha inoltre avvertito che alcune ricostruzioni rischiano di trasformarsi in una delegittimazione personale e professionale del conduttore di Report e della trasmissione.


